Ma 9000 associati in più sono davvero una catastrofe economica?


Distribuzione dei ricercatori, in base all'eta' (cliccare sulla figura per ingrandirla)

Ultimamente sui giornali si legge di tutto. E quando si parla di cifre, sembra di essere tornati agli anni della fantasia al potere.

Un esempio interessante è quello relativo alla proposta di prevedere nei prossimi sei anni la messa a concorso di 9000 posti di professore associato, per consentire gli scorrimenti di carriera di una parte degli attuali ricercatori (che sono complessivamente circa 26000, fonte MIUR).

Le cifre che girano sono da capogiro: si va dai 480 milioni di euro a regime a più di 1 miliardo di euro (dipende dai giornali, dalla fonte che viene citata etc.). Ma sono veramente questi i costi reali? Proviamo a fare un’ipotesi.

Un ricercatore attorno ai 45-50 anni (che ha probabilmente ottenuto un posto fisso tra i 30 e i 40 anni) si trova mediamente in classe stipendiale VII; percepisce dunque uno stipendio lordo pari a 49.066 euro (fonte: tabelle stipendiali 2010 a cura di Alberto Pagliarini).
Un professore associato neoassunto e non confermato percepisce uno stipendio annuo lordo pari a 43.023 euro, che diventano 45.346 all’atto della conferma. Con la ricostruzione di carriera secondo le norme attuali, un associato potrebbe all’atto della conferma arrivare ad essere inserito nella quarta classe stipendiale (ma naturalmente non tutti ci riescono): in tal caso, arriverebbe a percepire annualmente 56.313 euro. Quindi, nel peggiore dei casi, dopo tre anni ogni docente costerebbe 7000 euro in più lordi su base annua. Lo stesso docente però, se fosse rimasto ricercatore, sarebbe passato alla fascia stipendiale successiva, e quindi non costerebbe più 49.066 euro lordi l’anno ma 50.875. Quindi, in realtà, la differenza tra il ricercatore e l’associato scende ancora: circa 5.500 euro l’anno. Se moltiplichiamo la cifra per 9000 (immaginando dunque di assumere in un sol colpo tutti i neoassociati), abbiamo un aggravio per le casse dello stato pari a circa 50 milioni di euro. Ovviamente nel tempo questo aggravio è destinato a crescere, ma non di moltissimo. La differenza di stipendio annua tra un ricercatore in classe 12 e un associato in classe 7 (dopo otto anni, dunque, al regime attuale) è la seguente: il ricercatore percepirà 58.112 euro, l’associato 65.251: circa 7000 euro lordi in più, che moltiplicato per 9000 fa 63.000.000 di euro. Le cifre ben maggiori di cui si è parlato sono probabilmente calcolate su quanto è necessario per assumere un associato ex-novo: ma che la maggior parte dei vincitori non appartenga alla categoria degli attuali ricercatori non sembra realistico. Dunque: perché non immaginare comunque un piano di promozione basato su una valutazione ex-post dei costi effettivi?

Tra l’altro: l’aumento delle retribuzioni dovrebbe anche comportare una maggiore imposizione fiscale: una parte del denaro erogato tornerebbe dunque al mittente.

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto se 9000 posti risolvano il problema. Ovviamente no, perché si tratta come al solito di un provvedimento tampone (anche se, per fortuna, non di un’ope legis). Tuttavia, consentire dei doverosi scorrimenti di carriera a persone che spesso hanno molti più titoli di tanti colleghi diventati associati nel 1980 sarebbe, in primis, una questione di giustizia. E potrebbe rappresentare una prima (ancorché inadeguata soluzione) ai problemi didattici degli atenei.

E’ molto probabile che gli attuali ricercatori, già penalizzati (soprattutto se giovani) dai blocchi degli stipendi e degli scatti, non avranno nessun motivo per continuare a insegnare a titolo gratuito se le prospettive di carriera resteranno fortemente limitate. E dato che coprono circa il 30% degli insegnamenti, la loro indisponibilità peggiorerà notevolmente l’offerta formativa: basta vedere cosa sta succedendo in questi giorni in gran parte degli atenei italiani (da nord a sud).

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Una risposta a Ma 9000 associati in più sono davvero una catastrofe economica?

  1. Stefano ha detto:

    Il ragionamento è assolutamente corretto. Peraltro se si pensa che mentre un professore associato svolge 120 ore annue di didattica frontale (carico didattico istituzionale) ad un ricercatore l’eventuale didattica frontale (affidata sotto forma di “supplenza”) va pagata a parte, l’aumento di spesa si riduce ulteriomente fino addirittura ad annullarsi in alcuni casi.

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