La parte illuminata del paese


Questo titolo è preso dall’ultimo numero della rivista “Le Scienze”, dove viene usato per ricordare il professor Enrico Bellone, recentemente scomparso. Per tredici anni, dal Gennaio 1996 a tutto il 2008, il professor Bellone ha diretto la rivista, continuando a collaborare anche dopo il suo avvicendamento con il fisico Marco Cattaneo.

Negli ultimi anni, e in particolare nei mesi più recenti, non sono mancati suoi interventi assai critici sulle posizioni che il governo e, sembrerebbe, gran parte del paese, ha preso rispetto alla ricerca scientifica ed all’università italiana. Per capire il suo pensiero basta leggere le seguenti parole:

“La buona salute de «Le Scienze» è in contrasto con quanto si agita in molte zone della cultura della nazione. In tali zone, infatti, è presente un atteggiamento poco benevolo o apertamente ostile verso la scienza e la tecnologia. Nel senso comune, poi, fioriscono le illusioni elargite da coloro che amano il mistero, contrappongono alla scienza forme magiche di sapienza e celebrano una natura buona e incontaminata che esiste solo nei sogni. Ebbene, si deve tenere conto di questo dato di fatto. Sarebbe molto grave, a mio avviso, non alzare la voce contro l’inclinazione a vedere, nella conoscenza scientifica del mondo, la sorgente di ogni malanno, e a credere che la ricerca scientifica e tecnologica sia la premessa per una progressiva perdita di liberta dei singoli. Sarebbe molto grave sia per quanto riguarda il futuro della ricerca, sia per quanto riguarda la modernizzazione del nostro paese: ricerca e modernizzazione, infatti, potrebbero fondersi solo se entrambe fossero finalmente riconosciute nell’ambito del progresso civile, e non più nell’ottica di un’incontrollata proliferazione di macchine imposte a masse inconsapevoli e acritiche. […]

Sull’immagine di una scienza priva di contenuto culturale e ridotta a pura tecnica poggiano – con un certo consenso popolare – le scuse piagnucolose circa i finanziamenti magrissimi per la scienza, il miope disinteresse verso le tecnologie non immediatamente fruibili, la cecità verso la questione energetica, la degradazione dei rapporti tra ricerca e industria, l’inclinazione a burocratizzare una comunità scientifica che solo nella libertà può invece crescere e prosperare, il malcostume nella selezione degli studiosi, la sottovalutazione dei disastri provocati da un sistema scolastico lasciato alla deriva. […]

La filosofia di «Le Scienze» è allora questa: stabilire un razionalistico canale di comunicazione tra i nostri lettori e i protagonisti della modernizzazione. Questi ultimi stanno nella comunità scientifica intesa come produttrice di cultura e negli intellettuali aperti alla crescita della conoscenza, nel mondo industriale che voglia puntare carte vere sulla ricerca, nell’editoria scientifica, nelle istituzioni convinte che uno Stato è civile quando ha una scuola non pregalileiana, nei settori della politica che avranno il coraggio di affrontare davvero la questione energetica e di tradurre in atti l’abusato slogan sulla scienza come ricchezza nazionale. Una filosofia, insomma, che renda visibile tra i cittadini la parte illuminata del paese e lavori per estenderla.”

Davvero chiaro e netto, il pensiero del professor Bellone. Verrebbe voglia di scrivere le sue parole su un bello striscione, per appenderlo davanti agli occhi dei nostri politici, dei nostri dirigenti, dei nostri amministratori, dei nostri industriali, per ricordare loro le necessità di un paese che fa parte di un mondo entrato ormai da tempo nel terzo millennio.

Fa impressione pensare che invece le parole del professor Bellone provengono dal secolo precedente. Si tratta infatti di un estratto del suo editoriale di insediamento del Gennaio 1996. Sono passati 15 anni, e non è cambiato niente. Niente è migliorato rispetto a quella condizione di arresto dello sviluppo e di sospensione del senso di responsabilità che qualsiasi classe politica degna di questo nome dovrebbe sentire e dimostrare al proprio paese.

Grazie quindi delle sue parole, professor Bellone. Non se ne abbia a male però se, a differenza di quanto accade con tante altre meravigliose pagine, molti di noi sperano proprio che esse non siano immortali.


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