Pisa, Teatro Verdi, Sabato 11 Dicembre

Poco prima della messa in scena de “Il Malato Immaginario” (regia di Gabriele Lavia), Francesca e Silvia, matricole, leggono il testo seguente:

Francesca: “Buona sera a tutti. Noi siamo una piccola rappresentanza della marea, letteralmente, di persone che in questo periodo stanno protestando contro il decreto  Gelmini, e la riforma della scuola pubblica. Per noi è particolarmente importante parlare proprio qui, presso il Teatro Verdi (che ringraziamo per l’ospitalità, come ringraziamo la compagnia di Gabriele Lavia); è particolarmente importante parlare qui, dicevo, perché non solo quello della scuola, ma il mondo della cultura tutto è messo in ginocchio dai tagli, e anche i teatri a loro modo lottano con le unghie e i denti per sopravvivere.”

Silvia: “Ci avrete già sentiti e incontrati; probabilmente ci avete detestati quando bloccavamo il ponte che dovevate attraversare, il binario del vostro treno, o riempivamo le strade con la nostra voce. Non ripeteremo qui, ora, le ragioni per cui questa riforma attanaglia in una morsa letale l’istruzione pubblica… Sono elenchi di piccole e grandi pugnalate che avete già letti o sentiti; che, volendo informarvi, troverete facilmente. No, oggi siamo qui per farvi una confessione. Noi siamo strumentalizzati. Sissignori, strumentalizzati dai centri sociali e dai baroni assieme… perché, si sa, son tutti comunisti. Scherzavo. Avete visto quanti siamo; non potete davvero credere che possiamo
fisicamente stare in un centro sociale, e lì farci arringare dai baroni… No, solo un governo può strumentalizzare così tante persone. E lo sta facendo. Ogni volta che la signora Gelmini, e coloro che difendono pubblicamente la riforma, dicono che siamo strumentalizzati, che siamo bambini ingenui e inconsapevoli manovrati dai partiti: ecco che ci strumentalizzano. Ecco che perdiamo il diritto di essere riconosciuti intelligenti, ecco che diventiamo una massa di pedine con cui giocare nello scacchiere politico. Ecco che diventiamo un problema di ordine pubblico.”

Francesca: “Ma c’è un’altra cosa che dobbiamo assolutamente dirvi. Anche voi siete strumentalizzati. Oh, sì. Ogni volta che vi parlano di noi come di qualcosa di estraneo e, va da sé, traviato; ogni volta che pensate alla protesta come a qualcosa di nostro, che appartiene solo a chi ha strettamente a che fare con la scuola; ogni volta che borbottate «Quante storie, per una laurea…!», voi state cadendo nella trappola. Cadete nella trappola di credere che noi combattiamo per qualcosa di solo nostro. Invece, è anche vostro, il futuro per cui combattiamo; è di tutto il paese. La conoscenza, in ogni ambito, migliora le persone, i rapporti con coloro che le circondano, le loro condizioni di vita; la conoscenza rende liberi e consapevoli nella scelta.”

Silvia: “Abbiamo probabilmente perso la battaglia di questi giorni contro il decreto Gelmini, e per il semplice fatto che chi è al governo non dimostra alcuna preoccupazione verso l’istruzione pubblica. Abbiamo probabilmente perso la battaglia, ho detto. Ma la guerra la vinciamo. Insieme. Perché parliamo con voi, e continueremo a parlare. Le persone che, votando, scelgono chi mandare al governo… nessuna di quelle persone, nessuno di noi o di voi, potrà fingere di non sapere.
E’ vero che l’istruzione pubblica italiana ha tante falle e che necessita di una riforma… di una riforma che la migliori. Che l’intento sia ridurre la popolazione all’ignoranza per meglio manovrarla, o giustificare economie selvagge, o altro, questa evidentemente non è la riforma giusta: taglia là dove si dovrebbe investire… Perché il modo, il modo serio di migliorare qualcosa è investirci. Dovrebbe essere scontato che la cultura sia un investimento sempre vantaggioso, dal quale ci si aspetta non un ritorno economico, ma qualcosa di ben più prezioso: qualcosa che fa di noi persone migliori, e rende il mondo più sopportabile. Qualcosa di bello.
Ciascuno di voi dovrebbe saperlo bene: siete qui per partecipare di qualcosa di bello, che vale almeno quanto il biglietto pagato. Ed è con quel qualcosa che vi lasciamo. Grazie per l’attenzione.”

Verso la fine della lettura, una voce maschile adirata ha gridato “bastaaa!!”. A questo punto è scoppiato il putiferio:

– le lettrici hanno completato imperterrite la lettura;

– il pubblico ha applaudito a lungo e calorosamente;

– ci sono stati battibecchi frenetici, accompagnati da urla assortite “se ti trovo ti dò uno schiaffone!” (donna alla voce maschile),”questa è la vostra democrazia!” (altra donna alla prima), “a casa!” e “siete alla fine!” (ancora contro il primo), ecc.

Dopo qualche minuto è tornata la calma ed è iniziato lo spettacolo.

Ecco il resoconto dell’accaduto secondo La Nazione, ed. Pisa, del 13 Dicembre

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