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	<title>Ultimo appello</title>
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		<title>Ultimo appello</title>
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		<title>La parte illuminata del paese</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 11:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Failli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo titolo è preso dall&#8217;ultimo numero della rivista &#8220;Le Scienze&#8221;, dove viene usato per ricordare il professor Enrico Bellone, recentemente scomparso. Per tredici anni, dal Gennaio 1996 a tutto il 2008, il professor Bellone ha diretto la rivista, continuando a &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/05/18/la-parte-illuminata-del-paese/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1407&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/05/italia3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1423" title="italia" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/05/italia3.jpg?w=300&#038;h=283" alt="" width="300" height="283" /></a>Questo titolo è preso dall&#8217;ultimo numero della rivista &#8220;Le Scienze&#8221;, dove viene usato per ricordare il professor Enrico Bellone, recentemente scomparso. Per tredici anni, dal Gennaio 1996 a tutto il 2008, il professor Bellone ha diretto la rivista, continuando a collaborare anche dopo il suo avvicendamento con il fisico Marco Cattaneo.</p>
<p>Negli ultimi anni, e in particolare nei mesi più recenti, non sono mancati suoi interventi assai critici sulle posizioni che il governo e, sembrerebbe, gran parte del paese, ha preso rispetto alla ricerca scientifica ed all&#8217;università italiana. Per capire il suo pensiero basta leggere le seguenti parole:<a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/05/italia1.jpg"><br />
</a><span id="more-1407"></span></p>
<p><em>&#8220;La buona salute de «Le Scienze» è in contrasto con quanto si agita in molte zone della cultura della nazione. In tali zone, infatti, è presente un atteggiamento poco benevolo o apertamente ostile verso la scienza e la tecnologia. Nel senso comune, poi, fioriscono le illusioni elargite da coloro che amano il mistero, contrappongono alla scienza forme magiche di sapienza e celebrano una natura buona e incontaminata che esiste solo nei sogni. Ebbene, si deve tenere conto di questo dato di fatto. Sarebbe molto grave, a mio avviso, non alzare la voce contro l&#8217;inclinazione a vedere, nella conoscenza scientifica del mondo, la sorgente di ogni malanno, e a credere che la ricerca scientifica e tecnologica sia la premessa per una progressiva perdita di liberta dei singoli. Sarebbe molto grave sia per quanto riguarda il futuro della ricerca, sia per quanto riguarda la modernizzazione del nostro paese: ricerca e modernizzazione, infatti, potrebbero fondersi solo se entrambe fossero finalmente riconosciute nell&#8217;ambito del progresso civile, e non più nell&#8217;ottica di un&#8217;incontrollata proliferazione di macchine imposte a masse inconsapevoli e acritiche. [...]</em></p>
<p><em>Sull&#8217;immagine di una scienza priva di contenuto culturale e ridotta a pura tecnica poggiano &#8211; con un certo consenso popolare &#8211; le scuse piagnucolose circa i finanziamenti magrissimi per la scienza, il miope disinteresse verso le tecnologie non immediatamente fruibili, la cecità verso la questione energetica, la degradazione dei rapporti tra ricerca e industria, l&#8217;inclinazione a burocratizzare una comunità scientifica che solo nella libertà può invece crescere e prosperare, il malcostume nella selezione degli studiosi, la sottovalutazione dei disastri provocati da un sistema scolastico lasciato alla deriva. [...]</em></p>
<p><em>La filosofia di «Le Scienze» è allora questa: stabilire un razionalistico canale di comunicazione tra i nostri lettori e i protagonisti della modernizzazione. Questi ultimi stanno nella comunità scientifica intesa come produttrice di cultura e negli intellettuali aperti alla crescita della conoscenza, nel mondo industriale che voglia puntare carte vere sulla ricerca, nell&#8217;editoria scientifica, nelle istituzioni convinte che uno Stato è civile quando ha una scuola non pregalileiana, nei settori della politica che avranno il coraggio di affrontare davvero la questione energetica e di tradurre in atti l&#8217;abusato slogan sulla scienza come ricchezza nazionale. Una filosofia, insomma, che renda visibile tra i cittadini la parte illuminata del paese e lavori per estenderla.&#8221;</em></p>
<p>Davvero chiaro e netto, il pensiero del professor Bellone. Verrebbe voglia di scrivere le sue parole su un bello striscione, per appenderlo davanti agli occhi dei nostri politici, dei nostri dirigenti, dei nostri amministratori, dei nostri industriali, per ricordare loro le necessità di un paese che fa parte di un mondo entrato ormai da tempo nel terzo millennio.</p>
<p>Fa impressione pensare che invece le parole del professor Bellone<strong> provengono dal secolo precedente</strong>. Si tratta infatti di un estratto del suo editoriale di insediamento del Gennaio 1996. Sono passati 15 anni, e non è cambiato niente. Niente è migliorato rispetto a quella condizione di arresto dello sviluppo e di sospensione del senso di responsabilità che qualsiasi classe politica degna di questo nome dovrebbe sentire e dimostrare al proprio paese.</p>
<p>Grazie quindi delle sue parole, professor Bellone. Non se ne abbia a male però se, a differenza di quanto accade con tante altre meravigliose pagine, molti di noi sperano proprio che esse non siano immortali.</p>
<p><em><br />
</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unipiblog.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unipiblog.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unipiblog.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unipiblog.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/unipiblog.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/unipiblog.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/unipiblog.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/unipiblog.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unipiblog.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unipiblog.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unipiblog.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unipiblog.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unipiblog.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unipiblog.wordpress.com/1407/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1407&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Parlare a vanvera [flash]</title>
		<link>http://unipiblog.wordpress.com/2011/03/15/parlare-a-vanvera/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carcar</dc:creator>
				<category><![CDATA[flash]]></category>
		<category><![CDATA[gelmini]]></category>
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		<category><![CDATA[tagli finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica, alla trasmissione di Fabio Fazio, s&#8217;e&#8217; rivista Mariastella Gelmini. Il conduttore ha al Ministro alcune domande riguardo ad alcuni recenti provvedimenti del Governo di cui ancora si stentano a vedere gli effetti. Almeno quelli positivi. Al contrario, le conseguenze &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/03/15/parlare-a-vanvera/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1351&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/03/shrek.jpeg"><img src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/03/shrek.jpeg?w=135&#038;h=300" alt="" title="shrek" width="135" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1352" /></a>Domenica, alla trasmissione di Fabio Fazio, s&#8217;e&#8217; rivista Mariastella Gelmini. Il conduttore ha al Ministro alcune domande riguardo ad alcuni recenti provvedimenti del Governo  di cui ancora si stentano a vedere gli effetti. Almeno quelli positivi.</p>
<p>Al contrario, le conseguenze dei tagli sono sotto gli occhi di tutti, sia per quanto riguarda la scuola (quella pubblica, ovviamente) che per quanto riguarda l&#8217;universita&#8217;. A queste obiezioni il Ministro ha ripetuto la consueta cantilena, con alcune variazioni notevoli: per esempio ora tra i grandi successi dell&#8217;azione governativa va annoverata la chiusura di un <a href="http://unipiblog.wordpress.com/verbavolant/#xxx">immaginario corso di laurea sull&#8217;asino dell&#8217;Amiata</a>. La lotta agli sprechi del Ministro Gelmini assume sempre piu&#8217; i contorni di una gloriosa battaglia  donchisciottesca contro avversari tanto tremendi quanto immaginari; e l&#8217;asinologia sembra essere uno degli <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2010/12/03/asino/">incubi ricorrenti</a> del Ministro.</p>
<p>Ma mentre il Ministro si trastulla tra un libro di favole ed una comparsata in TV, i problemi di sempre son ancora tutti li&#8217;, ed anzi se ne aggiungono di nuovi. Il motivo e&#8217; presto detto: la <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2010/11/18/una-riforma%C2%A0epocale-anzi-depoca/">riforma epocale della Gelmini</a> e&#8217; solo una scatola vuota che, in mancanza di regolamenti e decreti attuativi non solo e&#8217; inutile, ma sta gia&#8217; inceppando o rendendo ingestibile financo <a href="http://www.corriere.it/italians/11_Marzo_09/Riforma-Gelmini-una-scatola-ancora-vuota_976554d0-49a3-11e0-8210-720c80ef41f5.shtml">l&#8217;ordinaria amministrazione</a> (come era peraltro <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/01/17/the-year-after/"> facile da prevedere</a>).</p>
<p><em>Dulcis in fundo</em>: qual&#8217;e&#8217; il modello dell&#8217; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8W5t9mUHt6w&amp;feature=player_embedded#t=1208s">universita&#8217; di Mariastella</a>? Facile: l&#8217;IMT di Lucca, ovvero un istituto speciale (soprattutto per la quantita&#8217; di fondi pubblici che riceve) inventato dal nulla per gratificare un qualche politicante locale (un tal Pera, si dice).</p>
<hr />
Per approfondire:</p>
<ul>
<li> <a href="http://unipiblog.wordpress.com/verbavolant/">Testo integrale dell&#8217;intervista</a> e relativo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8W5t9mUHt6w&amp;feature=player_embedded">video</a>;
</li>
<li><a href="http://svistasocialclub.wordpress.com/2011/03/13/ministri-ignoranti-ovvero-che-ignorano-di-cosa-parlano-la-gelmini-da-fazio-denuncia-un-inesistente-corso-di-laurea-su-lasino-dellamiata/"> Presidenti e ministri che ignorano di cosa parlano.</a></li>
<li> <a href="http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2011/02/la-gestione-del-transitorio-o-de.html">La gestione del transitorio (o &#8220;De capitombolo&#8221;)</a> </li>
</ul>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unipiblog.wordpress.com/1351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unipiblog.wordpress.com/1351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unipiblog.wordpress.com/1351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unipiblog.wordpress.com/1351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/unipiblog.wordpress.com/1351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/unipiblog.wordpress.com/1351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/unipiblog.wordpress.com/1351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/unipiblog.wordpress.com/1351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unipiblog.wordpress.com/1351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unipiblog.wordpress.com/1351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unipiblog.wordpress.com/1351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unipiblog.wordpress.com/1351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unipiblog.wordpress.com/1351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unipiblog.wordpress.com/1351/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1351&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Carlo Carminati</media:title>
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			<media:title type="html">shrek</media:title>
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	</item>
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		<title>Caos Calmo [flash]</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 09:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina cassina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Protesta]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma]]></category>
		<category><![CDATA[tagli finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Le università italiane sono alle prese con la riscrittura del proprio Statuto secondo quanto stabilito dalla legge 240/10. Se si potesse stazionare in alto, ben appostati su una mongolfiera e dotarsi di un cannocchiale speciale, capace di farci vedere cosa &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/03/08/caos-calmo-flash/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1334&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/03/mongolfiera-03.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1336" title="mongolfiera-03" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/03/mongolfiera-03.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Le università italiane sono alle prese con la riscrittura del proprio <strong>Statuto</strong> secondo quanto stabilito dalla <a href="http://www.parlamento.it/elenchileggi/43858/92024/elencoleggi.htm">legge 240/10</a>. Se si potesse stazionare in alto, ben appostati su una mongolfiera e dotarsi di un cannocchiale speciale, capace di farci vedere cosa succede in ogni singola sede, lo spettacolo sarebbe istruttivo, allarmante e allo stesso tempo esilarante.</p>
<p>Dalle notizie che circolano, si potrebbe dire che è iniziatata una nuova olimpiade: sono in atto competizioni di forza (rettori che di fatto impongono i nomi della commissione), di democrazia (commissioni elette a suffragio universale, iter trasparente e condiviso dei lavori), di furbizia (Statuti già belli e pronti nel cassetto), d’impegno (gruppi e controgruppi di lavoro, siano essi ombra oppure alla luce del sole), d’immobilismo (in alcune sedi ancora non si è mossa foglia).</p>
<p>La ministra può cantar vittoria: ha trasformato gli universitari italiani in una folla pseudocostituente. Dico pseudo perché, a differenza <span id="more-1334"></span>di chi esercita un vero <a href="http://diritto-comunicazione.decesare.info/schmitt1.PDF">potere costituente</a>, noi non abbiamo piena potestà di volere. Dobbiamo sottostare alle strettorie dell’articolo 2 e a tanti altri vincoli. Sicché le gare più interessanti (quelle che si corrono per la coppa democratica) si trasformano in prove di slalom tra mille paletti, le stesse che richiedono grandi abilità.</p>
<p>Ancora una volta è da sottolineare <strong>la schizofrenia del sistema</strong>: la parte migliore del mondo universitario si sta impegnando, davvero  - e con grande dispiego di energie sottratte all&#8217;insegnamento e alla  ricerca &#8211;  a scrivere una carta fondamentale che preservi oppure introduca spazi di democrazia, autonomia e partecipazione. I nomi dei commissari sono pubblici e, quindi, posso affermare che alcuni dei colleghi più attivi della <a href="http://www.rete29aprile.it/">Rete 29 Aprile</a> siedono ora in queste commissioni. Consentitemi una nota di amarezza: questo impegno (sacrosanto) non finirà per smorzare la protesta, sottraendole alcune delle sue menti migliori?</p>
<p>Ora, di fronte a questa frenetica attività, il <strong>ministero</strong> <strong>che sta facendo</strong>?<br />
Non molto, apparentemente, dato che si avvita sui decreti di sua competenza, che prima preannuncia e poi scompaiono (per nostra fortuna il collega <strong>Paolo Gianni</strong> ha redatto un’utilissima <a href="http://cnu.cineca.it/notizie06/2011-1_decreti_ministeriali_legge-gelmini.pdf">tabella</a>, articolata anche per scadenze). Soprattutto, nessun segno di assunzione di responsabilità: note e contro note sul DM 17, incertezza assoluta sul &#8220;<a href="http://www.storiaefuturo.com/it/numero_24/didattica/3_ssis-formazione-insegnanti~1363.html">dopo SISS</a>&#8220;, probabile congelamento di assunzioni e progressioni di carriera in virtù della mancata proroga del cosiddetto “sconto” sull’ FFO (mille &#8230; meno una, verrebbe da dire).<br />
Quale spettacolo, allora, dalla mongolfiera? Una cortina fumogena in cui nessuno, neppure i più esperti e accorti dei nostri colleghi, riesce ormai a orientarsi.</p>
<p>E di soldi (guardo attentamente con il cannocchiale) neppure l’ombra. <a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/03/images.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-1337" title="images" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/03/images.jpeg?w=640" alt=""   /></a><br />
Le università italiane, vale a dire le istituzioni pubbliche preposte alla ricerca e alla didattica di livello superiore, sono destinate a languire ancora a lungo, sottoposte a una cura dimagrante a tappe forzate, senza prospettive concrete di ricambio degli organici né di investimento.</p>
<p>E mentre notizie inquietanti, ma di un certo interesse per noi, ci parlano di dimissioni eccellenti legate in maniera <a href="http://www.universita.it/dimissioni-ministro-guttemberg-tesi-dottorato-copiata/">diretta</a> o <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/04/news/scandalo_lse-13197716/?ref=HREA-1">indiretta</a> a tesi di dottorato copiate (ricordandoci che gli studi superiori hanno una loro rilevanza nelle società occidentali), il caos calmo del sistema italiano raggiunge livelli quantomeno inquietanti.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unipiblog.wordpress.com/1334/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unipiblog.wordpress.com/1334/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unipiblog.wordpress.com/1334/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unipiblog.wordpress.com/1334/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/unipiblog.wordpress.com/1334/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/unipiblog.wordpress.com/1334/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/unipiblog.wordpress.com/1334/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/unipiblog.wordpress.com/1334/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unipiblog.wordpress.com/1334/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unipiblog.wordpress.com/1334/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unipiblog.wordpress.com/1334/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unipiblog.wordpress.com/1334/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unipiblog.wordpress.com/1334/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unipiblog.wordpress.com/1334/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1334&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ricercare democrazia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 21:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Failli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ai bambini a volte capita di sentirsi domandare se vogliono più bene al babbo o alla mamma. Allo stesso modo, a chi lavora nelle università capita di sentirsi chiedere se è più importante la didattica o la ricerca. Direi che &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/02/16/ricercare-democrazia/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=985&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/02/ricercaedemocraziasmall1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1313" title="Ricercaedemocraziasmall" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/02/ricercaedemocraziasmall1.jpg?w=267&#038;h=300" alt="" width="267" height="300" /></a>Ai bambini a volte capita di sentirsi domandare se vogliono più bene al babbo o alla mamma. Allo stesso modo, a chi lavora nelle università capita di sentirsi chiedere se è più importante la didattica o la ricerca. Direi che si tratta dello stesso tipo di domande senza senso, che mettono in imbarazzo gli universitari, così come probabilmente avviene per i bambini.</p>
<p>Per i bambini la risposta standard, rispettabile, è che vogliono bene lo stesso a tutti e due. Per gli universitari la rispettabilità la si ottiene allo stesso modo. I più arditi possono aggiungere che la ricerca è un presupposto essenziale alla didattica, che da sola diventa rapidamente obsoleta.</p>
<p>Si tratta di una cosa vera, ma giustificata in tali termini la ricerca potrebbe rimanere confinata entro le mura degli istituti e delle università. Poiché i risultati di una ricerca si vedono a distanza di parecchio tempo è facile per qualcuno affermare che ricercare non serve a niente o che, a voler essere proprio generosi, l&#8217;unica ricerca che forse serve è quella scientifica. Invece è facile dimostrare che tutta la ricerca è importante per un paese e per l&#8217;intera società civile e democratica, e non solo perché da essa ci aspettiamo una più efficace cura per il cancro o l&#8217;AIDS. Vediamo come.<span id="more-985"></span></p>
<p>Oggi è cosa comune possedere una opinione su qualcosa. Addirittura ci sono professionisti, chiamati con un brutto neologismo “opinionisti”, che di mestiere creano opinioni già fatte, pronte all’uso. Ma è così difficile farsi una opinione? Sembrerebbe la cosa più semplice del mondo: si sente il racconto di alcuni fatti, si ascoltano parlare alcune persone, magari in televisione, ed ecco fatto: l’opinione nasce spontanea nelle nostre menti. E se nella mente di qualcun altro nasce una opinione diversa? Nessun problema. Può tenersi la sua, come altri si tengono la loro. E hanno tutte lo stesso valore e dignità. Del resto si sa: siamo in democrazia e non può essere altrimenti.</p>
<p>Tutto ciò nasconde almeno due enormi malintesi: riguardo a cosa è la democrazia e riguardo a cosa è una opinione. Si tratta di malintesi pericolosi, sui quali una sempre maggiore porzione di società sta costruendo le proprie basi culturali, ma che non assicurano la minima garanzia di solidità a coloro che ad essi si affidano.</p>
<p>Una opinione non è una convinzione arbitraria (che in italiano si chiama “preconcetto”) ma un teorema che ha bisogno di una ipotesi e della dimostrazione di una tesi. Ha quindi bisogno di un lavoro di costruzione, spesso faticoso e non banale, ha bisogno di prove, esperimenti, in base ai quali stabilire cosa è vero ed utile e cosa è falso o inutile. E la democrazia non è l’automatica uguaglianza di tutto, ma l&#8217;estensione a tutti del diritto di ricevere informazioni complete e corrette per costruirsi le proprie opinioni.</p>
<p>Oggi come panacea di tutti i mali ci viene offerta la cosiddetta &#8220;par condicio&#8221;. Ma non è certo la par condicio che garantisce l&#8217;equità e la verità. Non sono servite le parole del cardinal Bellarmino a smorzare la verità della teoria Galileiana, non possono servire le parole dei negazionisti a smentire foto e testimonianze della Shoah, non sono servite le tante accuse contro Darwin a rendere meno evidente il senso delle sue scoperte sull&#8217;evoluzione della vita sul nostro pianeta.</p>
<p>Per mantenere la capacità di pensare chiaramente in mezzo al chiasso assordante generato da chi si proclama autorevole e ci vuole affibbiare per forza la sua paccottiglia da venditore di elisir di lunga vita, ognuno di noi deve smettere di pensare che tutto valga allo stesso modo, e si deve impegnare a raccogliere prove e fatti, a collezionare informazioni, a stabilire relazioni, per arrivare a costruire una opinione seria, che regga all&#8217;assalto delle tante confutazioni arbitrarie delle quali abbiamo l&#8217;obbligo di accettare la sfida. Di questo abbiamo la responsabilità tutti, usando tutti gli strumenti possibili. E&#8217; questo che, in un laboratorio o tra le quattro mura della nostra casa, si chiama fare ricerca. Sono queste possibilità e queste capacità che si vogliono eliminare, e di cui invece non si può fare a meno in un paese che voglia dirsi democratico sul serio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unipiblog.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unipiblog.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unipiblog.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unipiblog.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/unipiblog.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/unipiblog.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/unipiblog.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/unipiblog.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unipiblog.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unipiblog.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unipiblog.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unipiblog.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unipiblog.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unipiblog.wordpress.com/985/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=985&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lettera al Ministro [flash]</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:21:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carcar</dc:creator>
				<category><![CDATA[flash]]></category>
		<category><![CDATA[gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli studenti del Collegio Ghislieri di Pavia hanno scritto una lettera che hanno inviato al Ministro della Pubblica Istruzione ed al Capo dello Stato per attirare l&#8217;attenzione su alcuni punti critici della recente riforma. La lettera contiene spunti di riflessione &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/02/11/lettera-al-ministro/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1292&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/02/edwige1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1294" title="edwige" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/02/edwige1.jpg?w=137&#038;h=150" alt="" width="137" height="150" /></a><em>Gli studenti del Collegio Ghislieri di Pavia hanno scritto una lettera che hanno inviato al Ministro della Pubblica Istruzione ed al Capo dello Stato per attirare l&#8217;attenzione su alcuni punti critici della recente  riforma. La lettera contiene  spunti di riflessione interessanti, pertanto abbiamo pensato riproporre anche qui il testo della lettera, come appare <a href="http://collegioghislierialunni.blogspot.com/">sul loro blog.</a> Iniziative analoghe erano state intraprese dagli alunni della SNS e della <a href="http://allievi.sssup.it/?p=604">Scuola Sant&#8217;Anna</a> di Pisa.</em> <span id="more-1292"></span></p>
<hr />
<p>Al Presidente della Repubblica Italiana.<br />
Al Ministro dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca.</p>
<p>Tramite questa lettera, come alunni del Collegio Ghislieri, intendiamo prendere posizione riguardo alla legge n.240/10 approvata dal Parlamento. Pur condividendone i principi ispiratori, ed essendo ben consapevoli della necessità di introdurre criteri meritocratici nella gestione delle risorse e del personale all&#8217;interno degli Atenei, riteniamo che essi non abbiano trovato una realizzazione effettiva.</p>
<p>La questione più importante che vorremmo sottolineare, come giusta prospettiva dalla quale valutare il problema, è la situazione di sottofinanziamento in cui versa il sistema universitario italiano rispetto ai partner europei.(1)</p>
<p>In questo contesto è difficile capire come la ricerca italiana potrà essere competitiva nel mondo, a fronte della disparità di risorse investite. Questo ci pare tanto più preoccupante in un periodo di crisi, in cui essa dovrebbe essere rilanciata. Del resto, che il sistema italiano abbia un grande potenziale lo si può intuire osservando, ad esempio, come i ricercatori italiani impegnati all&#8217;estero siano, insieme ai tedeschi, i vincitori più frequenti dei concorsi altamente competitivi indetti dallo European Research Council, per la distribuzione di finanziamenti europei. (2)</p>
<p>In merito alla riforma, prendiamo atto dei dubbi sollevati nell&#8217;analisi del Comitato Tecnico per la Legislazione della Camera e temiamo che il procedere per ulteriore stratificazione sopra un accumulo normativo, determinatosi in decenni, possa paralizzare con il caos normativo le iniziative degli Atenei. Esprimiamo la nostra preoccupazione nel constatare come, in diversi punti, i criteri meritocratici promessi non vengano precisati, ricorrendo piuttosto ad un ampio sistema di deleghe al Governo.</p>
<p>Comprendiamo l&#8217;esigenza di inserire nel consiglio di amministrazione figure professionali in grado di gestire con razionalità le risorse disponibili. Ci preoccupa però l&#8217;inesistenza di criteri rigidi ed oggettivi nella loro scelta: ai componenti della rappresentanza esterna all&#8217;Ateneo viene richiesta una non meglio precisata &#8220;comprovata esperienza gestionale&#8221;, ovvero una &#8220;esperienza professionale di alto livello&#8221; (art. 2 comma 1, i), e null&#8217;altro.<br />
Non è difficile immaginare come la libera interpretabilità di queste richieste possa aprire la strada all&#8217;ingresso nelle Università di soggetti i quali, nel vigilare sulla sostenibilità finanziaria delle iniziative, avranno potere di orientare l&#8217;attività accademica nei settori in cui appare economicamente più promettente; peggio: temiamo che nelle decisioni possano esservi ingerenze dovute ad interessi personali. Infine, non comprendiamo come la ricerca di base, che nei suoi risvolti tecnologici ha forgiato la società così come la conosciamo, venga tutelata (non essendo un investimento in grado di generare utile sul breve-medio termine), né come consiglieri digiuni dei relativi settori disciplinari possano assumere posizioni scientificamente consapevoli.</p>
<p>Il tenure track, si legge nel documento di presentazione del ddl al Senato del 25 novembre 2009, mira a &#8220;evitare un precariato stabile e a consentire esclusivamente ai meritevoli di proseguire l&#8217;attività di ricerca&#8221;. Noi studenti che ci affacciamo sul mondo dell&#8217;università vediamo con favore l&#8217;introduzione di criteri meritocratici nell&#8217;accesso ai ruoli, purché tali criteri (che il Governo si è riservato di fissare) siano accompagnati da garanzie: un trattamento economico dignitoso del ricercatore e la conseguente assunzione a fronte del rispetto dei suddetti criteri. Il percorso delineato nella legge ci pare piuttosto un lungo precariato (fino a 8 anni, avendo già conseguito laurea magistrale e dottorato di ricerca), la cui meta è vincolata nell&#8217;art.  24 comma 5 all&#8217;effettiva disponibilità di risorse. (3)</p>
<p>Troviamo contraria ai principi fondanti, richiamati all&#8217;art. 1 della legge, l&#8217;introduzione della norma che prevede la restituzione, al termine degli studi, dei premi di studio (art. 4, comma 1, b), ovvero di una forma di indebitamento con la quale gli studenti meno abbienti entreranno nel già complesso mondo del lavoro.</p>
<p>Più in generale non comprendiamo come si possa accompagnare alla riforma, nel contesto dei principi fondanti già richiamati, il taglio previsto nella Legge di Stabilità 2011 del fondo integrativo per le borse universitarie, che passa dai 246 milioni di euro del 2009 ai previsti 26 del 2011. Queste norme, a nostro giudizio, si muovono in direzione opposta rispetto alla piena realizzazione della nostra Costituzione, secondo la quale &#8220;i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi&#8221;.</p>
<p>Tantomeno comprendiamo come possa giustificarsi, nell&#8217;ideale meritocratico, il taglio del finanziamento ai collegi universitari. Ci riferiamo alla Legge di Bilancio per il triennio 2011-2013, che riduce lo stanziamento ai collegi: la disponibilità passa da 27.4 a 13.8 milioni. Eppure il testo della legge, all&#8217;art. 5 comma 1, riporta, tra gli interventi per la qualità del sistema universitario, la &#8220;valorizzazione dei collegi universitari legalmente riconosciuti&#8221;. Ricordiamo che il Collegio Ghislieri è sotto l&#8217;Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è riconosciuto dal Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca come ente di alta qualificazione culturale.</p>
<p>In una situazione di crisi, come quella italiana ed europea, la ricerca e l&#8217;investimento sull&#8217;eccellenza sono il motore propulsivo dell&#8217;innovazione e della competitività. Auspichiamo si tenga conto di questo nel formulare i decreti attuativi della riforma, sperando che almeno alcuni dei punti critici che ci pare di aver individuato vengano corretti, e che si rifletta sull&#8217;importanza e la necessità di rifinanziare, oltre che razionalizzare, il sistema universitario.</p>
<p>Gli alunni del Collegio Ghislieri</p>
<p>Note:<br />
1. Un dato piuttosto eloquente è l&#8217;1.2% del PIL italiano investito in Ricerca e Sviluppo, confrontato con le percentuali più alte degli altri Paesi europei (Francia: 2%, Germania: 2.65%, Regno Unito: 1.77%, dati OECD).<br />
2. Fonte EUROSTAT, in una classifica che comprende Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Israele.<br />
3. Anche l&#8217;art. 18 comma 2, cui l&#8217;art. 24 rimanda, fa riferimento alle disponibilità di bilancio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unipiblog.wordpress.com/1292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unipiblog.wordpress.com/1292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unipiblog.wordpress.com/1292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unipiblog.wordpress.com/1292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/unipiblog.wordpress.com/1292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/unipiblog.wordpress.com/1292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/unipiblog.wordpress.com/1292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/unipiblog.wordpress.com/1292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unipiblog.wordpress.com/1292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unipiblog.wordpress.com/1292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unipiblog.wordpress.com/1292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unipiblog.wordpress.com/1292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unipiblog.wordpress.com/1292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unipiblog.wordpress.com/1292/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1292&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">edwige</media:title>
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		<title>Ricercatori o tennisti: H-index come ATP Ranking?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 01:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simocapa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione]]></category>
		<category><![CDATA[H-index valutazione bibliometria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://unipiblog.wordpress.com/?p=1197</guid>
		<description><![CDATA[Si possono classificare gli scienziati come i tennisti? Questa domanda, un po&#8217; provocatoria, è l&#8217;inizio di un recente articolo sul blog di Francesco Sylos Labini, che analizza la questione della valutazione dei singoli ricercatori o di un&#8217;intera struttura di ricerca &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/02/09/ricercatori-o-tennisti-h-index-come-atp-ranking/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1197&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si possono classificare gli scienziati come i tennisti? <a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/02/rafa-nadal-puro-musculo-930.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1200" title="Rafa-Nadal---Puro-musculo-930" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/02/rafa-nadal-puro-musculo-930.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>Questa domanda, un po&#8217; provocatoria, è l&#8217;inizio di un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/31/scienziati-e-tennisti/89346/">recente articolo</a> sul blog di Francesco Sylos Labini, che analizza la questione della valutazione dei singoli ricercatori o di un&#8217;intera struttura di ricerca in base ad un indice numerico sintetico, nel caso specifico l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_H">H-index</a>. L&#8217;<strong>H-index</strong> è una misura di quanti lavori di un ricercatore risultano citati (corrisponde al numero massimo N di lavori con almeno N citazioni). <span id="more-1197"></span>Come indicatore sintetico della qualità e quantità dell&#8217;attività scientifica, è senz&#8217;altro migliore del numero totale di lavori o del numero totale di citazioni (<strong>infatti non basta pubblicare molto, se nessuno ti cita, o avere pochi lavori citati moltissimo</strong>). Ovviamente ogni settore disciplinare ha una sua diversa dinamica e molti settori sono privi di database certificati (quali <a href="http://science.thomsonreuters.com/training/wos/">Web Of Science</a> o simili) che consentano un calcolo affidabile di tale indice. Nè l&#8217;uso di Google Scholar può essere una soluzione priva di problemi, come fa notare Sylos Labini in un altro post dal titolo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/come-ti-divento-uno-scienziato-citato/88334/">&#8220;Come ti divento uno scienziato citato&#8221;</a>. Il contributo di Sylos Labini <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/31/scienziati-e-tennisti/89346/" target="_blank">&#8220;Scienziati e tennisti&#8221;</a> contiene, per correttezza, anche la posizione opposta di Mauro degli Esposti e del gruppo <a href="http://www.via-academy.org/Italian_Scientists_and_Scholars_in_UK.aspx">Via-Academy</a>, che ha recentemente lanciato il censimento <em><a href="http://www.topitalianscientists.org/top_italian_scientists.aspx" target="_blank">Top Italian Scientists</a></em> basandosi proprio sull&#8217;H-index. Si tratta di un&#8217;<strong>iniziativa senz&#8217;altro molto suggestiva: essa non solo mira a far emergere gli scienziati italiani più citati ma ad indicare anche le strutture di ricerca di eccellenza, con una sorta di H-index cumulativo.</strong> Non c&#8217;è da meravigliarsi che ciò abbia generato scalpore e interesse nei <em><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/01/05/news/i_migliori_cervelli_italiani_nelle_universit_pubbliche-10873921/" target="_blank">media</a></em> generalisti.</p>
<p>Non voglio valutare adesso i pro e contro dell&#8217;H-index, nè addentrarmi nei dettagli dell&#8217;affidabilità delle banche dati sulle quali condurre la ricerca. Per tutto ciò rimando ai contributi degli illustri colleghi (<a href="http://www.via-academy.org/Italian_Scientists_and_Scholars_in_UK.aspx">VIA-Academy</a>, <a href="http://www.pubblicoergosum.org/">PubblicoErgoSum</a>) e, se l&#8217;argomento dovesse appassionare i lettori del blog, mi impegno a riproporlo con maggiori dettagli. Devo confessarvi che, <strong>per quanto misuri ossessivamente il mio H-index</strong> (20, 21, 22&#8230;) come facevo da adolescente con ben altri attributi (:-o), non è questo che guida la mia attività di ricerca. Mi interessa però, di tutto il dibattito, l&#8217;affermazione di Sylos Labini secondo la quale “la qualità della ricerca <strong>non si classifica con un numero</strong>, ovvero non è ragionevole fare <strong>una classifica di scienziati come se si trattasse di tennisti</strong>”. Secondo Mauro degli Esposti e colleghi invece, una graduatoria delle università italiane basata solo sui dati dei <em>Top Italian Scientists</em> è valida, in quanto ha una forte correlazione con le graduatorie più conosciute a livello internazionale (come ad esempio quella elaborata dell’Università di <a href="http://www.arwu.org/" target="_blank">Shangai Jiao Tong</a>). Dicono i colleghi: “questo ed altri risultati dell’analisi supportano un principio che sarebbe irragionevole controbattere e su cui apparentemente siamo tutti d’accordo: <strong>la qualità e il volume della ricerca sono parametri fondamentali di valutazione”</strong>.</p>
<p>Mi trovo d&#8217;accordo sia con l&#8217;ultima affermazione di degli Esposti sia con quella precedente di Sylos Labini, che apparentemente potrebbero sembrare in contraddizione. Premesso che ritengo gli indici bibliometrici sintetici uno strumento utile, se pur rozzo, per la valutazione dell&#8217;attività scientifica, secondo me l&#8217;errore non sta nell&#8217;uso dell&#8217;H-index, ma nel farlo diventare l&#8217;<strong><em>Alpha</em></strong> e l&#8217;<strong><em>Omega </em></strong>della valutazione. Infatti sappiamo che <strong>settori diversi hanno H-index medi diversi</strong> e se si vuole fare emergere l&#8217;eccellenza assoluta le classifiche andrebbero almeno fatte settore per settore. Giusto per fare un esempio, l&#8217;area biomedica è più prolifica di articoli e citazioni di quella matematica: un geniale matematico risulterà avere un H-index più basso di un buon genetista. Come dice Sylos Labini nella sua similitudine sportiva, confrontare uno scienziato di un campo con uno di un altro è come <strong>confrontare un tennista con un velista o un maratoneta</strong>. Non solo, all&#8217;interno di un settore ci può essere un ricercatore di <strong>tipo A</strong> che, facendo ricerche &#8220;di moda&#8221; o <em>mainstream</em>, riesce a pubblicare molto ed essere popolare e uno di <strong>tipo B</strong> che, magari lavorando su questioni ostiche ma destinate a cambiare il corso degli studi, nell&#8217;immediato pubblica meno o raccoglie meno citazioni. La qualità del lavoro delle due persone potrebbe essere la stessa, ma nel breve dall&#8217;H-index emergerebbe ben altro. Non solo, la loro carriera sarebbe ben diversa se chi decide di <em>tenure</em> o promozioni si basasse <strong>esclusivamente</strong> sull&#8217;H-index. Se <a href="http://attiministeriali.miur.it/anno-2010/agosto/av-04082010.aspx">l&#8217;accesso ad una <em>Call for proposal</em></a>, la valutazione della qualità dei progetti presentati e il loro finanziamento dipendesse solo, o in massima parte, dall&#8217;H-index dei proponenti, un progetto molto innovativo rischierebbe di non vedere mai la sua realizzazione solo perché chi lo presenta è proprio il ricercatore di <strong>tipo B</strong>. La cosa potrebbe <a href="http://arxiv.org/PS_cache/arxiv/pdf/0811/0811.0237v1.pdf">penalizzare molto un giovane</a>, per quanto l&#8217;H-index possa essere <a href="http://peppe-liberti.blogspot.com/2010/01/lindice-di-hirsch-planck.html" target="_blank">corretto</a> o <a href="http://www.harzing.com/pop_hindex.htm" target="_blank">normalizzato</a>.</p>
<p>Vorrei aggiungere da appassionato di tennis una riflessione sull&#8217;interessante analogia tennisti-scienziati, classificati in base a un numero. <strong>L&#8217;analogia ha dell&#8217;assurdo</strong>, ma penso che a portarla fino alle estreme conseguenze si possa imparare qualcosa. La <a href="http://www.atpworldtour.com/Rankings/Singles.aspx" target="_blank">classifica ATP</a> valuta i tennisti sulla base del loro rendimento annuale come somma delle prestazioni ottenute in una serie di tornei internazionali, per le quali vengono assegnati punteggi proporzionali al risultato ottenuto e all&#8217;importanza del torneo. La classifica dà soldi e prestigio, e qualifica l’eccellenza del tennista senza alcun dubbio. Essa garantisce al tennista l&#8217;accesso ai migliori tornei e una buona posizione in tabellone. E questo al di là della qualità del suo gioco, o della prestanza fisica: <a class="zem_slink" title="John McEnroe" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_McEnroe">McEnroe</a> come <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Bj%C3%B6rn_Borg">Borg</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Muster">Muster</a> come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Boris_Becker">Becker</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andre_Agassi">Agassi</a> come <a class="zem_slink" title="Pete Sampras" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pete_Sampras">Sampras</a>. Nell&#8217;altro campo dell&#8217;analogia, i risultati in un torneo sono da paragonare alle pubblicazioni scientifiche, ottenute su giornali più o meno prestigiosi nel corso di un <a href="http://www.pubblicoergosum.org/?p=504">periodo determinato di tempo</a>. Qua l&#8217;analogia si interrompe: l&#8217;H-index è un indice integrale, e dà informazioni sul passato più o meno recente e più o meno glorioso di uno scienziato, non sul suo stato di &#8220;forma&#8221; attuale o sulla sua &#8220;eccellenza&#8221; del momento o potenziale. Se un ricercatore &#8220;eccellente&#8221; smette di pubblicare, il suo H-index continuerà a crescere per diversi anni; se un tennista smette di giocare o di vincere, scompare subito dalla classifica ATP. L&#8217;H-index va quindi usato con cautela: non deve essere un metodo per valutare un progetto di ricerca unicamente dal blasone del suo proponente (<a href="http://attiministeriali.miur.it/anno-2010/agosto/av-04082010.aspx">come purtroppo è accaduto</a>), non deve essere un metodo di valutazione &#8220;fine&#8221; e definitivo per determinare la carriera di un ricercatore, specialmente agli esordi, non se ne deve abusare per giudicare la qualità della ricerca di un paese. Ovviamente questo gli esperti lo sanno, ma <em>media</em> e politici no.</p>
<p>Tornando all&#8217;analogia tennistica, un campione come <strong>Nadal </strong>(che è attualmente in testa alla classifica ATP) è costretto a giocare i suoi tornei e <strong>può anche perdere al primo turno</strong>! Al contrario, anche un n.44 del mondo può vincere un torneo del grande Slam (es. <a class="zem_slink" title="Gastón Gaudio" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gast%C3%B3n_Gaudio">Gaston Gaudio</a> ai <a class="zem_slink" title="French Open" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/French_Open">French Open</a> 2004). Quando il diciassettenne Boris Becker vinse il prestigioso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Torneo_di_Wimbledon_1985">Torneo di Wimbledon nel 1985</a> non figurava nemmeno fra le teste di serie, ma fu capace di eccellere dispensando spettacolo ed emozioni. Per questo i grandi tornei ammettono, attraverso un torneo di qualificazione, anche chi non è tra i primi posti della classifica mondiale. Anzi accade che giocatori bravi, ma bassi in classifica ATP per infortuni, vengano ammessi direttamente con una <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wild_card_(sport)" target="_blank">wild card</a></em> ai grandi tornei, arrivando persino a vincere (esempi illustri <a class="zem_slink" title="Goran Ivanišević" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Goran_Ivani%C5%A1evi%C4%87">Goran Ivanisevic</a> e <a class="zem_slink" title="Kim Clijsters" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kim_Clijsters">Kim Clijsters</a>). Per quanto riguarda l&#8217;eccellenza di un paese, <strong>la coppa Davis è stata vinta anche da paesi senza nessun giocatore nei &#8220;Top 20&#8221;</strong>. E allora? I tornei vanno giocati, l&#8217;<em>&#8220;ATP-index&#8221;</em> non basta!</p>
<p>Cosa possiamo imparare da questo assurdo confronto? L&#8217;H-index può anche essere un buon indicatore sintetico per creare delle &#8220;fasce di merito&#8221; in <a href="http://www.pubblicoergosum.org/?cat=12">specifici settori disciplinari</a>, ma non potrà mai essere un titolo &#8220;definitivo&#8221; e sostituire <a href="http://www.nature.com/news/2010/100616/pdf/465860a.pdf">una valutazione analitica dell&#8217;attività scientifica di un singolo</a> o di una struttura da parte di esperti del settore. Per quanto riguarda concorsi o progetti, la valutazione non dovrebbe che essere contingente, in base alla qualità di ciò che viene prodotto al momento del <em>proposal</em> o in arco di tempo determinato precedente, così come per vincere un torneo del Grande Slam un grande campione è chiamato a vincere 7 partite consecutive in 2 settimane. In questo senso lo sport è molto più democratico e meritocratico: per vincere bisogna eccellere <em>hic et nunc</em>, titoli nobiliari o ruoli accademici, così come avere dei bei CV o alti H-index, sono fattori che servono solo per essere testa di serie ed avere un buon posto in tabellone. Ma poi in campo bisogna andarci, e mostrare l&#8217;eccellenza del gioco faticando e sudando.</p>
<p>Chiudo con le parole del Prof. <span style="font-family:TimesNewRomanPSMT;">Miguel A. García-Pérez della Universidad Complutense di Madrid, che già nel 2009 aveva proposto <a href="http://www.ucm.es/info/psi/docs/journal/v12_n2_2009/art833.pdf">un impietoso confronto</a> fra indici bibliometrici e statistiche sportive:<br />
</span></p>
<blockquote><p><span style="font-family:TimesNewRomanPSMT;">“In any case, the simplicity with which bibliometricians, scientometricians, and scientists in general approach the measurement of an individual’s research performance does not do justice to the complexity and multidimensionality of scientific activity, and contrasts with the richness of parameters and the depth of quantitative analysis with which the performance of tennis, basketball, or baseball players is described. Unlike patrons of these and other sports events (who would never regard an NBA player’s performance as measured only by, say, his average number of offensive rebounds per game), theorists and practitioners in scientometrics seem to be content with summarizing the complexity of someone’s scientific career by a single number”.</span></p></blockquote>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/02/landau_lev_b12-large.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1251" title="landau_lev_b12-large" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/02/landau_lev_b12-large.jpg?w=202&#038;h=300" alt="" width="202" height="300" /></a></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://www.aip.org/history/newsletter/fall2007/photo-landau.html">Nella foto</a>: il fisico Lev Landau che gioca a tennis. </em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unipiblog.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unipiblog.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unipiblog.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unipiblog.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/unipiblog.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/unipiblog.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/unipiblog.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/unipiblog.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unipiblog.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unipiblog.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unipiblog.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unipiblog.wordpress.com/1197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unipiblog.wordpress.com/1197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unipiblog.wordpress.com/1197/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1197&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Camouflage</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 10:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertobruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spiega sapientemente il Primo Ministro Italiano durante la presentazione dell&#8217;ultimo libro di Bruno Vespa (14/12/2010) che una menzogna ripetuta abbastanza a lungo riesce a convincere molte persone (e poi, presumibilmente col noto senso dell&#8217;ironia, precisa che in verità Gianfranco Fini &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/01/22/camouflage/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=916&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2010/12/camaleonte.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-938" title="camaleonte" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2010/12/camaleonte.jpg?w=640" alt=""   /></a>Spiega sapientemente il Primo Ministro Italiano durante la presentazione dell&#8217;ultimo libro di Bruno Vespa (14/12/2010) che una menzogna ripetuta abbastanza a lungo riesce a convincere molte persone (e poi, presumibilmente col noto senso dell&#8217;ironia, precisa che in verità Gianfranco Fini non è mai stato espulso dal PDL).</p>
<p>Cosa ha a che fare questo episodio con Ultimo Appello e col titolo di questo articolo? Molto, perché la tecnica di diffusione mediatica di menzogne è stato proprio lo strumento principale di propaganda per creare consenso sul DDL, delegittimare ogni protesta, approvare un testo finale inadeguato sotto molti profili.<span id="more-916"></span></p>
<p>La strategia comincia stilando un <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2010/12/03/asino" target="_blank">elenco di fatti inconsistenti</a> che vengono spacciati in ogni occasione come sprechi accertati dell&#8217;Università (<a href="http://www.governoberlusconi.it/dettaglio/213/universita-italiana-sprechi-accertati-prima-parte" target="_blank">1</a> e <a href="http://www.governoberlusconi.it/dettaglio/221/universita-italiana-sprechi-accertati-seconda-parte" target="_blank">2</a>) e nella <a href="http://www.governoberlusconi.it/print.php?id=222" target="_blank">ricerca</a> per <a href="http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/universita-denigrata-tra-carenze-e-propaganda/" target="_blank">denigrare</a> tutta l&#8217;Università pubblica (invece che gli eventuali responsabili, se ve ne fossero) e motivare l&#8217;esigenza di una riforma.</p>
<p>Si procede<a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm" target="_blank"> tagliando le risorse</a> in modo punitivo e uniforme per rendere gli Atenei pubblici più ricattabili e docili al cambiamento, ma dicendo che lo si fa per combattere gli sprechi. Di fatto, dato che le risorse coprono a malapena gli stipendi del personale, tagliarle significa mettere a rischio il funzionamento delle strutture.</p>
<p>Si prosegue scrivendo una riforma che addirittura favorisce processi opposti a quelli vantati. Ad esempio, si proclama l&#8217;introduzione di meccanismi di selezione meritocratici, che però si traduce nel DDL abolendo i concorsi e selezionando i docenti attraverso chiamate locali illuminate. Inevitabilmente questo meccanismo rischia di favorire ben altri criteri di scelta, basati magari sulla fedeltà invece che sulle competenze. Oppure si suggerisce che l&#8217;obiettivo dell&#8217;Università sia la produzione aziendale di laureati invece che la formazione culturale di esperti, e per questo si danno maggiori poteri al CdA e si decide che per statuto almeno il 30% di membri debbano essere persone non appartenenti all&#8217;Università.</p>
<p>A questo punto, se qualcuno obbietta cercando di evidenziare concretamente le criticità, le inconsistenze e le difformità del testo rispetto ai proclami ripetuti incessamente, i promotori del DDL devono tacitare se possible o screditare altrimenti. Per esempio, si dice che a manifestare sono solo studenti svogliati strumentalizzati da baroni e appartenenti a centri sociali, invece che studenti e ricercatori ben consapevoli dei contenuti del DDL e che sono preoccupati perché vi identificano una minaccia concreta a quel sistema di istruzione pubblica al quale hanno dedicato con sacrifici, passione ed entusiasmo le loro vite e dal quale sanno dipendere il loro futuro e quello delle generazioni future.</p>
<p>Infine, preoccupati dal dissenso crescente e innegabile, a ridosso del passaggio del DDL alla Camera dei Deputati, si <a href="http://informarexresistere.fr/le-minacce-della-gelmini-in-una-nota-miur-%E2%80%9Cse-il-ddl-non-passa-risorse-bloccate%E2%80%9D.html" target="_blank">minacciano</a> gli Atenei e i loro responsabili di fantomatici effetti nefasti nel caso di mancata approvazione del DDL.</p>
<p>Se infine il meccanismo rischia di incepparsi proprio in dirittura di arrivo per l&#8217;imprevisto umano (vedi <a href="http://tv.repubblica.it/copertina/decreto-gelmini-la-presidente-vota-da-sola/58729?video">l&#8217;approvazione inusitata e involontaria</a> di alcuni emendamenti durante la discussione del DDL al Senato), basta aggirare i regolamenti che vieterebbero la ripetizione delle votazioni e rimuovere così ogni ostacolo.</p>
<p>Ci sono specie animali che affidano il loro destino ad abili tecniche di camuffamento, ma una volta svelato ogni inganno sono inermi. La propaganda è sorretta solo da frasi vacue ripetute incessamente, senza riscontro nei fatti, che solo l&#8217;approfondimento diretto e attento può smascherare e sconfiggere.</p>
<p>Se a DDL approvato si ripetono le menzogne e le minacce, bisogna continuare a <strong>mostrarne le incongruenze</strong> per <strong>farlo ritirare</strong> e promuovere una riforma che affronti e risolva seriamente i problemi dell&#8217;Università, che difenda l&#8217;Università pubblica e non tenti di smantellarla.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unipiblog.wordpress.com/916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unipiblog.wordpress.com/916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unipiblog.wordpress.com/916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unipiblog.wordpress.com/916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/unipiblog.wordpress.com/916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/unipiblog.wordpress.com/916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/unipiblog.wordpress.com/916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/unipiblog.wordpress.com/916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unipiblog.wordpress.com/916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unipiblog.wordpress.com/916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unipiblog.wordpress.com/916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unipiblog.wordpress.com/916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unipiblog.wordpress.com/916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unipiblog.wordpress.com/916/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=916&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>The year after</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 12:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Failli</dc:creator>
				<category><![CDATA[dati&statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma]]></category>
		<category><![CDATA[tagli finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Benvenuti nel 2011, anno I dalla riforma. Stiamo parlando della riforma dell&#8217;università, ovviamente. Strano a dirsi, ma a neanche un mese dalla sua approvazione è già tempo di consuntivi. Quando si dice l&#8217;efficienza&#8230; Cosa sta succedendo nell&#8217;università, non solo a &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2011/01/17/the-year-after/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1171&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/01/bomba_atomica-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1174" title="Bomba_atomica-2" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2011/01/bomba_atomica-2.jpg?w=262&#038;h=300" alt="" width="262" height="300" /></a></p>
<p>Benvenuti nel 2011, anno I dalla riforma.</p>
<p>Stiamo parlando della riforma dell&#8217;università, ovviamente. Strano a dirsi, ma a neanche un mese dalla sua approvazione è già tempo di consuntivi. Quando si dice l&#8217;efficienza&#8230;</p>
<p>Cosa sta succedendo nell&#8217;università, non solo a causa dell&#8217;approvazione del pluricontestato e megamitizzato disegno di legge Gelmini? Facciamo un breve ma significativo elenco:<span id="more-1171"></span></p>
<p>- 1 ) Nei consigli di facoltà, ordinari anziani, con malcelata soddisfazione, hanno già rivolto ai ricercatori ancora in agitazione simpatiche frasi come la seguente,: &#8220;Ora che la riforma è stata approvata dovete stare buoni!&#8221;. Ma non era la riforma che toglieva potere ai baroni? Peccato che Maria Stella non fosse lì a sentire. Chissà che pianti si sarebbe fatta, poverina!!</p>
<p>- 2 ) O forse no, visto che le piacciono le birichinate. Prima dell&#8217;approvazione della legge, il 1 Dicembre 2010 sul <a href="http://www.istruzione.it/web/ministero/cs021210">sito del ministero</a> si leggeva tutta una serie di problemi (qualcuno meno equanime le ha anche chiamate minacce&#8230;) che si sarebbero posti alle università nel caso in cui la legge non fosse passata:nessun concorso per ordinari e associati; nessun concorso da ricercatore, blocco delle risorse per reintegrare gli scatti stipendiali. La legge è stata approvata e&#8230; concorsi spariti e reintegro degli scatti dileguato. Ma il ministro è perfettamente coerente: mica aveva detto cosa succedeva se la legge passava!</p>
<p>- 3 ) Come detto al punto precedente, uno dei motivi della protesta nata nel 2010 era la soppressione degli scatti stipendiali di tutti i docenti universitari per tre anni, senza più alcun recupero. Il danno di un provvedimento del genere è decisamente minore per un ordinario anziano, ma è pesantissimo per un giovane ricercatore, che ne subirà gli effetti per tutta la sua carriera e dopo il pensionamento (ordine di grandezza: più di 100.000 euro). Ma non è abbastanza. Non è noto a tutti che le promozioni ai tre gradini della carriera di un docente universitario (ricercatore, associato e ordinario) sono seguite da tre anni di &#8220;straordinariato&#8221;, durante i quali lo stipendio in genere non varia in modo significativo rispetto alla condizione precedente (e per i ricercatori è di circa 1200 euro netti mensili). Solo dopo tale periodo lo stipendio viene realmente incrementato. E&#8217; notizia recentissima che anche tali aumenti di stipendio, che niente hanno a che fare con la normale progressione degli scatti, sono nel mirino. Prossimo provvedimento ventilato, lo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ius_primae_noctis">ius primae noctis</a>. Del resto <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=27712&amp;sez=ELEZIONI2010&amp;npl=&amp;desc_sez=">per il premier è un chiodo fisso</a>&#8230; Fortunatamente, data l&#8217;agonia cui è costretta l&#8217;istituzione, nell&#8217;università italiana si arriva alla docenza quasi a 40 anni. Visti i gusti dei nostri politici, il provvedimento farà quindi poco danno.</p>
<p>- 4 ) Pochi sanno che a settembre è stato approvato un decreto ministeriale (DM17) che rivoluziona anch&#8217;esso in modo significativo il funzionamento delle università, imponendo quantità massime di studenti in aula, e quantità minime di docenti che devono dedicare la propria attività didattica ad un unico corso di laurea. Provvedimenti anche giusti, in generale, che mirano a ostacolare il proliferare incontrollato di corsi di laurea ed a garantire una didattica dignitosa, ma che in regime di carestia di docenti (voluta con il quasi blocco del turn over imposto dalla legge finanziaria già dal 2008) al posto della &#8220;non proliferazione&#8221; producono la &#8220;sparizione completa&#8221; di corsi di laurea. Naturalmente senza alcuna attenzione a chi dovrà sparire perché non doveva nascere e a chi invece sparendo impoverisce drasticamente la capacità dell&#8217;università di formare cittadini, esperti e tecnici in grado di far progredire il paese. Per cercare di minimizzare il danno, molti corsi di laurea stanno attivando fusioni e cooperazioni tra atenei, ma non è una cosa semplice. E&#8217; chiaro che si tratta di una rivoluzione che imporrà a molti dei sopravvissuti e modificati corsi di laurea l&#8217;adozione del numero chiuso (che ora va di moda chiamare &#8220;numero programmato&#8221; perché fa più figo e si capisce meno che è una limitazione di libertà, anche costituzionali) e che comunque impone cambiamenti che dovrebbero essere assai meditati. Tutti pensavano, in mancanza di chiarimenti, che ci sarebbe stato almeno un anno di tempo per provvedere alla sua applicazione. Invece il 16 dicembre una circolare a firma del ministro Gelmini chiarisce gentilmente che: &#8220;[...] è stato impropriamente omesso di precisare, al termine § 34-bis dell&#8217;allegato B allo stesso D.M., che il DM 22 settembre 2010, n. 17 (requisiti necessari alla attivazione dei corsi di studio) dovrà comunque trovare applicazione a decorrere dall&#8217;a.a. 2011/2012. [...]&#8220;</p>
<p>Ooopsss&#8230; Per i non addetti ai lavori, ciò significa che entro fine febbraio 2011 tutta l&#8217;offerta didattica di tutti gli atenei italiani dovrà essere conforme al dettato del DM17. Per capire cosa ciò significa si potrebbe provare a pensare ad un comunicato con cui il governo chiarisce alla FIAT che entro il 2011 deve avere pronta nelle concessionarie una nuova auto elettrica che, al prezzo di una Panda, vada a 200 all&#8217;ora e  faccia 2000 km senza ricaricare le batterie. Chiedere è lecito, ma rispondere non è sempre solo questione di cortesia&#8230;</p>
<p>Anche perché sono tantissime ed importanti le indicazioni che ancora le università attendono di ricevere dal ministero, e che comprendono aspetti chiave per le decisioni da prendere, come per esempio il numero di CFU massimo per gli esami di indirizzo che possono essere diversi tra i vari curricula attivabili. Un po&#8217; come  se dell&#8217;auto di cui sopra, non si sapesse ancora se deve avere 4 o 8 posti&#8230;</p>
<p>E infatti qualcuno (CUN ed anche CRUI a quanto pare) si rende conto della cosa e lo fa presente in alto loco. Miracolo! Nuovo cambio di rotta: il 20 Dicembre arriva <a href="http://attiministeriali.miur.it/anno-2010/dicembre/nota-20122010.aspx">questa comunicazione</a> in cui si rimanda tutto di un anno.</p>
<p>E&#8217; un piacere lavorare con Lei, signor ministro.</p>
<p>- 5 ) Il governo &#8220;invita&#8221; le università all&#8217;efficacia ed all&#8217;efficienza. Però non fa sapere al paese che agli atenei italiani è stata comunicata l&#8217;entità del finanziamento statale necessario al loro funzionamento per l&#8217;anno 2010, in data 3 gennaio 2011 (avete letto bene). Si riconoscerà che non è facile procedere ad una pianificazione dell&#8217;uso delle proprie risorse che sia efficace, efficiente e rispettosa dei limiti imposti dal governo, SENZA SAPERE QUALI SIANO le proprie risorse. Sarà opportuno allora che i tre membri esterni all&#8217;università che dovranno far parte del costituendo Consiglio di Amministrazione in qualità di esperti di gestione, si chiamino Silvan, Otelma e Binarelli&#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unipiblog.wordpress.com/1171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unipiblog.wordpress.com/1171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unipiblog.wordpress.com/1171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unipiblog.wordpress.com/1171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/unipiblog.wordpress.com/1171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/unipiblog.wordpress.com/1171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/unipiblog.wordpress.com/1171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/unipiblog.wordpress.com/1171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unipiblog.wordpress.com/1171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unipiblog.wordpress.com/1171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unipiblog.wordpress.com/1171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unipiblog.wordpress.com/1171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unipiblog.wordpress.com/1171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unipiblog.wordpress.com/1171/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1171&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il presepe vivente</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 09:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Failli</dc:creator>
				<category><![CDATA[basta..studiare]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche giorno alcuni giornali ospitano pezzi di articolisti in vena di nostalgie. L&#8217;oggetto di tale nobile sentimento è apparentemente assai poco poetico, ma evidentemente è in grado di sviluppare un certo fascino. Stiamo parlando del «mercato del lavoro». Il &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2010/12/30/il-presepe-vivente/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1102&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno alcuni giornali ospitano pezzi di articolisti in vena di nostalgie. L&#8217;oggetto di tale nobile sentimento è apparentemente assai poco poetico, <a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2010/12/chiodo_martello.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1111" title="chiodo_martello" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2010/12/chiodo_martello.jpg?w=640" alt=""   /></a>ma evidentemente è in grado di sviluppare un certo fascino. Stiamo parlando del «<strong>mercato del lavoro».<br />
</strong>Il mercato del lavoro, in sintesi, si dice essere stato depauperato della propria componente più schiettamente artigianale e romanticamente manuale, da una serie di intellettuali da strapazzo, che hanno turlupinato le masse, indicando loro come obiettivo di benessere un compulsivo accumulo di vuote conoscenze e nozioni accademiche e teoriche.<br />
Aedo di questa ballata ormai ripetuta in modo abbastanza ossessivo è addirittura il nostro Ministro del Welfare, <strong>Maurizio Sacconi</strong>,</p>
<p><span id="more-1102"></span>che, come riportato su Repubblica.it del <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/12/27/news/sacconi_e_giovani-10622023/" target="_blank">27 dicembre 2010</a>, afferma: «[i giovani] sono certamente particolarmente esposti alla disoccupazione soprattutto perché pagano il conto di cattivi maestri [...] che li hanno condotti a competenze che non sono richieste dal mercato del lavoro».</p>
<p>Verrebbe spontaneo controbattere immediatamente con il più ovvio degli argomenti: la formazione culturale di una persona non serve solo per trovare lavoro, ma serve per vivere meglio, per farsi capire dagli altri e per essere un cittadino migliore. Per capire quali sono i propri diritti e i propri doveri bisogna essere istruiti. Per capire la bolletta di un ente che eroga acqua o gas bisogna essere istruiti. Per usare l&#8217;informatica che bene o male comincia ad entrare nella pubblica ammnistrazione bisogna essere istruiti. Per spiegare bene i propri disturbi a un medico, o per avere a che fare con una struttura ospedaliera bisogna essere istruiti. Per poter capire il testo di una legge bisogna essere istruiti.</p>
<p>Ma partire così potrebbe sembrare un modo per aggirare la questione posta sul tappeto. Partiamo invece proprio dall&#8217;argomentazione di base: mancano idraulici e falegnami, e forse anche muratori. Ma è vero, prima di tutto? È proprio vero che un&#8217;ondata di nuovi artigiani abili a maneggiare pialle e chiavi inglesi sarebbe bene accetta dal nostro sistema? L&#8217;impressione che si ha guardandosi intorno è piuttosto quella contraria. La piccola impresa artigiana, al di là della retorica, ha sempre più il fiato corto. A renderle la vita difficile sono un mercato in contrazione (anche se può essere poco romantico, gli idraulici come i falegnami guadagnano bene sui grossi appalti edilizi, non sulla riparazione del lavandino della vecchietta), una concorrenza forte e una pressione fiscale elevata (che, combinate, spesso spingono i soggetti all&#8217;evasione). Basta parlare con gli operatori del settore, o con le associazioni di categoria, per capire che di romantico in giro c&#8217;è rimasto ben poco.</p>
<p>Il faticoso lavoro manuale non è più &#8220;di moda&#8221;, fa paura? Ma a chi? Forse a coloro che si sfiancano in due, tre lavori precari e contemporanei, sottopagati e senza nessuna tutela sociale? E si parla di pulizie, call center, vendite porta a porta, lavoro in catena di montaggio. Si pensa davvero che questa sia gente che ha problemi di fatica? Che ha paura di sporcarsi le manine?</p>
<p>Non sarà piuttosto che anche nel &#8220;vile&#8221; mercato del lavoro manuale, così come in mille altri campi, <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2010/11/14/le-scarpe-dello-scienziato/" target="_blank">oggi l&#8217;approccio artigianale non paga più e non è quindi più sufficiente</a>? Non sarà che questa è l&#8217;epoca dei centri servizi, e che chi sopravvive lo fa perché, con grandi sforzi, è proprio riuscito ad andare oltre l&#8217;approccio puramente artigianale? E questi grandi sforzi non hanno forse compreso l&#8217;opera di consulenti profumatamente pagati, o di faticose ore di studio e aggiornamento tecnico e culturale? E allora, quali sono queste professionalità che il mercato non può più assorbire? Non saranno proprio i nostri cari mastro Geppetto?</p>
<p>Passiamo ad altri argomenti. Il ministro dice che non si mira ad acquisire «competenze che non sono richieste dal mercato del lavoro». Ora, è noto da tempo che il mercato del lavoro non è una divinità. Le competenze che esso richiede non sono scritte su nessuna tavola di pietra, ma derivano direttamente dalle scelte sociali e politiche di uno Stato e dei sistemi di Stati. Basta guardare al sistema di finanziamento usato dalla Comunità Europea per erogare fondi alle varie nazioni. Il concetto base è quello del &#8220;programma quadro&#8221; e non è probabilmente il migliore dei metodi possibili, ma almeno è chiaro e non si nasconde dietro a un dito. Si dice: «La Comunità ha deciso che il lavoro di sviluppo per i prossimi anni dovrà essere portato avanti nei seguenti settori» e segue lista dei settori. Chi vuole fare altro se lo paga. E vengono distribuiti in questo modo miliardi di euro. Il mercato del lavoro deve essere generato e indirizzato, non subito supinamente.</p>
<p>E talvolta bisogna anche non pensarci nemmeno. <a class="zem_slink" title="Steve Jobs" rel="myspaceeverything" href="http://www.myspace.com/everything/steve-jobs" target="_blank">Steve Jobs</a> pensava alle competenze necessarie sul mercato del lavoro quando ha inventato il personal computer che nemmeno esisteva? Sabin pensava al mercato del lavoro quando ha sintetizzato il vaccino contro la poliomielite? L&#8217;elenco sarebbe troppo lungo. Fermiamoci qui.</p>
<p>E ripartiamo dall&#8217;affermazione che fa <strong>Stefano Zecchi</strong>, su Il Giornale.it del <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/se_disoccupazione_e_colpa_genitori_snob/28-%2012-2010/articolo-id=496184-page=0-comments=1" target="_blank">29 dicembre 2010</a>. Sembra di vederlo scuotere tristemente la testa quando afferma che «c’è ancora chi, pur figlio di nessuno, riesce ad aprirsi la strada. Ma è una piccola minoranza». La strada cui ci si riferisce è ovviamente quella rappresentata da una attività soddisfacente e ben pagata (poco prima si parlava di avvocati, ingegneri, architetti), che oggi non è più tempo sia seguita da altri che dai figli dei titolari di attività professionali ben avviate. Il primo commento è inevitabilmente: «alla faccia della fede nel merito!», ma dopo viene da chiedersi: «Ma siamo sicuri? Dove sono i dati che confermano questo fatto? Non è che si tratta solo di un bel luogo comune?» Forse ci si avvicina alla verità nei casi suddetti, dove avere alle spalle uno studio avviato è indubbiamente un gran bel vantaggio. Ma forse che nella società non esistono altri ruoli di valore? Dove sono i chirurghi, i commissari, i magistrati, i questori, i banchieri, i dirigenti di porti, aeroporti, stazioni, ospedali, i funzionari dei mille Global Service che fanno funzionare (insomma) la nostra rete stradale e autostradale, i capireparto, i responsabili del personale, gli impiegati degli uffici tecnici dei ministeri, dei comuni, delle regioni, i capi delle autority, i responsabili di bacino, gli ammiragli, i comandanti in capo, i generali, i comandanti di navi. Per non parlare degli infermieri, degli impiegati, dei vigili urbani, dei poliziotti, degli elicotteristi degli operatori sociali e umanitari, dei capimastri, dei professori, dei maestri, dei farmacisti, dei preti. Di mille altri.</p>
<p>Dove sono queste persone nel bel presepe del nostro ministro e dei suoi coristi? <a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2010/12/presepe_3__800_800.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1112" title="presepe" src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2010/12/presepe_3__800_800.jpg?w=640" alt=""   /></a>Stanno tra l&#8217;acquaiolo ed il pastore? Per ognuna di queste professioni serve avere qualcuno alle spalle? E se così fosse, non sarebbe preciso dovere di uno Stato, di un ministro, intervenire subito e con forza, piuttosto che allargare le braccia e prendere atto della situazione? E poi, forse che anche uno solo di questi lavori si può fare bene avendo una infarinatura scolastica, magari lasciata a metà per &#8220;andare a lavorare&#8221;? E la cultura informatica, la capacità di trattare con il cliente o l&#8217;utente, l&#8217;attenzione (e la competenza) rispetto ai temi della sicurezza sul lavoro? Bastano le tabelline ed un tema sul Pascoli per acquisirle? O non serve piuttosto un serio curriculum di studi?</p>
<p>Devono essere sempre e comunque studi universitari? Certo che no. Ma di fronte al totale definanziamento di TUTTA la scuola pubblica (compresi i tanto, giustamente, osannati istituti tecnici) non ci si può trincerare di fronte ad argomenti risibili ed offensivi prima di tutto verso chi il lavoro dolorosamente e volonterosamente lo cerca e lo fa.</p>
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		<title>Complimenti, signor Ministro [flash]</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 21:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Failli</dc:creator>
				<category><![CDATA[gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Protesta]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, al termine di un percorso a tappe forzate, la riforma dell&#8217;università italiana è diventata legge dello Stato. Dopo la proclamazione Mariastella Gelmini, la titolare di tale provedimento, ha ricevuto le congratulazioni di alcuni membri del Parlamento. Strette di mano &#8230; <a href="http://unipiblog.wordpress.com/2010/12/23/complimenti-signor-ministro-flash/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unipiblog.wordpress.com&amp;blog=17339144&amp;post=1094&amp;subd=unipiblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, al termine di un percorso a tappe forzate, la riforma dell&#8217;università italiana è diventata legge dello Stato. Dopo la proclamazione Mariastella Gelmini, la titolare di tale provedimento, ha ricevuto le congratulazioni<a href="http://unipiblog.files.wordpress.com/2010/12/puff.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1097" title="Puff ....." src="http://unipiblog.files.wordpress.com/2010/12/puff.jpg?w=640" alt=""   /></a> di alcuni membri del Parlamento. Strette di mano e mani sulle spalle, a replicare gesti che in altri ambienti ed in altre occasioni accompagnano il superamento di dure prove, di esami difficili, di eventi che in modo personale o collettivo migliorano in qualche modo il mondo.</p>
<p>In questo caso, per cosa ci dovremmo congratulare con lei, signor Ministro? Per l&#8217;informazione prima negata e poi, di fronte all&#8217;impossibilità di tacere oltre, blindata e faziosa? <span id="more-1094"></span>Per le menzogne sui contenuti della sua legge, descritta come annullatrice di sprechi e protettrice di giovani, e che in favore dei giovani e contro gli sprechi non contiene nemmeno una parola? Per il fatto che da oggi anche nell&#8217;università impererà il precariato a norma di legge? Per l&#8217;aver potenzialmente trasformato gli atenei in teatrini mossi da burattinai interessati ad altro che alla ricerca ed alla formazione dei giovani? Per aver fatto diventare dei debitori delle banche i più poveri tra gli studenti? Per aver reso l&#8217;università italiana, se possibile, ancora meno attraente per chi vorrebbe entrarci, o volesse arrivare dall&#8217;estero? Per i nepotismi combattuti con una spada di cartone? Per la farsa offerta al paese da parlamentari impresentabili e grotteschi?</p>
<p>Anni fa siamo stati scippati della freschezza di una esortazione come &#8220;Forza Italia&#8221;, di cui si è appropriato un partito politico che ne ha fatto il proprio nome. Oggi siamo scippati della naturalezza di un gesto importante di cui viene travisato il significato. Domani saremo scippati di un futuro e di una vita migliori.</p>
<p>Buon Natale, Mariastella.</p>
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