Meritocrazia autoimmune


“Se fai il bravo, Babbo Natale ti porta i regali!”. E’ grazie a questa frase che molti di noi già da bambini hanno preso contatto con il concetto secondo il quale adottando un comportamento virtuoso si viene premiati mentre in caso contrario si rimane a bocca asciutta.

Il discusso DDL Gelmini viene presentato come lo strumento attraverso il quale finalmente la meritocrazia farà ufficialmente il proprio ingresso nell’università italiana. Al posto di Babbo Natale qui c’è il Ministero dell’Università e della Ricerca, e al posto del bambino ci sono gli atenei pubblici, per i quali “fare i bravi” dovrebbe significare produrre buoni risultati scientifici, e fare buona didattica, nell’ambito di una corretta amministrazione delle risorse a loro destinate. Il condizionale è d’obbligo, perché sono in molti ad essere scettici sulla reale capacità (e volontà) dell’ANVUR di garantire giudizi equi e ponderati, ma non è di queste incombenti miserie politico-gestionali che qui si vuole discutere. Esiste infatti una questione ad un livello più alto, di cui nessuno parla, ma che invece è assolutamente centrale parlando di valutazione dell’operato degli elementi di un sistema.

Tutti si dichiarano d’accordo nel sostenere che premiare il merito è segnale e fonte di efficienza. Si tratta di un concetto mutuato dal mondo industriale e produttivo, dove al concetto di merito è correttamente associato quello di maggior profitto. In tal caso riconoscere il merito significa far arrivare un po’ del maggior profitto generato da un lavoro fatto meglio di altri, nelle tasche di chi ha contribuito a generarlo. Chi non ha contribuito rimane come stava prima, non ricevendo alcun compenso aggiuntivo.

Questo concetto, senza dubbio condivisibile, cambia un po’ di aspetto nel momento in cui lo si sposta all’interno di un sistema come quello dell’educazione pubblica che invece, per definizione, non produce un profitto misurabile ed immediato. In questo tipo di sistemi non c’è un “maggior profitto” da ridistribuire. C’è solo un “Babbo Natale” che dal solito sacco dei regali, tira fuori più balocchi per i più buoni. Gli altri che sono stati “meno buoni” (e non necessariamente “cattivi”) quindi ne ottengono una quantità minore.

Se per un bambino da punire l’effetto può essere benefico, per un sistema da migliorare l’effetto è invece disastroso.

Un efficace paragone può essere fatto con una squadra di atleti: ad un atleta che ha avuto una prestazione scadente perché ha trascorso una notte di bagordi, forse è anche giusto diminuire il cibo per un po’, ma ad un atleta che è stato insoddisfacente in campo perché non ha assunto in misura sufficiente zuccheri e proteine, diminuire l’alimentazione è una follia. Agendo in tal modo si otterrà presto una squadra composta da un solo atleta, perché tutti gli altri sono morti di fame. Ma una squadra composta da un solo atleta non è più una squadra, e non può più vincere nulla.

L’industria ha capito da tempo che indipendentemente dall’applicazione di un modello premiante/sanzionante per gli individui (che devono essere valutati con metodi adatti agli individui), deve esistere una buona pratica di individuazione e rapida rimozione dei motivi di una scarsa prestazione, al posto di una sanzione per l’intero sottosistema poco performante. Questo comportamento implica un aumento di risorse da investire nel sottosistema “malato”, non una loro diminuzione.

Sanzionare i sottosistemi con una diminuzione dei finanziamenti a loro destinati non serve a nulla, ed è anzi dannoso per il funzionamento del sistema nel suo complesso. Già da molto tempo, le aziende hanno capito che uccidere pezzi di sé stesse, come fa un organismo in preda ad una malattia autoimmune, è cosa ben diversa dall’essere efficienti.

Ce la farà il nostro governo (qualunque esso sia) a capire lo stesso concetto, prima di distruggere l’università pubblica?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in gelmini, Protesta, Riforma, società. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Meritocrazia autoimmune

  1. Cristina Cassina ha detto:

    No, non ce la farà a capirlo, non perché non possa farlo, ma perché non gli interessa, nel senso che non gli conviene. Per questi personaggi l’università è solo un inutile e ingombrante carrozzone. Prima lo distruggono, meglio è. E comunque, non solo l’università. Dopo gli spiccioli distribuiti ai colleghi che insegnano nelle scuole primarie e secondarie, ecco che la mannaia si abbatte anche su di loro: trasferimenti, riduzione dell’organico (si parla di 35.000 posti) …
    Insomma, Natale è vicino, e bisogna prepararsi: regali per i buoni e una bella cura dimagrante!

  2. Carlo Carminati ha detto:

    Ci sono un altro paio di problemucci aggiuntivi:

    1) il MIUR e’ stato finora incapace di definire procedure sensate per individuare il merito, ed e’ ragionevole aspettarsi che non sara’ in grado di farlo ancora per molto, molto tempo;

    2) il sacco di Babbo natale e’ vuoto.

  3. Anvur Cronaca ha detto:

    E che dire se proseguiamo la disamina dei criteri di ripartizione della c.d. “quota
    premiale” del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università,
    prendendo in considerazione i criteri relativi alla ricerca?

    http://cronaca.anvur.it/2010/12/alla-ricerca-di-un-premio.html

  4. Franco Failli ha detto:

    Se si considera il principio secondo cui chi ha già ottenuto dei finanziamenti è per questo motivo più meritevole di averne altri, si nota che viene accelerato il fenomeno della rarefazione dei soggetti operanti (causa estinzione degli altri…).
    Del resto è testo evangelico quello che dice: “Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.”
    Ora che ci penso, Valditara si chiama Giuseppe, è il padre (putativo?) della riforma, e ci stiamo avvicinando a Natale… siamo del gatto!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...