I terzisti e la riforma dell’Università


Il terzista è uno strano animale, canterebbe Giorgio Gaber. Appare sobrio e levigato nei toni, mai volgare, impeccabilmente liberale. Depreca lo scadimento a rissa del dibattito culturale. Soprattutto, denuncia con understatement la riduzione della politica a scontro tra guelfi e ghibellini, il ricorso al machete e l’abbandono del fioretto, la rinuncia all’argomentare pacato in favore dell’aggressione violenta.
A ben vedere, però, il terzista ha una sottile inclinazione a scorgere la pagliuzza nell’occhio di chi governa e la trave in quello di chi si oppone. A leggere Giavazzi, Panebianco, Riotta & Co., la cosiddetta riforma Gelmini è un ottimo testo di legge. Certo mancano le risorse finanziarie, certo mettere a esaurimento i ricercatori non è carino, certo in Europa la ricerca è ben più considerata, però…però il ddl affronta il problema del merito (anche se nel testo non c’è una sola riga sul tema), però costringe gli Atenei a razionalizzare l’offerta spesso scriteriata dei corsi di laurea (altro punto non pervenuto), però inserisce criteri aziendali nella governance (ai terzisti l’inglese piace da impazzire). Dall’altra parte invece chi rema contro? La casta dei Baroni, i ricercatori fannulloni, i precari questuanti sempre rivolti alla mano pubblica, i pochi studenti politicizzati. E da cosa sono mossi? Semplice: dal più retrivo spirito di conservazione.
Curiosamente, le ragioni di chi si oppone non meritano il vaglio del proverbiale amore per i fatti dei nostri terzisti. Nei loro articoli ispirati alla tradizione anglosassone non compaiono i tagli già varati nel 2008, né il blocco degli stipendi che colpisce maggiormente le fasce più giovani, né il proliferare delle figure precarie, né il brutale colpo inferto al diritto allo studio. Strane amnesie.
Insomma, a tutti coloro che per motivi ragionevoli vogliono difendere l’Università pubblica e cambiarla in meglio, è bene lanciare un messaggio: diffidate di chi nasconde il coltello sotto una giacca di tweed abilmente contraffatta.

Advertisements

Informazioni su carmelo calabro'

Ricercatore di Storia delle dottrine politiche, Università di Pisa
Questa voce è stata pubblicata in Riforma, tagli finanziari. Contrassegna il permalink.

2 risposte a I terzisti e la riforma dell’Università

  1. Giuseppe De Nicolao ha detto:

    Per fare un esempio concreto, Giavazzi nel suo recente articolo “Un paese fuori corso” , fa delle affermazioni sul numero di docenti, sull’eccessiva spesa per formazione universitaria e sulla quasi gratuità dell’Università, che sono contraddette dalle statistiche OCSE . Vedi anche la replica apparsa (insieme alla contro-replica di Giavazzi) sul Corriere della Sera del 6/11/2010: http://archiviostorico.corriere.it/2010/novembre/06/Interventi_Repliche_co_9_101106090.shtml

    • unimediapisa ha detto:

      Dire, a proposito del merito, che “nel testo [del DDL] non c’è una sola riga sul tema” e’ forse un po’ troppo sintetico. Il problema e’ che tutta la parte che riguarda regimi premiali e’ solo un castello di scatole vuote: e’ subordinata all’emanazione di decreti e regolamenti che non potranno certo essere emanati nel breve-medio periodo (visti anche i precedenti dei bradipi del MIUR).

      Del resto alla favoletta che la riforma rendera’ efficiente l’universita’, generando risparmi, non crede piu’ nessuno. A cominciare da Tremonti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...