Camouflage


Spiega sapientemente il Primo Ministro Italiano durante la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa (14/12/2010) che una menzogna ripetuta abbastanza a lungo riesce a convincere molte persone (e poi, presumibilmente col noto senso dell’ironia, precisa che in verità Gianfranco Fini non è mai stato espulso dal PDL).

Cosa ha a che fare questo episodio con Ultimo Appello e col titolo di questo articolo? Molto, perché la tecnica di diffusione mediatica di menzogne è stato proprio lo strumento principale di propaganda per creare consenso sul DDL, delegittimare ogni protesta, approvare un testo finale inadeguato sotto molti profili.

La strategia comincia stilando un elenco di fatti inconsistenti che vengono spacciati in ogni occasione come sprechi accertati dell’Università (1 e 2) e nella ricerca per denigrare tutta l’Università pubblica (invece che gli eventuali responsabili, se ve ne fossero) e motivare l’esigenza di una riforma.

Si procede tagliando le risorse in modo punitivo e uniforme per rendere gli Atenei pubblici più ricattabili e docili al cambiamento, ma dicendo che lo si fa per combattere gli sprechi. Di fatto, dato che le risorse coprono a malapena gli stipendi del personale, tagliarle significa mettere a rischio il funzionamento delle strutture.

Si prosegue scrivendo una riforma che addirittura favorisce processi opposti a quelli vantati. Ad esempio, si proclama l’introduzione di meccanismi di selezione meritocratici, che però si traduce nel DDL abolendo i concorsi e selezionando i docenti attraverso chiamate locali illuminate. Inevitabilmente questo meccanismo rischia di favorire ben altri criteri di scelta, basati magari sulla fedeltà invece che sulle competenze. Oppure si suggerisce che l’obiettivo dell’Università sia la produzione aziendale di laureati invece che la formazione culturale di esperti, e per questo si danno maggiori poteri al CdA e si decide che per statuto almeno il 30% di membri debbano essere persone non appartenenti all’Università.

A questo punto, se qualcuno obbietta cercando di evidenziare concretamente le criticità, le inconsistenze e le difformità del testo rispetto ai proclami ripetuti incessamente, i promotori del DDL devono tacitare se possible o screditare altrimenti. Per esempio, si dice che a manifestare sono solo studenti svogliati strumentalizzati da baroni e appartenenti a centri sociali, invece che studenti e ricercatori ben consapevoli dei contenuti del DDL e che sono preoccupati perché vi identificano una minaccia concreta a quel sistema di istruzione pubblica al quale hanno dedicato con sacrifici, passione ed entusiasmo le loro vite e dal quale sanno dipendere il loro futuro e quello delle generazioni future.

Infine, preoccupati dal dissenso crescente e innegabile, a ridosso del passaggio del DDL alla Camera dei Deputati, si minacciano gli Atenei e i loro responsabili di fantomatici effetti nefasti nel caso di mancata approvazione del DDL.

Se infine il meccanismo rischia di incepparsi proprio in dirittura di arrivo per l’imprevisto umano (vedi l’approvazione inusitata e involontaria di alcuni emendamenti durante la discussione del DDL al Senato), basta aggirare i regolamenti che vieterebbero la ripetizione delle votazioni e rimuovere così ogni ostacolo.

Ci sono specie animali che affidano il loro destino ad abili tecniche di camuffamento, ma una volta svelato ogni inganno sono inermi. La propaganda è sorretta solo da frasi vacue ripetute incessamente, senza riscontro nei fatti, che solo l’approfondimento diretto e attento può smascherare e sconfiggere.

Se a DDL approvato si ripetono le menzogne e le minacce, bisogna continuare a mostrarne le incongruenze per farlo ritirare e promuovere una riforma che affronti e risolva seriamente i problemi dell’Università, che difenda l’Università pubblica e non tenti di smantellarla.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in gelmini, Media, Riforma, tagli finanziari. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Camouflage

  1. Anvur Cronaca ha detto:

    Bisogna effettuare valutazioni puntuali, sulle istituzioni e sui corsi di studio – non solo polpettoni statistici, senza essere nemmeno capaci di commentarli…
    E poi rilevano le attività e gli apprezzamenti qualitativi, non solo gli indicatori…

    http://cronaca.anvur.it/2011/01/sistematica-valutazione.html

    ac

  2. Monex ha detto:

    Qualcuno potrebbe lasciarsi suggestionare dal continuo riferimento alla svolta meritocratica nel mondo della ricerca e dell universita che il Ministero dell Istruzione ormai ripete senza soluzione di continuita. Qualsiasi iniziativa o proposta relativa a queste realta e infatti giustificata e presentata come realizzazione di quel sacrosanto principio del merito senza il quale le nostre universita sono destinate a rimanere nel loro stato di mediocritas.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...