I baroni alle crociate [flash]


Ecco, ci siamo. Al momento del rush finale, il velo si squarcia.
Moltissimi colleghi hanno ricevuto una mail intitolata «Difendiamo l’università dalla demagogia». Un manifesto per sostenere il DDL Gelmini firmato … da non molti (in verità) ma molti noti professori. Alcuni in pensione, altri ancora in servizio, quasi tutti aderenti alla Fondazione Magna Carta.
Cara Ministra: non torni a ripetere che chi protesta sta dalla parte dei baroni. Perché i baroni, con questo appello, mostrano di approvare  il DDL che porta il suo nome.
Ricapitoliamo: alcuni baroni approvano e sostengono la sua riforma; la maggior parte degli studenti e dei ricercatori (strutturati e precari) molti professori associati e molti ordinari (perché non tutti gli ordinari sono baroni) invece no (vedi la carrellata degli ostaggi).
C’è poi davvero questa «maggioranza silenziosa»? Chissà …. Che cosa ne pensa la “minoranza” (per fortuna) tanto chiassosa ?

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Informazioni su cristina cassina

Ricercatrice di Storia delle Dottrine politiche, Università di Pisa
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39 risposte a I baroni alle crociate [flash]

  1. Elena Frullani ha detto:

    Che abbiano fatto un passo falso, i “baroni”? Come replicherà, ora il ministro?

  2. Silvia Morelli ha detto:

    Certo che vogliono difendere l’Università dalla Demagogia!
    Non è forse demagogico ripetere fino alla noia che gli studenti che protestano stanno dalla parte o, peggio ancora, sono strumentalizzati dai baroni?
    Ben venga questo appello: se non altro aiuta a chiarire le posizioni.

  3. vivalaricerca ha detto:

    Basta passare in rassegna i comunicati ufficiali della Conferenza dei Rettori per raccontare una storia d’amore che forse piacerebbe allo storico Enrico Decleva, presidente della CRUI. Vediamoli nell’ordine:
    27 maggio 2010 – “A conclusione dell’impegnativo lavoro svolto dalla VII Commissione del Senato con riferimento al DDL 1905, “Norme in materia di organizzazione dell’Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, la CRUI esprime apprezzamento […] La CRUI esprime la viva speranza che, pur nelle gravi difficoltà del momento, non venga lasciata cadere l’occasione irripetibile di intervenire con tempestività, efficacia e volontà riformatrice nella situazione degli atenei italiani, anche a riconoscimento dell’importante lavoro svolto e a garanzia delle legittime aspettative dei tanti giovani di valore che rischiano di venire esclusi da ogni possibilità di accesso agli atenei, con grave danno del potenziale scientifico e professionale del paese, in una fase in cui la competitività internazionale si giocherà in larga misura proprio sulla capacità di rispondere alle sfida su questi aspetti”.
    8 luglio 2010 – “Sussiste il rischio concreto, in una fase sempre più critica della politica italiana, che il provvedimento di riforma, nella versione già migliorata e ancora migliorabile dal Parlamento, non venga approvato neppure in prima lettura entro la pausa estiva, vanificando in maniera probabilmente definitiva prospettive irripetibili di miglioramento e di sviluppo del sistema”.
    3 agosto 2010 – “La CRUI esprime una valutazione positiva sul passaggio al Senato del DDL di riforma dell’Università e sul rapido e efficace lavoro complessivamente svolto dall’Aula che, approvandolo in prima lettura, ha accolto una parte significativa delle proposte migliorative avanzate. Spiace solo constatare come da qualche parte si sia voluto ancora insistere, nell’occasione della discussione parlamentare, su stereotipi negativi e inaccettabili nella loro generalizzazione, in netto contrasto, peraltro, con la revisione di aspetti importanti della vita universitaria già da tempo in corso presso numerosi Atenei”.
    22 settembre 2010 – “La Giunta della CRUI valuta positivamente quanto dichiarato dai Ministri Gelmini e Tremonti sulla riforma universitaria in corso di approvazione al Parlamento e sulle risorse finanziarie da destinare al sistema”.
    30 settembre 2010 (dichiarazione “d’amore” di Decleva) – “E’ indispensabile un atto di responsabilità; è indispensabile che si ritorni sul calendario dei lavori in Aula garantendo lo spazio per la discussione in tempo utile del provvedimento”.
    13 ottobre 2010 – “La CRUI esprime disappunto e vivo allarme per il rinvio a dopo la sessione di bilancio del voto in aula alla Camera del DDL di riforma dell’Università”.
    28 ottobre 2010 – “La CRUI ritiene di aver fatto con coerenza e responsabilità la propria parte con qualificate proposte e richieste, finalizzate alla sostenibilità e al miglioramento dell’intero sistema universitario. Tocca ora al Governo e al Parlamento assumere le loro responsabilità sia sul piano normativo che finanziario”.
    Decleva e la Gelmini: un colpo di fulmine, un amore contrastato.
    (www.vivalaricerca.altervista.org)

    • Elena Pistolesi ha detto:

      Nel 2008, dopo il varo della Finanziaria, la CRUI diffuse un documento (25 settembre 2008) approvato all’unanimità che si concludeva così:
      “Deve essere sin d’ora chiaro che, in assenza di provvedi-menti adeguati che diventino operativi entro il 2009, ai Rettori e alla CRUI non resterà che trarre le uniche conseguenze possibili e coerenti con le loro responsabilità di fronte ai rispettivi Atenei e al Paese”.
      Nel linguaggio codino dei rettori, questo passo significava che si sarebbero dimessi. Devono aver subìto l’influenza dei baroni anche loro, come noi!

  4. pietrodima ha detto:

    Fa impressione leggere quella lista a sostegno del DDL: uomini e donne (pochine a dir la verità…) con molti tratti in comune: quasi tutti hanno un curriculum ineccepibile ma non è questo il punto. Praticamente tutti fanno parte di associazioni culturali conservatrici (particolare non secondario visto che spesso chi sta protestando viene additato come “di parte”…) ma soprattutto – ed è la cosa più importante – son praticamente tutti ordinari potentissimi e di una certa età oppure docenti di università private.
    Insomma i firmatari di questa lista pro DDL non rappresentano certo il nuovo che avanza (è impressionante il confronto con le facce del nostro “l’Università in
    ostaggio”) ma piuttosto un buon sottoinsieme di coloro che hanno tenuto in pugno l’Università e che il DDL – secondo gli spot ministeriali – dovrebbe contrastare.
    Insomma studenti, ricercatori e alcuni professori associati e ordinari protestano con idee politiche anche diversissime tra loro, mentre una lista di potenti professori ordinari di ispirazione conservatrice, supportato anche dal Ptesidente della Conferenza dei Rettori De Cleva, firma un appello pro-DDL…
    Dimmi gli amici che hai e ti dirò chi sei!

  5. Luca M.F. Fabris ha detto:

    Parlando a favore della riforma universitaria che porta il suo nome, il ministro Gelmini indica sempre e soltanto i ricercatori come fomentatori della rivolta delle università pubbliche, difensori dello status-quo e gli studenti come marionette nelle loro mani, dimenticandosi che sono maggiorenni da un po’. Mi domando se il ministro sia a conoscenza che il Politecnico di Milano dall’11 ottobre scorso oscura il suo portale web con un messaggio critico sulla riforma firmato da Rettore, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione (quindi espressione di tutto l’ateneo) e che il 24 novembre scorso ha ribadito, aquistando una pagina del Corriere della Sera con un contributo volontario cui hanno partecipato anche 350 professori ordinari e associati, le sue perplessità su questo disegno di legge. Forse anche questo agli occhi di Gelmini è un assembramento intergenerazionale che ha dell’inconcepibile, come quello, visto ieri a Roma, dei giovani che si preoccupano per le sorti dei loro genitori, dei loro nonni e viceversa. Ma il ministro non dice di avere a cuore la famiglia?

    Luca M.F. Fabris, ricercatore universitario
    Politecnico di Milano

  6. Franco Failli ha detto:

    Potete leggere anche sul blog del Prof. Israel questo post che gli ho inviato.

    Egregio prof. Israel,
    come molti altri docenti ho ricevuto l’appello riportato qui nel suo blog. L’ho letto attentamente e volevo fare alcune considerazioni.
    E’ sicuramente vero che l’Università italiana ha bisogno di una cura efficace (elimino dalla citazione il termine “incisiva”, dal quale le mie poco gradevoli esperienze sul tavolo operatorio mi hanno insegnato a diffidare). Dubito però che il prestigio di una istituzione possa essere ripristinato tramite una riforma, anche perché dubito che tale prestigio, seppure comprensibilmente appannato dalla estrema povertà, sia perduto. I nostri tristemente famosi “cervelli in fuga” da dove provengono? E’ indubbio che ve ne siano anche di meno brillanti o fortunati, ma questo non è sempre accaduto? E non accade lo stesso ovunque? Siamo certamente meno competitivi di altri sistemi di formazione superiore per una serie di fattori (capacità di accoglienza, rapporto studenti/docenti, capacità di tutoraggio degli studenti, capacità di collocazione dei laureati nel mondo del lavoro, qualità e numerosità delle aule, dei laboratori e delle biblioteche, informatizzazione, ecc…) ma direi che sono proprio quelli che soffrono della povertà da cui siamo assillati. Ciò che non dipende strettamente dai soldi, e cioè il momento della trasmissione del sapere tra docente e discente, mi sembra che, spesso, funzioni ancora bene. Per aumentare la nostra competitività servono risorse. Che naturalmente devono essere ben gestite.
    E, parlando di gestione, mi chiedo: perché un organo di governo che si chiama Consiglio di amministrazione, che ha il potere assoluto su ogni aspetto della vita dell’ateneo (Art.2) che non è costituito su base elettiva ma solo di nomina rettorale (dando di fatto un gran potere al capo supremo, per tutti i suoi, lunghi, sei anni di governo) e che ingloba non ben identificati membri esterni all’università dovrebbe “moralizzare” il governo dell’ateneo? Forse che dal mondo economico-imprenditoriale-istituzionale ci vengono grandi esempi di moralità? Non posso escludere naturalmente la possibilità di casi fortunati e virtuosi, ma eleggerli a normalità del sistema mi sembra, come minimo, avventuroso.
    Mi accorgo di avere scritto molto, e mi avvio alle necessariamente frettolose conclusioni. Mi chiedo quindi: è possibile dire che è efficace e razionale un reclutamento delle nuove leve della docenza universitaria che impone loro 8-11 anni di precariato? Che non è il precariato anglosassone ma quello italiano, che prevede l’impossibilità di accendere un mutuo per l’acquisto di una casa, che crea seri problemi a farsi una famiglia ed una vita. E’ possibile identificare un impegno nel premiare ed agevolare i “migliori” del futuro, in un provvedimento che impone la sudditanza degli studenti meritevoli ad un prestito bancario (ed anche qui dobbiamo pensare a ciò che è il mondo reale delle banche) apparentando così lo studio al debito? E’ possibile dire che questo disegno di legge premia i “migliori” del passato, quando una intera categoria, sostanziosamente rappresentata e attivamente operante, che ha contribuito valorosamente a tenere in piedi l’università, viene calpestata? E non parlo ovviamente della messa a esurimento del ruolo, che solo di nomi si tratta, ma parlo di effettive possibilità di evoluzione professionale in un contesto falcidiato dai tagli al sostegno delle università pubbliche.
    Termino dichiarandomi d’accordo con lei sul fatto che questo DDL sia molto migliorabile. E’ quello che dico, come incoraggiamento, anche della preparazione degli studenti che all’esame devo respingere.
    Grazie dell’ospitalità
    Franco Failli
    Ricercatore dell’Università di Pisa

    • Carlo Carminati ha detto:

      Caro Franco, (e caro Giuseppe)
      per mantenere la coda dei (nostri) commenti leggibili, sarebbe meglio evitare di incollare testi molto lunghi: i commenti ad un post altrui possono essere linkati.

      Certo: se il commento venisse censurato, sempre meglio conservarsene una copia.

  7. Giuseppe ha detto:

    Pubblico anche qui il post che ho inviato al blog del Prof. Israel.

    ____
    Il testo del suo appello afferma che il DDL Gelmini è da difendere:

    – perche’ riorganizza e moralizza gli organi di governo degli atenei;
    risposta: la riorganizzazione non è un valore in sé, ma andrebbe
    giudicata per quel che di buono può portare; qualunque sia l’impianto
    delle regole, la moralizzazione ha efficacia solo se le persone preposte
    ad applicare tali regole sono portatrici di valori improntati alla
    moralità: i baroni hanno finora dimostrato di non esserlo e dunque non
    c’è da aspettarsi che le cose cambino con questo DDL che, anzi,
    attribuisce loro tutto il potere;

    – perche’ limita la frantumazione delle sedi universitarie, dei corsi di
    laurea e dei dipartimenti;
    risposta: circa il 40% delle sedi universitarie attualmente operanti nel
    nostro paese, nonché tutti i corsi di laurea attivati, hanno ricevuto
    l’autorizzazione da parte dei ministri che si sono succeduti negli
    ultimi 20 anni, Gelmini inclusa; ora non si venga a dire che la
    responsabilità è solo del sistema universitario;

    – perche’ introduce norme più efficaci e razionali per il reclutamento
    dei docenti;
    risposta: efficaci nel senso che con le regole del DDL chi è bravo e
    ottiene l’idoneità potrà anche essere ‘non chiamato’ perchè qualche
    rettore ‘moralizzatore’ potrà ancor più impunemente chiamare il figlio
    del rettore dell’ateneo vicino, in attesa che il favore gli sia
    ricambiato; più razionali nel senso di… boh? perché?

    – perche’ stabilisce regole certe e trasparenti per disciplinare i casi
    di disavanzo finanziario e di mala gestione;
    risposta: …o anche perché consente di mettere sotto giogo gli atenei
    riottosi semplicemente diminuendo la loro quota di FFO fino a
    strangolarli per poi commissariarli (sport molto in voga nel nostro
    paese), spingendo dunque il sistema universitario verso la ricerca di
    sponsor, ovvero verso una progressiva privatizzazione; se si volesse
    fare sul serio e senza secondi fini basterebbe introdurre una vera
    responsabilizzazione degli attori del processo di gestione;

    – perche’ fissa dei criteri di valutazione per le singole sedi
    universitarie e per i singoli professori;
    risposta: non è vero. Nessun criterio è fissato nel DDL, semmai il DDL
    rimanda (come già fece la epocale legge Moratti) la fissazione di tali
    criteri, probabilmente perché prima di fissare ‘l’altezza
    dell’asticella’ sarà necessario sapere quanto il Tremonti di turno può
    elemosinare al sistema universitario ed agli stipendi dei suoi
    operatori, alla faccia del merito;

    Infine, non le sembra quantomeno strano che la maggior parte dei
    firmatari del suo documento siano proprio dei baroni?
    E che diversi tra loro siano pure fuori dai ruoli regolari
    dell’università, magari pronti a rientrare in campo come esterni nei
    consigli di amministrazione?
    E che, ancora, ci siano molti provenienti da università private e dunque
    poco credibili come difensori di un università pubblica (semmai gli
    venisse in mente di professarsi tali)?

    Giuseppe Gallone
    Ricercatore della Facoltà di Ingegneria
    Università di Pisa

  8. Angelo Leopardi ha detto:

    Una domanda banale: ma dove hanno recuperato gli indirizzi di tutti gli universitari?
    Non è che li hanno avuti dal MIUR? In questo caso ci sarebbe un chiaro abuso, che forse potrebbe avere anche rilevanza penale . . .
    Che poi fra i firmatari ci sia il direttore scientifico del famigerato IIT spiega molte cose.
    Saluti,
    Angelo
    Unicas

  9. Pingback: Contromosse | R29A – Insubria

  10. kaloscam ha detto:

    C’è dell’altro: che la dice lunga sull’arroganza del finto appello.
    1) dei promotori nemmeno la metà figurano nel dbase del Miur, ma tutti sono sedicenti docenti universitari. Di quello che lo sono molti sono di università privare. La conta è in corso. Dei rimanenti ci sono collaboratori del ministro allo stesso ddl e qualcun dell’ITT.

    2) il dominio maggioanzasilenziosa.com è stato registrato due anni fa.

    3) ho provato a digitare http://www.maggioranzasilenziosa.com o maggioranzasilenziosa.com nel browser e si attivava un script che tentata di fare l’upload degli indirizzi email contenuti nel client e in tutti i link presenti nel cliente. Non ci sono riusciti, Ma immagino che con chi usa windodws l’operazione sia andata a buon fine.
    Ecco che hanno trovato le vostre mail è un meccanismo di tipo virale.

    4) Ho scritto al manutetore del dominio e mi ga risposto meschinamente che mi ringraziave per la segnalazione, era, dice lui, un script test. Lo sarà stato nel senso che si è fatto scoprire. Una roba miserevole.

    Teniamoci in contatto e diffondete la petizione in corso su petizioni.compass.it oppure si cimettolafirma.org

  11. Giorgio Pastore ha detto:

    Un solo commento.
    Tra i fondatori del gruppo Magna Charta figura Mediaset S.p.A.

    Penso che basti

    Giorgio Pastore
    Professore associato
    Dip. di Fisica
    Università di Trieste

  12. alberto girlando ha detto:

    Su Facebook, gruppo ConPAss (rete dei professori associati) c’è una disamina completa di chi sono i firmatari della “maggioranza silenziosa” (in realtà capace di apparire sulla stampa ben più di noi !), di che cosa è magna charta, e da chi è finanziata.
    Una buona notizia: seppure tardivamente, la CRUI si è spaccata ed ha sostanzialmente commissariato Decleva, che non è più autorizzato a parlare a nome della CRUI, ma solo a titolo personale. Diversi Rettori – Cagliari, Sassari, Pisa, Firenze, credo Bari etc. hanno chiesto esplicitamente il ritiro della riforma. Ma il governo (con la minuscola, anzi con la nana) ed il parlamanto, compreso FLI, andranno avanti, perché dell’Università non gli ne importa niente, ed è tutto in funzione dei giochi parlamentari e delle ormai prossime elezioni.

  13. cristina cassina ha detto:

    Grazie anche per questa informazione. Il problema della stampa, si sa, è uno dei nostri grandi problemi.
    E grazie soprattutto per aver confermato una notizia (spaccatura nella Crui) che già da qualche giorno girava su varie mailing list.
    cristina

  14. Laura Sacerdote ha detto:

    Qualche domanda ai firmatari dell’appello:
    1. i firmatari dell’appello vantano i loro curriculum , peccato che i requisiti di trasparenza richiedano ai professori di pubblicarli in rete: perche’ nella maggior parte dei casi non ci sono?
    2. i firmatari dell’appello si dichiarano professori, perche’ non compaiono negli elenchi del personale sul sito del MIUR, dove purtroppo compaiono anche i professori delle universita’ private e telematiche?
    3. lamentano il proliferare delle sedi universitarie: allora perche’ si continuano a creare nuove universita’ private che distribuiscono posti da professore, spesso con chiamate per chiara fama, a chi non ha il curriculum scientifico per vincere un “vituperato” concorso?
    4. perche’ sono contenti di una riforma che ci costringera’ a scegliere tra un validissimo ricercatore “in esaurimento” che non ha mai avuto possibilita’ di crescita a causa del non svolgimento di concorsi e un precario 3+3, magari validissimo ma con un curriculum magari minore, semplicemente perche’ piu’ giovane? Con che coscienza affronteranno il lavoro di commissari?
    5. Hanno mai guardato la composizione delle meravigliose universita’ telematiche create (e sovvenzionate) dal governo? Molti ricercatori a tempo determinato e pochi ordinari, il cui curriculum e’ spesso in studi professionali ma non e’ sicuramente il curriculum con cui normalmente si vince un concorso pubblico per PO
    ….
    Come Professore Ordinario sono in seria difficiolta’ a vedermi abbinata a simili casi, spero che si smetta di generalizzare al rango di baroni tutti i professori ordinari, ci rende ancora piu’ difficle lavorare in un’universita’ attaccata e soffocata dalla mancanza di fondi

    • cristina cassina ha detto:

      Cara Laura,
      hai sottolineato, con questa tua bella lettera, un punto fondamentale: non tutti gli ordinari sono “baroni”. La redazione di «Ultimo appello» ne è convinta e, se vai a vedere la carrellata degli “ostaggi”, troverai, appunto, anche professori ordinari.

    • kaloscam ha detto:

      Ne siamo tutti convinti che l’equiparazione non vada fatta.
      Una cosa sono le oligarchie dei baroni, un’altra gli ordinari.
      Ma esistono anche gli ingnavi, non solo tra gli ordinari, naturalmente.
      Che però fino ad ora sono certo il grande assente.

      Proprio per distinguere, abbiamo scritto nel nostro documento tra colori che contrastano la protesta “ordinari illuminati” (anche per contrapposizione con oscurantisti, sempre non necessariamente baroni).

      Occorre però che gli ordinari – illuminati – facciano si organizzini e facciano sentire la loro voce, coalizzandosi con gli altro coordinamenti.

      calogero m cammalleri
      conpass

  15. unimediapisa ha detto:

    Ispirandoci all’immagine del post, si potrebbe cambiare il titolo del post:
    “I baroni alle crociate”
    ci starebbe benissimo.

  16. claudio procesi ha detto:

    siamo un po tutti esausti ma io ho vissuto 50 anni dentro a questa bolgia che chiamano Università e sono ancora più esausto. Di battaglie per il merito ne ho fatte tantissime, alcune vinte altre perse eppure mi pare che, nonostante tutta la cattiva politica che abbiamo dovuto ingoiare, il nostro Dipartimento oggi sia meglio di come lo ho trovato 40 anni fa, anno in cui ho vinto la cattedra. Questo mi basterebbe se non ci fossero pesanti nubi sul futuro.

    Di fatto a forza di parlare di “baroni” non si capisce più nulla, un calderone in cui le idee e le azioni delle persone sembrano essere irrilevanti ma valgono solo etichette appiccicate in modo approssimativo. Poi la distinzione per colore politico è la peggiore, io so che quelli che amano la ricerca e l’Università la mettono davanti alle appartenenze di destra o sinistra. Invece quelli che vogliono fare carriera in base alla politica stanno sempre ad annusare il vento che tira.

    Confesso comunque che uno dei firmatari dell’appello citato si è laureato con me.

    • cristina cassina ha detto:

      Caro Claudio,
      so che è superfluo dirlo a te, ma è la Ministra che continua a tirare in ballo quest’appellativo. Ciò che mio chiedo è perché gli ordinari non le rispondono, e con la forza dei numeri! Gli associati si stanno muovendo, i ricercatori lo hanno fatto ancor prima. E gli ordinari? quelli «illuminati», intendo (vedi commento più sopra, di Calogero Camalleri).
      Ciao!
      Cristina

    • carcar ha detto:

      Caro Claudio,
      effettivamente i veri baroni sono quelli intrallazzati con la politica, quelli che, in altre faccende affacendati, si fanno sostituire da ricercatori piu’ o meno precari per assolvere i propri compiti istituzionali.

      Mi sembra che in questa lista ce ne siano diversi.

      Ad ogni modo l’intento e’ smascherare le dichiarazioni ridicole della Gelmini, che vorrebbe far credere al grande pubblico di aver difficolta’ a portare a compimento la riforma non per la propria inettitudine, ma per l’avversione di fantomatici baroni.

      • kaloscam ha detto:

        Come ho segnalato in un commento sopra, ho scritto un articolo con un giochino: a chi piace e a chi no.
        Invariabilmente piaceva ai baroni.
        La questione però è solo quella dell’accesso alla stampa di massa:
        a) corrire dela sera, che detta la linea (o la condiziona) a tutti gli altri quotidiani (Repubblica compresa)

        b) tv. Qualunque.

  17. alberto girlando ha detto:

    Be’, Claudio ed altri (tra cui anch’io) hanno preso alcune iniziative pubblicizzate su Facebook (Uniti per la Ricerca) e sul sito di Universitas Futura. NON abbiamo fatto distinzioni nobiliari, ma in una prima raccolata firme (circa 2000) di appoggio ai ricercatori abbiamo coinvolto solo PO a PA. Alcuni di noi si sono chiesti se non fosse il caso, dopo la Rete 29 Aprile e quella più recente di CoNPass, di farne una dei “baroni contro la Gelmini”, ma c’erano dubbi in proposito, e soprattutto è mancato un gruppo di 3-4 persone che abbiano preso in mano l’inziativa.
    Il nostro gruppo si è sviluppato soprattutto nelle Facoltà Tecnico-Scientifiche, ma credo che ce ne siano anche altri in altri settori. Forse – visto anche i tempi ormai ridotti al lumicino – si potrebbe fare un sito di coordinamento tra i vari gruppi, nel senso che raccolga i link a tutti gli altri…

    • kaloscam ha detto:

      Non si tratta di distinzioni nobiliari. In questo momento il rimedio contro la mossa del divide et impera (vedi i 9000 fantomatici posti) non deve essere contrastata con una melassa indistinta ancorchè numerosa, ma con una lotta unitaria.
      Sarebbe a dire che tutte le componenti dell’Università, articolazioni delle fasce docenti, studenti e ATA, devono mantenere la loro identità e visibilità e tuttavia muovere una lotta comune e unita.
      Si ottiene la moltiplicazione delle centrali di protesta e si sterilizza il divide, poiché la divisone c’è già ma è unita.
      Divisi nell’unione, può essere unao dei tanti ossimori che caratterizzano la sloganistica.

  18. carcar ha detto:

    Che si tratti di baroni, e’ ormai dimostrato.
    Anzi, non solo sono in maggioranza intrallazzati con la politica ma anche, sfacciatamente, barano.

    Nella lista, “per errore” sono comparsi anche i nomi di persone che solo hanno visitato il sito di magna carta: per esempio la nostra Mariarosaria Vergara o Carlo Cosmelli di Roma.

    Per maggiori dettagli leggete questi messaggi:
    https://mail.dm.unipi.it/pipermail/universitas_in_trasformazione/2364.html
    https://mail.dm.unipi.it/pipermail/universitas_in_trasformazione/2365.html
    https://mail.dm.unipi.it/pipermail/universitas_in_trasformazione/2396.html

    Ecco come sono arrivati a quota 400!

    PS: ma forse e’ solo qualche studente buontempone che sfrutta
    la cialtronaggine dei promotori (che -come minimo- non hanno una procedura di verifica delle adesioni), si veda
    https://mail.dm.unipi.it/pipermail/universitas_in_trasformazione/2419.html
    e
    https://mail.dm.unipi.it/pipermail/universitas_in_trasformazione/2427.html

  19. Cristina Cassina ha detto:

    Mi riallaccio a quanto ha scritto Carlo qui sopra: per dire che la cialtroneria non è scusabile.
    Ma come, noi tutti abbiamo firmato appelli, con le procedure che ti chiedono la conferma, ecc., e questi signori compilano la lista dei propri sostenitori prendendo chi, a caso o per pura curiosità, ha messo il naso nel loro sito?

    E’ come se per la nostra campagna “Gli Ostaggi” ci fossimo messi a ritagliare le foto dai giornali, incollandole sul testo. Certo, avremmo risparmiato tempo e fatica!

    Ma ciò che più disgusta, ancora una volta, è la cialtroneria della stampa: tutti i giornali hanno riportato la notizia dei 400 docenti firmatari. Nessuno, però, si è preso la briga di andare a controllare.

  20. mariarosaria vergara ha detto:

    Sono stata inserita in modo fraudolento (non so da che parte) nella lista dei firmatari pro-Gelmini diffusa da Magna Carta. Ho cercato in vari modi di dare visibilità alla mia smentita e alla mia indignazione. Se queste sono le modalità con cui si formano le liste di opinione e pressione, stiamo freschi! Trovo assolutamente scorretto che chiunque possa spedire un’adesione senza alcun controllo da parte dei promotori dell’appello, neanche solo con la ricevuta di mail.
    Di seguito il mio messaggio, ovviamente caduto nel vuoto, spedito a r.delsanto@magna-carta.it destinatario delle richieste di adesione sul sito di Magna Carta:
    ESIGO DI ESSERE IMMEDIATAMENTE CANCELLATA DALLA LISTA IN QUANTO NON HO MAI ADERITO PERSONALMENTE NE’ NE AVREI LA MINIMA INTENZIONE! INOLTRE CHIEDO DI DIRAMARE UNA RETTIFICA DELLA LISTA CHE GIRA CON RIFERIMENTO ESPLICITO ALLA MIA CANCELLAZIONE. NON SO A CHI SIA DOVUTO L’EQUIVOCO DI SICURO IN MALAFEDE. INLTRE NON TORNANO NEANCHE I MIEI DATI: SONO ERRATI IL NOME PROPRIO E L’AFFILIAZIONE. IL CHE INVALIDA COMUNQUE L’ADESIONE.

  21. cristina cassina ha detto:

    Cara Mariarosaria,
    hai tutto il nostro appoggio.
    Cristina

  22. Carmine Benedetto ha detto:

    Demagogia?!?
    Si ha il coraggio di parlare di demagogia?
    Ho imparato una cosa oramai…al peggio non vi è mai fine!

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