I ricercatori incontrano i parlamentari


Nell’imminenza della discussione del DDL Gelmini alla Camera,
il Coordinamento dei ricercatori di Pisa organizza un incontro pubblico con parlamentari della Commissione Cultura sulla riforma dell’Università:
venerdì 12 novembre,
ore 15,
presso il polo didattico Carmignani,
Piazza dei Cavalieri, Pisa  (vedi mappa)

Al momento hanno già confermato la propria partecipazione gli Onorevoli Ghizzoni (PD) e Pardi (IDV) e siamo in attesa di risposta da parte di parlamentari di altri partiti.
A parte l’ovvio invito a partecipare a questo importantissimo evento, vi chiediamo nello spazio commenti (in fondo a questa pagina!) di postare domande da sottomettere ai politici presenti: il blog permette di fare in modo che questo call for questions raggiunga e sia raccolto – e la cosa ci farebbe molto piacere – anche da chi non è del nostro ateneo.

la redazione

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Ricercatrice di Storia delle Dottrine politiche, Università di Pisa
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23 risposte a I ricercatori incontrano i parlamentari

  1. Carlo Franchini ha detto:

    Domanda da fare ai politici: Si parla tanto di meritocrazia: bene come si pensa, ai fini di premiare il più meritevole, di estrapolare il reale contributo di ciascun coautore ad una pubblicazione scientifica, visto che non vi è più alcuna discussione dei titoli presentati dai candidati? E’ possibile che contano solo parametri quali il numero, il fattore di impatto e le citazioni? Oggi, in tutte le materie scientifiche, è inimmaginabile pubblicare da solo e interdisciplinarietà è richiesta per l’accettazione del lavoro e allora…. come si pensa di dare a Cesare quello che è giusto attribuire a Cesare?

  2. Simone Capaccioli ha detto:

    Vi sono appelli da piu’ parti autorevoli (CRUI, Confindustria, etc.) affinche’ la riforma Gelmini venga approvata in tutta fretta cosi’ come e’. Attenzione! Quasi il 90% della riforma e’ un guscio vuoto, una delega al governo che dovra’ scrivere i decreti attuativi, definire i meccanismi di valutazione del merito, i dettagli delle forme di reclutamento, etc.
    Che senso avrebbe licenziare una legge che si vorrebbe “di riforma” mentre il governo è in bilico?
    Si rimanderebbe a una serie interminabile di decreti attuativi, e l’overdose burocratica di procedimenti inconcludenti di fatto paralizzerebbe ulteriormente il funzionamento delle Università. Basta vedere cosa e’ successo con la Moratti. E magari fra 4 anni si riparte da capo. Ma fare una cosa a modino una volta, mai?
    Una sola cosa e’ ben regolata e prevista nella “riforma” ed e’ la parte che riguarda la Governance. Che partirebbe subito riformata nei minimi dettagli.
    Vai a vedere che tutti, politici e baroni, vogliono che passi proprio questa. Chissa’ perche’ mai? O perche’ mai?????

  3. francesco sylos labini ha detto:

    perché pagare uno scienziato quando facciamo le migliori scarpe del mondo ?
    (e non è una domanda retorica !)
    buon divertimento
    fsl

    • Simone Capaccioli ha detto:

      Caro Francesco,
      riporterò la domanda sulle scarpe ai parlamentari, venerdi.
      Però sarà poi proprio vero che facciamo le migliori scarpe del mondo?
      Intanto, le facciamo proprio noi….o le fanno i cinesi in conto terzi per noi?
      E poi (mi becchero’ una denuncia) l’inverno scorso ero in Polonia (per ricerca si va ovunque in ogni momento) con un paio di Geox, che dovevano essere il meglio sul mercato per i climi freddi, e si sono spappolate al gelo come le scarpe di cartone che aveva mio nonno nella campagna di Russia (o Emilio Lussu nel suo anno sull’altipiano, ….il capitalismo italiano non si era evoluto fra le due guerre).
      Se continuaiamo così, a non pagare i ricercatori (anzi a cacciarli all’etero per fame), mi sa che le scarpe ce le faranno gli altri, in senso metaforico.
      Saluti
      Simone

  4. Marcella ha detto:

    All’Università italiana, oltre ad una nuova visione strategica lungimirante e competente, servono soldi per poter sopravvivere, per garantire il turn over, per assicurare didattica e ricerca di qualità. Visto che di buone intenzioni è lastricata la via che porta all’inferno, mi piacerebbe sapere concretamente, creata una ideale graduatoria delle priorità del Paese, a quale altezza si collocano le esigenze dell’università pubblica e, giacché attualmente non sono stati previsti investimenti in materia, da quali altri capitoli di spesa pensano di poter reperire le risorse necessarie ad evitarci il collasso.

  5. Guiduchindo Yohanan Borghi-Cocchi di San Salvatore ha detto:

    Ci sono Ricercatori che non fanno didattica; ricercano e la loro ricerca è apprezzata. Non ha senso metterli a esaurimento. Saranno pochi, ma ce ne saranno sempre. Per scongiurare questo danno basta sostituire, all’art. 15, § 4, c) (pag. 69 del documento degli Atti Parlamentari – Senato della Repubblica – N. 1905 – XVI LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI):

    l’articolo 1, commi 10 e 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230

    con:

    l’articolo 1, commi 7, 10, 14 e 22, della legge 4 novembre 2005, n. 230

    ——————————————————————————————————————

    Commi di cui si chiede la soppressione:

    ART. 1. c. 7: Per la copertura dei posti di ricercatore sono bandite fino al
    30 settembre 2013 le procedure di cui alla legge 3 luglio 1998, n. 210.
    ART. 1. c. 22: 22. A decorrere dalla data di entrata in vigore dei decreti
    legislativi di cui al comma 5 sono abrogati 1’articolo 12 della legge 19
    novembre 1990, n. 341, e gli articoli 1 e 2 della legge 3 luglio 1998, n.
    210. Relativamente al reclutamento dei ricercatori l’abrogazione degli
    articoli 1 e 2 della legge n. 210 del 1998 decorre dal 30 settembre 2013.
    Sono comunque portate a compimento le procedure in atto alla predetta data.

    Testo attuale dell’art. 15, § 4 (DdL 1905)

    4. A decorrere dalla data di entrata in vigore
    della presente legge sono abrogati:
    a) l’articolo 4 della legge 30 novembre
    1989, n. 398;
    b) l’articolo 3 della legge 3 luglio 1998,
    n. 210;
    c) l’articolo 1, commi 10 e 14, della
    legge 4 novembre 2005, n. 230.

    Testo modificato dell’art. 15, § 4 (DdL 1905):

    4. A decorrere dalla data di entrata in vigore
    della presente legge sono abrogati:
    a) l’articolo 4 della legge 30 novembre
    1989, n. 398;
    b) l’articolo 3 della legge 3 luglio 1998,
    n. 210;
    c) l’articolo 1, commi 7, 10, 14 e 22, della
    legge 4 novembre 2005, n. 230.

  6. Cristina Cassina ha detto:

    più che una domanda, ai nostri ospiti rivolgerei un appello:
    Ritiratelo!
    Il DDL è inemendabile

  7. francesco ha detto:

    concordo.
    ormai c’è poco da presentare emendamenti.
    il DDL va ritirato, non ci sono nemmeno + le condizioni politico-istituzionali per far si che possa entrare in vigore.
    Ricordatevi infatti, che senza i successivi decreti attuativi (se cambia il governo chi li emana??? e se si va alle elezioni quanti mesi bisognerebbe aspettare???) si rimarrebbe con una riforma monca, inapplicabile che condannerebbe l’università tutta nel limbo + assoluto.

  8. unimediapisa ha detto:

    I sostenitori del DDL spesso affermano che i concorsi sono tutti truccati (cioe’ congegnati per fregare i piu’ bravi), ma poi il DDL lascia tutto il potere nelle mani degli ordinari, cristallizzando la situazione prodotta da questi (presunti) concorsi-scandalo. Come la mettiamo?

    Sono dell’idea che, per riformare e migliorare il sistema, sarebbe utile mettere dei filtri per l’accesso alle commissioni, ma in base alla produttivita’ scientifica degli ultimi due anni (e non sulla base del vecchio sistema di caste).

    Comunque concordo con Cristina: un governo-zombie non puo’ produrre alcuna riforma sensata. Il DDL e’ da seppellire.

  9. r29ainsubria ha detto:

    Sulla scorta dell’articolo “Fare, fare finta e fare futuro”, chiederei come si possa discutere una riforma che manca di copertura economica effettiva, oltre ad avere tutti gli altri difetti ricordati?
    L’unica soluzione ragionevole è il suo immediato ritiro.

  10. Andrea Taddei ha detto:

    Non può essere una riduzione dell’ancora drastico taglio all’Università pubblica a far cambiare la richiesta da rivolgere alle forze politiche. Si tratta di capire se si è in grado o meno di non fare approvare questo ddl, che mortifica l’università, la ricerca e il diritto allo studio.

  11. marina ha detto:

    Concordo con Cristina, Andrea e gli altri che mi precedono: l’unica soluzione è il RITIRO di questa falsa riforma!!!!!! Non facciamoci allettare dall’illusoria concessione di finanziamenti o di concorsi riservati o da altri tentativi di rabbonirci. Non ci daranno niente, al massimo ci concederanno poche briciole. Solo quando avranno ritirato il DDL si potrà discutere di una VERA riforma dell’università, non prima!!!! Se invece passa il così com’è, per le ragioni già esposte da Simone riguardo la “governance”, allora siamo davvero nei guai: ma forse è proprio questa la parte che interessa a molti, dentro e fuori l’università. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, come diceva qualcuno…..

  12. orazio usb-università ha detto:

    Il DDL Gelmini va ritirato: perchè consegna le Università Pubblica in mano ai responsabili di 20 anni di riforme fallimentari (i rettori ), ai loro sponsor confindustriali, ai politici trombati dei territori in cerca di poltrone e le sottrae definitivamente alla gestione democratica della comunità universitaria e al controllo pubblico, perchè cancella strutture, servizi e sedi facendo ricadere sulle persone e sul territorio ulteriori problemi sociali, perchè offre ai giovani ricercatori solo precarietà, perchè cancella il diritto allo studio e azzera la mobilità sociale…….e, da tecnico-amministrativo aggiungo, perchè ci riduce da cittadini-lavoratori a mobili da spostare alla bisogna !
    Mi pare che questi motivi siano già sufficienti per dire ai politici che i 9000 promessi posti per i ricercatori dietro a cui troppi di loro stanno correndo per giustificare tiepidezze verso il DDL Gelmini non incantano nessuno (l’imbroglio è chiaro ed evidente anche a noi tecnici-amministrativi) e dunque non ci sono scuse per non reclamare il puro e semplice ritiro del DDL Gelmini…!
    A loro chiedo invece di battersi per reclamare l’immediato ritiro dei tagli ai bilanci come pregiudiziale alla riapertura di un dibattito serio sulla riforma e il potenziamento dell’Università Pubblica. Dibattito che non deve restare più confinato come in questi ultimi 20 anni nelle ovattate stanze della CRUI – che non rappresenta la comunità universitaria- o della Confindustria – che rappresenta solo ed esclusivamente gli interessi al profitto privato dei suoi adepti – ma coinvolgendo l’intera comunità universitaria e i cittadini.

  13. Anvur Cronaca ha detto:

    Intanto noi ragioniamo sulla peer-review, e innaffiamo una pianticella spuntata a sorpresa nel ddl

    http://cronaca.anvur.it/2010/11/come-ti-vedo-e-rivedo-la-ricerca.html

    • simocapa ha detto:

      Interessante post su storia e attualita’ del peer-review.
      La parte che riguarda l’attualita’ europea e’ illuminante.
      Gentile ANVUR-CRONACA perche’ non ci manda un post anche su https://unipiblog.wordpress.com/?
      Saremmo felici e i nostri lettori vedrebbero qualcosa di diverso.
      Per quanto riguarda l’art.18bis e’ davvero sorprendente cosa accade in commissione cultura.
      Peccato che la pianticella, come l’ha definita Lei,
      prima ancora di affrontare le intemperie del dibattito parlamentare, sia stata “seccata” dalla nota del Tesoro pervenuta in commissione Bilancio. Veda qua: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-13/sono-risorse-modifiche-riforma-162143.shtml?uuid=AYMqidZC alla fine dell’articolo.
      Forse ora avranno trovato i soldi, ma dubito. Non credo che il peer-review sia nelle priorità di questo governo. Del resto la riforma stessa presenta una grave pecca: consegnando l’autogoverno degli organi e le commisssioni di concorso completamente in mano ai professori ordinari (senza una valida valutazione sulla loro produzione scientifica e attività didattica e/o gestionale)
      di fatto uccide ogni forma di valutazione basata su peer-review.
      Non abbiamo più “pari” ma abbiamo una “casta” che e’ eccellente per definizione.
      Un essenzialismo (della serie “io sono ordinario e quindi valgo di più dei PA o RTI e , figuriamoci, dei precari”) che verrebbe smontato dai fatti, se è vero che valutazioni bilbiometriche effettuate in alcuni settori disciplinari hanno evidenziato profili medi molto bassi relativamente ai professori ordinari, confrontabili se non inferiori a quelli di altre fasce. Chi ha partecipato a concorsi di recente lo sa, capita non di rado che i candidati siano più titolati della commissione.
      Purtroppo di tutto ciò, cioè di merito e valutazione, nella riforma non si trova niente,
      se non parole inutili, o vuoti gusci normativi che non saranno mai riempiti. Figuriamoci trovare i soldi.
      Per questo motivo bisognerebbe che il ddl fosse ritirato e si ripartisse a discutere la riforma dell’Universita’ su basi più salde. Trovo più competenza in questo blog o nel Suo (ANVUR_Cronaca) che in molte pagine propagandistiche del MIUR. (si veda la nota in https://unipiblog.wordpress.com/2010/11/11/i-riformatori-bugiardi/)
      E la cosa, se Lei non si offende, mi sembra paradossale.

      • Elsa Luttazzi ha detto:

        Anch’io concordo: il DDL Gelmini deve essere ritirato

      • Anvur Cronaca ha detto:

        Concordo sul fatto che in merito all’Art. 18-bis (Comitato nazionale dei Garanti per la Ricerca) c’è stata una critica sulla copertura, ma in questo caso sono rimasto sorpreso, perchè il testo indicava una copertura “interna” agli stessi fondi di ricerca interessati (MIUR + Min. Salute), insomma una quota per spese amministrative che ritengo non inficiassero alcunchè in materia finanziaria.
        Ritengo ovviamente insoddisfacente e confusionaria la formulazione congiunta degli Art. 18 e 18-bis come sono ora, ma ho voluto cogliere, più che altro, l’idea, la direzione, ecco.

  14. gipo ha detto:

    Ci sarebbe anche il problema degli scatti di anzianità: dovrebbero essere ritirati per i giovani, specialmente i ricercatore neo assunti…
    ad un neo ricercatore incidono per il 50 per cento dello stipendio mensile al terzo anno.

    • Carlo Carminati ha detto:

      Si’, ma questo non riguarda direttamente il DDL. Comunque glielo chiederemo: anche se per me incidono meno, a nessuno fa piacere lasciarsi rapinare da questa manica di farabutti.

      • Giovanni Gaiffi ha detto:

        Salve,

        mi sembra una buona cosa segnalare anche la questione del taglio agli scatti stipendiali, alla fine il DDL e la manovra sono in qualche modo collegati. Faccio presente fra l’altro che la norma e’ iniqua perche’ colpisce ingiustificatamente, in maniera grave e sbilanciata i giovani ricercatori e professori, mortificando i loro stipendi presenti e futuri. Tutti coloro, di qualunque fascia, che sono ai primi scatti della loro carriera avranno un danno molto consistente.

  15. pietrodima ha detto:

    @Carlo: in una certa parte c’entra il DDL visto che al suo interno ha il seguente articolo:

    1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo, tenendo conto anche delle
    disposizioni recate in materia dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge
    30 luglio 2010, n. 122, adotta un regolamento ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
    per la revisione della disciplina del trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari già in servizio
    e di quelli vincitori di concorsi indetti fino alla data di entrata in vigore della presente legge, come determinato dagli
    articoli 36, 38 e 39 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, secondo le seguenti norme
    regolatrici:
    a) trasformazione della progressione biennale per classi e scatti di stipendio in progressione triennale;
    b) invarianza complessiva della progressione;
    c) decorrenza della trasformazione dal primo scatto successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

    Cioè almeno per la trasformazione degli scatti da biennali a triennali…

    @Giovanni: sono d’accordissimo. Il taglio agli stipendi non è una questione di fascia ma un attacco alla gioventù: pagano di più, molto di più, i più giovani, un assurdo nell’assurdo!

  16. Gabriele Massimetti ha detto:

    Questo anno a Pisa sono stati “rottamati” 48 ricercatori secondo me aggirando la legge Tremonti che escludeva dalle categorie a rischio i “docenti” universitari ed i magistrati.
    I ricercatori infatti di nome (per la legge Moratti sono stati definiti “professori aggregati”) e di fatto (il 40% dei corsi si reggono sull’attività didattica volontaria dei ricercatori) possono essere considerati docenti a tutti gli effetti. Oltretutto la lettera che comunicava agli interessati il prepensionamento conteneva un clamoroso falso in atto pubblico, si affermava infatti che il provvedimento veniva intrapreso data la sufficiente copertura presente nel settore scientifico disciplinare di appartenenza.
    Per evitare ricorsi e strascichi legali non sarebbe opportuno che una circolare ministeriale chiarisse che la legge non è applicabile alla categoria dei ricercatori evitando così una disparità evidente nella sua applicazione fra le varie realtà accademiche?

    • unimediapisa ha detto:

      La vicenda dei ricercatori rottamati e’ un’altra “anticipazione del futuro” che ci aspetta (se il DDL Gelmini passa): ovvero i superburocrati dell’ateneo (peraltro corresponsabili di una gestione finanziaria piuttosto opaca) che invadono il campo e prendono decisioni su questioni che riguardano l’attivita’ scientifica e didattica dei dipartimenti.

      Un’altra idiozia analoga l’abbiam vista nel caso del regolamento sulle missioni all’estero.

      Bastano queste due vicende per rigettare il progetto di universita’ dei manager che il DDL vorrebbe imporci.

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