La fiducia senza fiducia [flash]


La notizia numerica è che il Governo si è salvato per 3 voti (ma senza la maggioranza assoluta dei parlamentari). Ne parliamo perché l’approvazione del DDL Gelmini al Senato era legata a questo voto di fiducia e anche perché in contemporanea alla votazione a Roma (ma in contemporanea in molte altre città di Italia) si è svolta una manifestazione prevalentemente studentesca contro le politiche del Governo (in primis appunto contro il DDL Gelmini). La giornata è triste perché ha dato molte conferme: è triste avere la conferma che i pochi che fanno confusione e cercano lo scontro coprano mediaticamente le ragioni dei 100.000 che hanno manifestato pacificamente, è triste avere la conferma che chi ci governa ha paura di sentire chi è in disaccordo e militarizzi una città per tenere la gente lontana e non udire le voci, è triste avere la conferma che chi ci governa stia in bilico così in alto da non vedere cosa accade in basso, ma soprattutto è triste avere la conferma che il voto politico di oggi non abbia avuto niente di politico e che abbiano mercanteggiato sopra le nostre teste. L’Onorevole Barbareschi ha dichiarato “Sappiamo per certo che la Polidori, la cui azienda di famiglia è il Cepu, ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono” e la conferma triste in questo caso è che non facciamo assolutamente fatica a credere a questa accusa.

“Poveri vecchi” diceva spesso negli ultimi anni della sua vita mio nonno quando deambulava faticosamente: “poveri giovani” ci viene da dire, se i vecchi che ci governano sono questi.

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10 risposte a La fiducia senza fiducia [flash]

  1. claudio procesi ha detto:

    la Polidori nega di avere a che fare con il Cepu. Comunque sia qui ci vuole un po piu` di sangue freddo di quanto ne abbiano nel pollaio di Montecitorio, perche’ i problemi sono molteplici ed e` meglio che noi nelle Universita` facciamo quotidianamente la nostra parte dimostrando di essere vera classe dirigente, piuttosto che partecipare ai battibecchi dei parlamentari. Anche perche’ il futuro e` del tutto oscuro, fiducia o sfiducia e ci sono persone che giocano con il fuoco.

    • pietrodima ha detto:

      Concordo su tutto: lo sconforto è dato da vari fattori ma son d’accordo che dobbiamo mostrare di essere “vera classe dirigente” e continuare a credere nella forza delle nostre idee.

      P.S.: la Polidori è la cugina del fondatore di CEPU, Francesco Polidori, grande sponsor di Berlusconi…diceva qualcuno che a pensar male si fa peccato ma spesso e volentieri ci si azzecca…
      Dal sito CEPU: “Grazie ad una geniale ed innovatrice idea del suo fondatore Francesco Polidori, nasce nel 1969 la Marcon, una piccola casa editrice che produce dispense e guide per il conseguimento della Licenza Media e del Diploma di Scuola Superiore. In pochissimi anni la Marcon diventa la maggiore produttrice in Italia di materiale didattico per il recupero anni scolastici. Con l’avvio di questo importante processo sociale,fra il 1986 – anno di nascita del marchio Grandi Scuole – e i primi degli anni ’90, Francesco Polidori interviene nella modifica di quella percentuale che pone l’Italia fra gli ultimi Paesi in Europa per numero di diplomati e/o laureati. Decide di investire nell’apertura di punti operativi di assistenza presenziale – dislocati nelle principali città – così da poter essere alla portata di tutti: il Gruppo Cepu muove i suoi primi passi. Nel 1991, dalla grande esperienza maturata nel campo delle metodologie didattiche, nasce CEPU, Preparazione Universitaria, con l’innovazione dell’insegnamento individuale e personalizzato”

  2. Carlo Carminati ha detto:

    In realta’ Berlusconi ha voluto dimostrare che senza di lui non si governa: l’unica alternativa sono le elezioni. In questa maniera cerca di tirare a campare, e potrebbe arrivare fino a primavera. Ma bisogna vedere come: la misura e’ colma.

    La Polidori che rinnega cognome e parentado e’ ridicola:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/14/catia-polidori-lombra-di-b-si-chiama-mr-cepu-barbareschi-e-stata-minacciata/81886/

    Non ho idea quali siano le conseguenze dei fatti di oggi sul cammino del DDL: l’alta tensione potrebbe addirittura ostacolarne il percorso. Forse non tutto il male vien per nuocere.

    Comunque son d’accordo con Claudio: la nostra partita si gioca anche lontano dal mondo dei politicanti di professione.

  3. simocapa ha detto:

    Bravo Pietro,
    dici cose ovvie ma oggi affermare la verita’ e’ un compito improbo.
    Sono d’accordo con Claudio, ci vuole molta tenacia e pazienza da parte nostra.
    Se e’ vero come abbiamo sempre affermato che questa riforma e’ un guscio vuoto (purtroppo non per quanto riguarda la governance),
    sara’ importante da parte nostra non aiutare la sua applicazione, facendo emergere i suoi aspetti paradossali e i suoi effetti deleteri.
    Nel contempo, e’ fondamentale tenere alta la mobilitazione, e non solo di piazza.
    La produzione di contenuti, la controinformazione, la discussione informata e su aspetti pertinenti, insomma tutto quello che stiamo facendo nei nostri dipartimenti, corsi di laurea, sui blog, sugli articoli dei giornali, deve continuare.
    Anzi, direi, deve arrivare a una forma di coordinamento in grado di dare una visione alternativa di Universita’.
    C’e’ poco da fare. Senza di noi (cioe’ senza sentire noi e senza il nostro aiuto) l’Universita’ del futuro non potra’ decollare. Niente potra’ cambiare se non in peggio.
    Ci devono ascoltare, se non altro perche’ saremo noi a tirare avanti la baracca in futuro e senza di noi “la baracca” non va avanti nemmeno nel presente.
    Quando parlo al plurale, con “noi” comprendo anche gli studenti.
    Vediamo di essere tenaci e mantenere la calma.
    Ciao
    Simone Capaccioli

  4. robertobruni ha detto:

    Purtroppo temo che additare le responsabilità degli incidenti di Roma a “pochi che fanno confusione e cercano lo scontro” sia inesatto. Alla luce delle testimonianze dirette degli studenti riportate nella puntata di Annozero sembra piuttosto che una componente non trascurabile dell’accaduto sia da addebitarsi a un’esplosione disperata di rabbia, forse andata accumulandosi col tempo anche in chi ha manifestato tante altre volte pacificamente e che richiede, oltre all’ovvia e immediata disapprovazione e condanna senza appello, anche una riflessione più profonda sulla cause che potrebbero averla determinata. Perché scegliere di ignorarle sarebbe pericoloso. Perché conoscerle permetterebbe forse di convogliare le energie latenti verso la costruzione invece che verso la distruzione.

    • pietrodima ha detto:

      Io intendevo che erano pochi in numero relativo rispetto ai 100000 manifestanti, penso anche che probabilmente tra essi ci sia chi ha voce nella protesta studentesca e quindi che pur se pochi possano essere rappresentativi di un certo movimento ma volevo sottolineare l’effetto deleterio della loro azioni non parlando della loro azione. Io personalmente non credo alla tua tesi dell’esplosione disperata di rabbia Roberto per il semplice fatto che avevo parlato con qualche studente il giorno prima e personalmente ho riflettuto parecchio sulle cause che potrebbero averla determinata (magari arrivando a conclusioni sbagliate).
      E proprio per questo da una parte condanno doppiamente quella azione, dall’altra non voglio darle risalto.

      • robertobruni ha detto:

        Per chiarire il mio pensiero:
        alla luce di quanto ho letto, sentito e visto, l’impressione che ho avuto e’ che possano esserci tante verita’ diverse, non necessariamente in contrasto, ma anzi sovrapposte e correlate.
        Provocatori infiltrati, violenza programmata, esasperazione, imitazione, esaltazione, delusione, paura…
        Alcune testimonianze fanno pensare che di fronte a una completa chiusura al bibattito civile e un voto sulla (s)fiducia maturato in quelle condizioni e con quelle premesse il tappo della sopportazione sia potuto saltare a molti (in senso relativo, in senso assoluto direi alcuni dei pochi lamentati da Pietro), magari sospinti nella reazione dal cattivo esempio di pochi (in senso relativo e assoluto).
        Purtroppo non credo neanche si tratti di scegliere se dare o non dare risalto a certe azioni, perche’ i media e il dibattito politico in queste situazioni preferiscono invariabilmente parlare degli scontri invece che dei problemi.
        Affrontare i problemi e’ il primo passo per risolverli.
        Un problema essenziale mi sembra che anche in assenza di incidenti non si affrontino mai (o addirittura si neghino) le istanze portate avanti dalle manifestazioni. Deliberatamente?

      • robertobruni ha detto:

        In aggiunta: condivido pienamente la lucida analisi esposta nel Passaparola di oggi (lunedì 20 dicembre) da Marco Travaglio
        (avrei voluto inserire il link, ma non è ancora disponibile)

      • Rm Bozzi ha detto:

        Travaglio “Minority Gasparri” lo trovate qua

  5. Anvur Cronaca ha detto:

    E’ l’ora di vergare qualche riflessione e qualche puntualizzazione sulla situazione in cui ci troviamo…

    http://cronaca.anvur.it/2010/12/piu-vongole-per-tutti.html

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