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C’è un tempo per discutere e un tempo per protestare: la discussione sul DDL Gelmini non c’è stata quando ci sarebbe stato tempo e modo di analizzare le proposte e di cambiare almeno i punti più controversi. Ora che la protesta incalza e mette in difficoltà il governo, la ministra assume toni concilianti e si rivolge su YouTube agli studenti inferociti, invitandoli a non farsi strumentalizzare. E questa della strumentalizzazione degli studenti è in effetti uno dei leitmotiv martellanti di questi giorni.
Il titolo del video è di per sé tutto un programma:Non fatevi strumentalizzare dai baroni e dai centri sociali“. Solo l’ineffabile Mary Star poteva riuscire a mettere “baroni” e centri sociali sullo stesso piano (notoriamente le due categorie perseguono gli stessi obbiettivi!). In effetti accusare gli studenti di essere strumentalizzati dai baroni non solo è una sciocchezza, ma è anche offensivo. Per l’intelligenza di chi ascolta.

L’ambientazione del video è piuttosto asettica: il Ministro siede dietro un tavolo sul quale è poggiato uno schermo; la recitazione è piuttosto scadente, i movimenti degli occhi nervosi, lo sguardo di tanto in tanto fugge verso lo schermo. Anche l’abbigliamento dimesso e il tono mellifluo con il quale la ministra si rivolge a coloro che sino a pochi giorni non degnava di alcuna considerazione mostrano che a qualcosa la mobilitazione di questi giorni è servita. Non so se servirà a stoppare il DDL e a costringere la nostra classe politica a ragionare seriamente (dopo tante ciance) di formazione e di università, ma almeno ha dimostrato che in questo paese ci sono ancora dei cittadini capaci di pensare e di non comportarsi da sudditi.

L’esordio del discorso è significativo: “Cari ragazzi, mi rivolgo direttamente a voi attraverso questo canale per chiedervi di non farvi strumentalizzare dai baroni e di non mescolare la vostra protesta con quella dei centri sociali. Non dovete avere paura della riforma dell’Università. E’ un provvedimento indispensabile per migliorare la vostra condizione all’interno degli Atenei, un disegno di legge che mette al centro i vostri interessi, a partire dal diritto allo studio”.
Continua poi con una serie di affermazioni almeno discutibili: che questa riforma spalancherà le porte dell’università ai giovani; che non avremo più rettori a vita; e così via.

Riguardo al DDL: di cose da dire ce ne sarebbero molte. Ne osservo un paio, riprendendo il discorso della Gelmini.

  1. chi sarebbero questi “baroni” che strumentalizzano gli studenti? I ricercatori (scomparsi come soggetto della protesta: e invece siamo proprio noi, nel mondo accademico, a contestare con più forza molti punti del DDL) non ne hanno visti molti alle manifestazioni o alle assemblee. Semmai i “baroni” brillano per la loro assenza. E forse sono assenti perché – benché colpiti anch’essi dalla scure di Tremonti – lo sono in misura assai inferiore rispetto ai colleghi più giovani; e perché, se uno legge bene il DDL, è proprio agli ordinari che viene delegato il governo dell’Università. Quindi, prima si mette in atto una campagna di stampa che attribuisce ai medesimi (invero, con un po’ di esagerazione) tutte le responsabilità dei problemi degli atenei; e poi, per punirli, li si mette al governo di ciò che avrebbero dissestato. Non c’è che dire, un meraviglioso esempio di logica aristotelica.
  2. diritto allo studio. Gli studenti, invitati dalla Gelmini a pensare con la propria testa, si sono probabilmente accorti che se si tagliano del 90% i fondi per il diritto allo studio, tale diritto viene sostanzialmente negato. Si potrebbe anche concordare sul fatto che una parte delle borse vengano attribuite per solo merito: questo è un paese con 120 mld l’anno di evasione fiscale, forse in questo modo anche qualche figlio di operaio, in genere troppo “ricco” per godere delle borse e degli alloggi a prezzo politico, potrebbe riuscire a rientrare tra i fruitori delle agevolazioni. Ma senza denaro, semplicemente, le borse non le avrà nessuno.
  3. rettori a vita. Questo, con la protesta degli studenti, c’entra come i cavoli a merenda. Ad ogni modo a Pisa (dove si sono tenute le manifestazioni più clamorose) lo statuto non prevede mandati a vita. E la stessa cosa vale anche per molti altri atenei. Ma forse la Gelmini non lo sa.
  4. la riforma spalancherà ai giovani ricercatori le porte dell’Università. E come, di grazia? Se veramente si vuole un percorso che dia ai meritevoli delle certezze, il sistema va finanziato. Ma i soldi non si trovano, perché non si ritengono cultura e ricerca veramente importanti, pur affermando il contrario. Si ripete ossessivamente che ci vuole meritocrazia: ma non si premiano i migliori perché non si hanno soldi. D’altra parte, un ministro laureato con 100 su 110, con una tesi sciatta (a detta del suo relatore) e sfiduciata dai suoi stessi compagni di partito per manifesta incapacità, può aspirare veramente alla meritocrazia? Se vigesse questo sano principio, ministro la Gelmini non lo sarebbe diventata mai.

  5. Il videomessaggio del ministro.
    Una risposta degli studenti.
    Cucu’: ecco chi sostiene la riforma.

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