DDL: Democrazia, Diritti, Libertà? [Flash]


Riforma dell’Università: slitta il voto al Senato.
In attesa di vedere come andrà a finire, vorrei tornare sul DDL, non sul contenuto, bensì sul suo sinistro contorno.
DDL potrebbe anche suonare come acronimo di Democrazia, Diritti e Libertà: ovviamente, intendo forzare il discorso.
Parto, in ogni modo, dall’ultimo termine restringendo il campo alla sola Libertà di manifestare, di mostrare il proprio dissenso in modo fermo, seppure pacifico. La capitale, il 30 novembre, mi ha fatto paura. Inutile che descriva Montecitorio presidiato dalle forze dell’ordine: filmati e foto parlano da sole. La libertà delle cittadine e dei cittadini, in quel momento, è stata sospesa. E non si capiva neppure perché.
Guardiamo allora ai Diritti. E ripeto, non entro nel testo legislativo (negazione del diritto allo studio, del diritto a una vera valutazione, basata sul merito, ecc.). Resto al contesto, alle modalità in cui si è svolto l’amaro copione. Una legge di riforma non può essere imposta da una sola forza politica. Deve uscire da un confronto condiviso tra le parti. Una legge di riforma è varata per migliorare lo stato delle cose. È un insieme di norme per dare pratica ai diritti nell’immediato futuro. E anche questo elementare diritto è stato negato.
Quanto alla Democrazia (e non mi riferisco allo scippo del governo democratico degli Atenei, sostituito da un CdA onniponente e di sola nomina), la democrazia, dicevo, non si esercita solo nel giorno in cui si va a votare. Ce lo ha insegnato Rousseau; ce lo ha ricordato Tocqueville. Il voto espresso, che nel nostro sistema politico si traduce in una certa maggioranza parlamentare, non è una delega in bianco. Quella maggioranza non dispone di tutto e di tutti a suo piacimento. Se il paese è bloccato da grandi manifestazioni, non casuali e accidentali, ma ennesima espressione di chi da tempo porta avanti idee e posizioni diverse – in primis ricercatori e studenti – tutto ciò vorrà ben dire qualcosa. Quelle voci, in estrema sintesi, hanno detto no al DDL Gelmini e hanno chiesto ascolto per una riforma diversamente concepita: perché la democrazia si nutre, sostanzialmente, anche di ascolto. E quale risposta hanno avuto? il governo ha disposto uno spiegamento di uomini e mezzi mai visto (a dire di un giornalista e degli stessi romani increduli).
Ed ora? Mentre il NY Times mette in prima pagina le nostre manifestazioni e il DDL slitta a dopo il dibattito sulla fiducia, la Ministra, che pure si dice fiduciosa, non trova di meglio che mostrare le unghie e … minacciare…

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Informazioni su cristina cassina

Ricercatrice di Storia delle Dottrine politiche, Università di Pisa
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