I riformatori bugiardi


Ormai da tempo siamo abituati a misurare le bugie di Berlusconi in megatoni. Nondimeno, “è la nipote di Mubarak” suona più verosimile delle assurdità sparate anche dai siti istituzionali a giustificazione della controriforma universitaria. Da bravi uomini di scienza, andiamo a confrontare le affermazioni con la realtà dei fatti.

I NUMERI DELLA CRISI

– Nessuna Università italiana è tra le migliori 150 del mondo.

“Migliori” non vuol dir nulla. “Tra le prime 150 secondo la classifica x” andrebbe già meglio. E’ vero che in quelle classifiche non ci siamo, comunque. Negli ultimi 3-4 anni, le posizioni delle italiane di punta (Pisa, Bologna, PoliMilano, Roma la Sapienza, Firenze) sono andate calando. C’entreranno mica anche le politiche governative?

– 37 corsi di laurea hanno 1 solo studente iscritto.
– 327 facoltà non superano i 15 iscritti.

Su questa assurda leggenda metropolitana si è già espresso un collega qui. Aggiungo che un governo non può non sapere che questa è una balla.

– Nel 2008, 5 Università importanti avevano buchi di bilancio enormi. Se fossero state aziende private chi le avesse gestite così sarebbe stato licenziato in tronco.

…o fatto Presidente del Consiglio.

Non ci è mai stato detto quali. Ho il sospetto (supportato da quanto scritto qui) che ci si riferisca anche alla nostra, il cui bilancio è sempre stato in pari. E, naturalmente: taglia oggi, taglia domani, poi qualcuno in rosso ci finirà pure prima o poi…

– Dal 1998 al 2006 il numero dei professori è passato da 48.000 a 62.000. Quello degli studenti è rimasto fermo. Si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze dei ragazzi, aumentando la spesa in maniera inaccettabile.

E meno male che i professori sono aumentati. Il rapporto studenti/docenti in Italia è (anche oggi!) notevolmente più alto che negli altri paesi sviluppati. Pochi docenti significa studenti poco seguiti. Poi ci si lamenta degli abbandoni.

– Abbiamo 94 Università più 320 sedi distaccate, spesso in posti non strategici.

Potreste cominciare chiudendone qualcuna. Magari cominciando da quelle non statali, una 30na circa, cui il governo eroga 90 milioni l’anno (molti più soldi di quelli che ci vorrebbero per avviare una seria politica di merito nell’università pubblica). Potreste, ad esempio, chiudere qualcuna delle università telematiche, giudicate “marginali” e “poco trasparenti” dal CNVSU. Potreste chiudere l’E-Campus, l’università del CEPU, istituita con DM 30/1/2006 (governo Berlusconi bis). Sarà dura, visto che lì “ci sono giovani che si laureano con il massimo dei voti e non assomigliano a Rosy Bindi”.

– Abbiamo 5.500 corsi di laurea: in Europa sono la metà.

Ammettiamo per un attimo che avere un’offerta didattica ampia sia un male (non l’ho mai pensato, e lo trovo assurdo). I corsi di laurea non nascono come i funghi. La loro creazione è sottoposta all’approvazione del ministero, che deve verificare la sussistenza di requisiti minimi di sostenibilità didattica. Un CdL deve – per legge – differenziarsi dagli altri per un numero minimo di crediti. Le leggi le fanno i ministri, non gli atenei. Non sarà che un po’ di responsabilità se la deve assumere chi ha governato dal 2001 ad oggi?

– Abbiamo 170.000 materie insegnate rispetto alle 90.000 della media europea.

Mi piacerebbe sapere come le contiamo, le materie insegnate. Visto che i nomi sono decisi dai CdL in totale autonomia (non esiste un “tabellario dei nomi di materia” nazionale). In 10 corsi di Ingegneria Informatica l’esame di informatica del primo anno si chiamerà in 10 modi diversi: “fondamenti di programmazione”, “fondamenti di informatica”, “programmazione 1”, etc. etc. Magari è soltanto che abbiamo più fantasia che nel resto d’Europa.

– Nel 2001 i corsi di laurea erano 2.444: nel 2008 erano 5.500.

Più del doppio? Accidenti! Sarà mica che nel 2001 i corsi erano a ciclo unico (quadri- e quinquennali), di lì a poco sono diventati su due livelli (il famoso 3+2 del DM 509), e quindi per ogni corso “vecchio” ce ne vogliono due “nuovi” solamente per mantenere la stessa offerta didattica? Sarà mica che il senso del DM 509 era di aumentare l’offerta specialistica (quella, appunto, del secondo livello), mantenendo più contenuta quella di base, e quindi è assolutamente ovvio che siano un po’ più del doppio?

– Negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26.000.Sono stati promossi senza posti disponibili, facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro.

I concorsi per associato hanno per legge due idoneità. Quindi, per ogni posto bandito, ci sono due idonei (e non promossi: non siamo, infatti, alle elementari). Il primo prende il posto, il secondo si tiene l’idoneità, a costo zero, per qualche anno. La doppia idoneità serve a risparmiare tempo e denaro: un concorso richiede lavoro da parte di commissari e candidati, pagati per fare ricerca e didattica. Un’università che abbia dei soldi disponibili (gli stessi che userebbe per bandire un posto) può chiamare un idoneo, saltando la procedura. Per assumere un idoneo ci vuole del budget (un “posto disponibile”). Se nessuno lo assume, l’idoneità scade e siamo punto e a capo. Quindi non c’è, né può esserci, nessuna spesa pazza, men che mai di quest’entità. Un ministro non può non saperlo.

– I ragazzi sono sottoposti ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea, per trovare giustificazione a corsi fatti solo per dare cattedre.

Facciamo due conti. I nostri studenti si sobbarcano 60 crediti l’anno, quindi 600 ore di lezione, con una stima (al rialzo) di 10 ore per credito. Ammesso che i numeri di sopra siano credibili, una stima per eccesso della media europea sarebbe di 200 ore l’anno. “Media” vuol dire che ci sarebbe anche chi ne fa di meno. Ci dite, per favore, dov’è quel paradiso in cui ci si laurea con 150 ore l’anno, cioè 6 ore di lezione alla settimana su due semestri da 12 settimane? Se e quando ne troverete uno, rispondete a queste domande: mandereste vostro figlio a laurearsi in un posto del genere? Ad un laureato di questi, fareste i) costruire un palazzo, ii) eseguire un’operazione chirurgica, iii) curare i vostri interessi legali, iv) testare la pericolosità di un prodotto chimico, v) tenere il bilancio di una grande azienda?

Vi lascio con una domanda: lascereste riformare l’università a chi mente sapendo di mentire, e vi ritiene tanto fessi da prendere per buone le sue panzane senza verificarle?

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Informazioni su Giovanni Stea

Ricercatore in Ingegneria Informatica
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2 risposte a I riformatori bugiardi

  1. Pingback: Il diavolo, probabilmente « Università, Riforma e Mass Media

  2. simocapa ha detto:

    La disinformatzja del MIUR è sempre all’opera. Oggi mercoledi 17 novembre
    da verso le ore 12 campeggia questo comunicato stampa:
    “La percentuale di adesione allo sciopero di oggi è stata del 3,8% del personale scolastico.”
    http://www.istruzione.it/web/ministero/cs171110
    Chi di voi ha bambini in età scolare, vi risulta questa adesione oggi?
    Se guardate, è un pò il refrain di tutti i comunicati stampa in occasione di tutti gli scioperi (è sempre il 3-4%). A volte, anche nell’Università. A noi chiedono l’adesione o meno il giorno dopo, ma il ministero pubblica i dati il giorno stesso.
    Che abbia il Panopticon? Oppure soliti numeri random come quelli evidenziati nell’articolo di Stea?

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