I ricercatori in piazza. 17 novembre [flash]


Moltissimi ricercatori hanno partecipato alla manifestazione cittadina di oggi 17 Novembre, giornata internazionale dello studente, in difesa del sistema dell’istruzione pubblica. Ecco il testo dell’intervento che ho presentato, al termine del corteo in Piazza dei Cavalieri, anche a nome di molti altri colleghi:

I ricercatori si sono mossi contro gli interventi del governo già dalla primavera scorsa. Lo hanno fatto per motivi gravi e concreti.
Il DdL Gelmini colpisce la dignità del nostro ruolo e mortifica il nostro lavoro. Prevedere la messa ad esaurimento dei ricercatori (che peraltro giungerebbe comunque nel 2013, secondo quanto prevede la legge 230/2005 voluta dall’ex ministro Moratti) significa realizzare un capolavoro paradossale. I ricercatori da anni svolgono di fatto le stesse identiche attività degli altri docenti. Nonostante non siano in alcun modo obbligati dalla legge, sostengono una parte importante della didattica in modo volontario e gratuito. E il governo cosa fa? Invece di riconoscere che i ricercatori sono docenti, decide di eliminarne la figura.
Ma i ricercatori non hanno deciso di agire solo per ragioni di categoria, seppure sacrosante. Da subito abbiamo considerato l’opposizione alle politiche governative in modo più ampio e comprensivo. I ricercatori vogliono difendere l’Università pubblica e sanno che l’attacco è concentrico. Sanno che i tagli all’FFO rischiano di strangolare economicamente gli Atenei; sanno che il blocco degli scatti stipendiali colpisce soprattutto le generazioni più giovani; sanno che il ddl precarizza ulteriormente il lavoro di ricerca e didattica; sanno che la mannaia sul diritto allo studio pregiudica la possibilità di accesso democratico alla conoscenza.
Per tutti questi motivi i ricercatori non si sono chiusi in una battaglia solitaria. In tutti gli Atenei italiani hanno condotto iniziative in difesa della natura pubblica dell’Università. Lo hanno fatto insieme ai precari, agli studenti e a tutti coloro che condividono l’idea che riformare non significa soffocare brutalmente.
Il governo ha tentato di incrinare l’unità del mondo universitario. Lo ha fatto con promesse e lusinghe. I ricercatori non hanno creduto alle prime e hanno respinto le seconde. Anche negli ultimi giorni, ci siamo espressi in modo inequivocabile: non ci sono emendamenti possibili. C’è una sola via: il ritiro del DdL.
Ed è proprio per dare maggior forza a questa richiesta che abbiamo deciso di far parte di “Università bene comune”. Questa sigla significa unità di chi non vuole cedere al colpo di grazia che il governo sta tentando di infliggere al patrimonio del sapere pubblico.
Noi siamo orgogliosi di lavorare in un’Università che è un bene di tutti. Vorremmo migliorarla, correggerne le distorsioni, estirparne i mali. Su tutto questo abbiamo avanzato proposte serie e responsabili.
Ma oggi purtroppo non può essere il giorno delle proposte. Oggi è giusto e utile essere tutti qui, anche insieme ai ragazzi delle scuole, per dire no, con le parole e la presenza fisica, a questo governo.
Se ci guardiamo intorno con pessimismo, rischiamo di vedere solo macerie. Ma nonostante Pompei crolli, c’è sempre una ginestra che tenta di resistere.

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Informazioni su carmelo calabro'

Ricercatore di Storia delle dottrine politiche, Università di Pisa
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Una risposta a I ricercatori in piazza. 17 novembre [flash]

  1. Anvur Cronaca ha detto:

    I ricercatori hanno i loro meriti, ma adesso bisogna decidere: o 3 fasce di docenti (titolari, si intende, non teaching assistants come gli RU) o 2, alla francese – con pistoni di fabbricazione americana.

    La scelta politica e’ stata fatta, perchè così in ogni caso non si può andare avanti.

    Avevamo tracciato una storia ragionata qui
    http://cronaca.anvur.it/2010/10/il-ricercatore-ricercato.html

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