Ricercatori indisponibili, bandi di insegnamento e precari


La protesta anti-Gelmini, si sa, ha creato non pochi problemi organizzativi ai corsi di studio di molti atenei. In alcuni, dopo aver rimandato l’inizio del semestre di quasi un mese, sono stati emessi bandi di insegnamento gratuiti per coprire i corsi lasciati scoperti dai ricercatori indisponibili.

In questi giorni si stanno verificando le risposte ai bandi: poche, e per lo più da parte di precari.

E già qui c’è qualcosa che non torna … L’articolo 36 della Costituzione inizia così: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro». Ora, se già può suonare strano che un ricercatore strutturato (che non ha l’obbligo di insegnare) tenga un corso a costo zero, perché mai un precario dovrebbe decidere di farsi sfruttare? Quale strano meccanismo mentale può spingere una persona a decidere, dall’oggi al domani, di improvvisarsi docente ?

Sarà mica il fatto che in alcuni atenei ( tra cui Pisa) verranno banditi a breve gli ultimi posti di ricercatore a tempo indeterminato? Sarà la voglia di un titolo in più nella corsa all’ultima assunzione? Strano, la didattica nei concorsi da ricercatore conta poco, talmente poco che, nei momenti di difficoltà, viene affidata a chi capita …

Non sarà che quei pochi precari si son fatti convincere dai “soliti noti” a tappare un buco, per dimostrare che Tutto va bene, Madama la Marchesa? Magari dietro la promessa di un “aiutino” in quei famosi concorsi di cui sopra? Ma non posso credere che questa sia una motivazione valida, soprattutto in questo momento: la possibilità di dare in affidamento i corsi lasciati scoperti dai ricercatori indisponibili toglierebbe forza alla protesta dell’Università (sì, quella stessa protesta tanto avversata dai “soliti noti”, o forse dovrei chiamarli baroni?), proprio quando, dopo lo slittamento del voto finale, bisogna invece resistere con tenacia. Non c’è bisogno di ricordare qui che se il DDL Gelmini venisse disgraziatamente approvato in modo definitivo a farne le spese più gravi sarebbero proprio i precari; e credo non ci sia neanche bisogno di ricordare che i “soliti noti“ promettono spesso, ma in quanto a mantenere …

Deve essermi sfuggito qualcosa…

Conosco decine di precari che, pur avendo le competenze necessarie, non hanno risposto ai bandi di insegnamento gratuiti, forse per dignità personale o, forse, perché hanno capito che se questo DDL passa non ci sarà più un’università per la quale abbia senso fare sacrifici. A queste persone va il mio rispetto e un ringraziamento, per aver deciso di stare a fianco dei ricercatori in un momento così difficile per tutti.

A tutti gli altri … buon primo semestre!

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Ricercatore confermato in Chimica Generale ed Inorganica (Università di Pisa)
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12 risposte a Ricercatori indisponibili, bandi di insegnamento e precari

  1. vivalaricerca ha detto:

    Firmate l’appello Vivalaricerca (“Ricercatori e professori non disponibili a distruggere l’università pubblica”):
    http://www.vivalaricerca.altervista.org

  2. claudio procesi ha detto:

    io credo che andrebbe fatta una operazione verità verso i precari.

    Quanti sono? quanti potrebbe, anche nella migliore delle ipotesi, assorbirne l’Università oggi?

    Il rischio è quello di giocare allo stesso gioco vinto dalla generazione del decreto Pedini, ossia provare a vincere ora la lotteria a scapito delle prossime generazioni.

    Purtroppo le facoltà non si fanno scrupolo a reclutarli per tappare i buchi, magari prodotti da una cattiva programmazione e una scarsa disponibilità a farsi carico dei compiti didattici più gravosi.

    • cristina cassina ha detto:

      «Operazione verità»: parole belle, che condivido, ma che oggi, con questo governo e questi governanti, suonano quantomeno inattuali.
      Intendiamoci: sono d’accordo con te, Claudio, il problema è grosso, scottante e urgente. E comunque sconosciuto, nelle sue reali dimensioni. Qualunque provvedimento realmente riformatore (non il guscio vuoto DDL Gelmini) dovrebbe tenerne conto, ma con cifre alla mano, come suggerisci tu.
      Ricordo che tra le molte menzogne circolanti, c’è anche quella che dice che i ricercatori vorrebbero un’ope legis per diventare professori. Nulla di più errato. Personalmente mi sono schierata anche contro le proposte di Merafina e del CNU: nessuna delle due sarebbe un’ope legis, ma entrambe creerebbero un “tappo” generazionale a danno proprio dei precari.

      • carmelo calabro' ha detto:

        Concordo pienamente con le parole di Cristina. L’eventuale disponibilità dei precari non è la causa del problema, semmai l’effetto di un meccanismo perverso. Chiunque abbia fatto anni di gavetta precaria conosce bene la tenaglia in cui si è stretti: tra la difesa della dignità e l’inseguimento di una chance che a volte passa anche dal compromesso. Il dramma è la costituzione dell’esercito di riserva, ampliatosi a dismisura con la moltiplicazione di dottorati e corsi di laurea. Non dimentichiamo che spesso i precari ricoprono insegnamenti gratuiti anche in assenza dell’indisponibilità da parte di noi ricercatori strutturati. Non è civile la proliferazione di percorsi incerti, senza la garanzia di una seria programmazione, esposti all’alea delle contingenze, affidati alla ruota della fortuna dei finanziamenti che oggi non ci sono e domani neppure. E’ interesse anche nostro ripudiare il sistema che alterna rigonfiamento dell’imbuto e interventi emergenziali ope legis. Da questo punto di vista, quanto prevede il ddl non fa che acuire il problema. Le due tipologie di ricercatore TD non sostituiscono ma si sommano ad assegni, borse e contratti di docenza. Una vera truffa.

    • Remo Bozzi ha detto:

      I dati ci sono e sono sul sito MIUR statistica.
      http://statistica.miur.it/scripts/PERS/vpers0.asp

      Per atenei statali, i docenti a contratto che fanno corsi VERI (moduli che danno crediti)
      e non esercitazioni (si veda mod A) nel 2009 sono sui 30mila.
      Si dira’ che molti sono professionisti, dipendenti altri enti, etc.
      Ma in questo caso l’ufficio MIUR ha i dati per saperlo, in quanto ogni docente a contratto viene inquadrato per quanto riguarda la previdenza nella gestione separata. I professionisti che stanno in casse previdenziali diverse, i dipendenti con trattamento INPS o INPDAP sono segnalati in quanto tali
      e i contributi per la gestione separata vanno in un altro comparto.
      Quindi il MIUR sa in teoria quanti di quei 30mila sono dei precari veri (con mono- o pluri-committenza).
      L’ufficio statistica ha chiarito in passato che i docenti conteggiati sono per testa e non per contratto. In altre parole, se io ho un contratto a Pisa e uno a Camerino mi contano 1 volta. Quindi quei 30mila sono persone vere distinte.

      Pe quanto riguarda altre forme di “precariato”, cioe’ borse, assegni, etc. i dati sono qua
      http://statistica.miur.it/scripts/PERS/vPERS2.asp
      distinte per tipologie di collaborazione.
      Un esempio, caldo:
      i ricercatori a tempo determinato ci sono solo in alcuni atenei e in totale sono
      457 per gli atenei statali,
      con un massimo di 94 per Firenze – Università degli studi.
      Roma La Sapienza ne ha 25.
      Pisa -unipi ne ha 0, mentre quelle belle fucine di talenti (precari) che sono la Scuola Normale e il Sant’Anna ne hanno rispettivamente 23 e 42. Chissa’ perche’ Schiesaro viene proprio dalla Normale….

      Per gli atenei non statali sono 186, con massimo di 83 per la Bocconi (la patria di Giavazzi….).
      Sempre nei non statali i docenti a contratto sui moduli sono
      (http://statistica.miur.it/scripts/PERS/vPERS2.asp)
      in totale sui 10mila (1/3 di quelli degli atenei statali)
      con al top 2826 per la Milano cattolica e 1164 per la LUISS.

      Insomma, se si vogliono sapere i numeri si trovano.

      Prof. Procesi, Prof. Cassina, se non ci credete controllate.
      E se ho ragione, ne vogliamo dibattere?
      Sono stupito che nessuno, ne’ in politica, ne’ sulla stampa, ne’ in questo blog
      abbia mai voluto sollevare il problema parlando di numeri.
      Perche’ poi: e’ vero che i precari sono la “feccia”, i paria dell’Universita’ e come tali vanno eliminati, ma da dove verranno i futuri Professori, se non da queste fila?
      Oppure preferite dei neo-addottorati, tipo quelli che fa vincere Quagliarello nei concorsi di Storia?

      saluti
      Remo
      Ricercatore (precario) CNR (e anche da noi ci sarebbe da dibattere….)

      • Giovanni Stea ha detto:

        Remo,

        grazie dei numeri e del contributo.
        Personalmente non ho mai sostenuto che i precari siano la feccia. L’idea che, una volta che ti hanno assunto come precario, “qualcuno ci deve mettere una pezza”, pero’, mi ripugna.
        Conosco ordinari che, usando questa leva, prendono 10 precari (che non gli servono, che non sanno fare ne’ ricerca ne’ didattica, che non possono permettersi di pagare), cosi’ poi almeno un posto da ricercatore gli tocca.
        Ovviamente la colpa e’ degli ordinari e non dei precari, ma un’operazione-verita’ sulle reali possibilita d’ingresso spunterebbe le armi a chi fa di questi giochini.
        Inoltre, e’ anche il caso di dire una cosa: se nelle universita’ c’e’ la protesta, e’ perche’ i ricercatori, e non i precari, si sono messi di traverso. I precari non si sono praticamente mossi, e questo e’ un dato di fatto. I ricercatori stanno protestando anche perche’ i precari abbiano un futuro migliore, e meno precario. Se, come scrive Simona, qualcuno di questi spunta le armi alla nostra protesta (qualunque sia la scusa dietro cui si trincera), prendendosi (gratis) i corsi che noi lasciamo scoperti, l’unico modo per descriverlo e’ quello della figura.

      • unimediapisa ha detto:

        Remo, grazie delle info.

        Diciamo che, nel caso dei precari, stimare esattamente il loro numero e’ meno facile che per il personale strutturato, visto il gran numero di figure e posizioni. Poi capita pure che i giornalisti chiamano i RTI “precari che devono essere stabilizzati”, ma questa e’ un’altra storia.

        Ho appena visto un video di Francesco Sylos Labini che fa una stima approssimativa del numero dei “precari”:
        http://ricercatorialberi.blogspot.com/2010/12/sara-vero-quel-che-dice-il-ministro-che.html

        Quello che dice Giovanni e’ vero, ma a meta’. La situazione dei precari e dei ricercatori non e’ simmetrica: i ricercatori sono in posizione di forza (astenersi e’ un po’ come andare in sabbatico) mentre i precari son sempre sotto ricatto.

        Mary Star lo sa, ed ha adottato la strategia di mettere tutti contro tutti, in modo da incularci uno alla volta. Non cadiamo in questo tranello.

      • pietrodima ha detto:

        Remo anche io penso, come Carlo, che il giochino sia farci andare gli uni contro gli altri.
        Io tra l’altro credo, da RTI, che i precari con una certa anzianità alle spalle siano quelli più bastonati da questa riforma (poi a ruota noi).
        Non ci vedere come antagonisti io sono convinto che abbiamo molte più cose in comune rispetto a questa riforma di quante ne abbiamo in contrapposizione. Se vedi la nostra campagna l’Università in ostaggio ci sono un sacco di precari della ricerca che hanno messo la faccia con tanti di noi (e ne sono stato felicissimo).
        Per quanto riguarda i numeri ognuno conosce meglio le proprie realtà ed è vero che ci si potrebbe informare ma ti assicuro che non abbiamo molto tempo oltre a quello che stiamo dedicando da mesi a queste iniziative. Questo blog si regge sulla cooperazione e anzi perché non ti metti lì e scrivi per noi un post “dal punto di vista precario”?

  3. Cristina Cassina ha detto:

    dott., nel caso, non prof.,
    ma preferisco Cristina.
    Ti ringrazio, caro Remo, sia per i numeri e le informazioni che hai inserito, sia per l’invito a dibattere e a confrontarci con questo problema. Che conosco sulla pelle, per esperienza personale, ma che non avrei saputo inquadrare, come hai fatto, sul piano dei numeri.
    Ieri, se non erro, è uscito un post sul sito dei precari che prefigurava gli effetti della riforma, per l’appunto, anche in base ai numeri: bassi (anzi, bassissimi), perché si parlava di qualche cosa come 250 contratti TD.
    Sì, solo questo. Se queste ipotesi fossero confermate, il sacco della befana sarà davvero magro per chi non ha una posizione fissa.
    Se hai voglia, e tempo, di allargare il discorso e preparare un intervento su questo problema, te ne sarei molto grata. Questo blog vuol essere uno spazio di discussione libera sui temi della ricerca e delle sue istituzioni, indipendentemente dal ruolo che vi si ricopre.
    Cristina

  4. Carlo Carminati ha detto:

    Comunque il rischio crumiraggio c’e’ anche tra le fila dei ricercatori. Oggi sono arrivate voci di trattative tra CNRU e MSG che non mi dicono nulla di buono:
    http://www.istruzione.it/web/ministero/cs101210

    Credo che dare il via libera a questo DDL in cambio di un piatto di lenticchie sarebbe un errore. Per tutti.

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