Che tempo che fa, 13 Marzo 2011

Che tempo che fa del 13 Marzo 2011

Intervista del conduttore Fabio Fazio al ministro dell’università e della ricerca scientifica Maria Stella Gelmini.

Ovvero: parlare a vanvera


Fazio: Buona sera signora ministro.

Gelmini: Buona sera

Fazio: Allora, signora ministro, grazie tante

Gelmini: Grazie a voi

Fazio: allora, come ho detto davvero per me e per il nostro pubblico è considerata la questione centrale, vitale, quindi voglio avere la opportunità di ascoltarla, di capire e al tempo stesso di non eludere le questioni. Intanto ieri manifestazione in tutta Italia in difesa della scuola pubblica e della costituzione. Intanto vorrei sapere qual’è la sua impressione.

Gelmini: Ma, guardi, è una manifestazione assolutamente legittima ma che nasce su un presupposto sbagliato, cioè l’idea che il governo abbia attaccato la scuola pubblica e che in particolare lo abbia fatto il presidente del consiglio. Così non è: era nato un equivoco sulla base di alcune dichiarazioni del presidente Berlusconi, poi ulteriormente chiarite, ammesso che ce ne fosse bisogno. Quindi è assolutamente legittimo, come dire, il desiderio di manifestare, ma voglio chiarire che da questo governo non c’è nessun attacco alla scuola pubblica. Premesso che io tra l’altro credo che separare la scuola statale dalla scuola paritaria sia un errore, perché proprio per le motivazioni che diceva lei, perché la scuola è una delle istituzioni più importanti di questo paese per l’oggi e per il domani, non ha senso separarla in opposte tifoserie. Dovremmo tutti insieme concorrere per migliorare la scuola pubblica, sia che si tratti di scuola statale sia che si tratti invece di scuola paritaria.

Fazio: allora, lei ha sollevato due questioni che affronterei subito: la prima è la polemica con il presidente del consiglio. Io cito testualmente quello che ha detto il presidente del consiglio. Era il 26 febbraio, al congresso dei cristiani riformisti a Roma. Il presidente ha detto: “Ogni individuo ha il diritto di poter educare i figli liberamente. Liberamente vuol dire di non essere costretti a mandare i figli in una scuola di stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito della famiglia. ” Questo è testuale, non gliela farò vedere, ma si fida.

Gelmini: Certo , ero presente.

Fazio: Ecco. La cosa che io ho trovato preoccupante è l’uso del verbo “inculcare” come sinonimo di “educare”. Che sono due cose secondo me opposte! Cioè, se uno pensa che la scuola o la famiglia debbano “inculcare”, io mi sono [inintellegibile]. Lei si sarà preoccupata, mi sono chiesto.

Gelmini: Ma, io ero presente ed ho ascoltato tutto l’intervento del presidente del consiglio che ha riguardato secondo me un principio sacrosanto, cioè la libertà di scelta educativa da parte delle famiglie, che è un principio contenuto nella nostra costituzione; e ha semplicemente precisato che laddove, non intendendo che tutti gli insegnanti, come dire, “inculchino” nei ragazzi i principi diversi, ma che ci siano casi assolutamente minoritari in cui questo accade, le posso dire che io ricevo alcune lettere in questo senso.

Fazio: Cioè, il verbo però non era forse il migliore che si poteva adoperare.

Gelmini: Ma ha chiarito anche ulteriormente, quindi francamente mi è sembrato pretestuoso pensare ad una manifestazione per dividere il paese su un tema così significativo nel quale non ci sono i buoni o i cattivi, ma ci deve essere da parte di tutti il coraggio di cambiare e di promuovere la scuola pubblica, e questo significa avere il coraggio di cambiare alcune regole, di cambiare i meccanismi.

Fazio: Ora arriviamo a lei, alla riforma e ai cambiamenti, per sommi capi, naturalmente, perché non abbiamo il tempo di affrontarla.

Gelmini: Certo

Fazio: Però… anzi chiedo scusa se traduco in termini molto banali e molto pratici, però insomma è ovvio: l’articolo 33 della costituzione riconosce il diritto di istituire scuole private, paritarie, per l’appunto. Al tempo stesso dice: “senza oneri per lo stato”. Ora, quello che qui, insomma, molto banalmente si capisce è che se vivessimo in un paese ideale in cui la scuola pubblica è perfetta, gli insegnanti sono molto pagati, le scuole sono eccellenti, gli istituti sono perfetti e abbiamo tutti tutto ciò che serve, a quel punto lo stato può persino dare aiuti economici alla scuola privata che, in quanto tale, lo dice la parola, uno se la dovrebbe pagare se ci vuole andare. Invece siamo in una finanziaria in cui quest’anno, per esempio, sono stati stanziati per la scuola privata 245 milioni di euro, cioè più di quello che sono i fondi per lo spettacolo, che sono 231 milioni di euro nello stesso anno. Cioè lo stato devolve alla scuola privata più di quanto spende per il famoso FUS cioè il Fondo Unico per lo Spettacolo, per il quale si sono, come sa, ieri sera il maestro Muti a Roma, grandi sommovimenti a Roma e ci saranno grandi proteste nei prossimi giorni. Ecco c’è qualcosa… ci spiega perché lo stato aiuta la scuola privata non potendo aiutare la scuola pubblica?

Gelmini: Diciamo che lo stato concorre alle spese di funzionamento della scuola paritaria in misura molto lieve. Faccio un confronto: noi investiamo 43 miliardi di euro nella scuola statale e complessivamente diamo 500 milioni di euro per la scuola paritaria. I 500 milioni che diamo però, in realtà, ci consentono di risparmiare 5 miliardi di euro perché dal funzionamento della scuola paritaria alla quale lo stato da un piccolo contributo ne ricava, comunque, devo dire un grande risparmio. Ma il tema secondo me non è questo. Il problema è il “progetto” educativo che noi abbiamo per il paese e per i ragazzi. Io credo che su questo punto ci dovremmo confrontare. Io penso che peraltro molti di coloro che sono scesi in piazza per difendere la scuola pubblica in realtà poi mandano i figli alla scuola privata, così come loro la definiscono. Quindi io non mi appassiono…

Fazio: Questo è un diritto. Però non è in contraddizione questo. Sa cosa ha detto…

Gelmini: Non è in contraddizione però una certa incongruenza la trovo. Perché si difende la scuola pubblica e poi si mandano i figli alla scuola paritaria, a significare che forse tutta questa fiducia nella scuola pubblica queste persone non ce l’hanno.

Fazio: Se mi permette, questo lo ha spiegato bene Jovanotti, in una lettera che ha scritto all’Unità. Ha detto: “La scuola di stato è come l’acqua che ti arriva al rubinetto. Poi ognuno può comprarsi l’acqua minerale che preferisce, ma guai a chi avvelena l’acqua del rubinetto per vendere più acque minerali!” Questo mi sembra perfetto!

Gelmini: Ma il problema della scuola… [applausi smorzati da Fazio che dice che sono vietati gli applausi alle domande] Io rispetto questo principio assolutamente condivisibile, ma il punto non è la quantità di risorse che si investono nella scuola statale o paritaria che sia; il problema è “come” queste risorse vengono investite, perché la sinistra sostiene che il problema della scuola siano i cosiddetti “tagli”. In realtà parla di tagli alla scuola quando sono stati tagli agli sprechi. Tagli, soprattutto nell’università, a corsi di laurea inutili, sulla qualità di vita del cane e del gatto, sull’asino dell’Amiata, sul packaging…

Fazio: Quindi avete ridotto molti corsi universitari…

Gelmini: La spesa nella scuola negli ultimi 10 anni è aumentata del 30% e non è diminuita con i diversi governi che si sono succeduti. A significare che il problema non sono i tagli ma come si investono le risorse.

Fazio: Qual’è il vero problema secondo lei, dal punto di vista finanziario?

Gelmini: E’ una cattiva gestione della spesa nell’istruzione.

Fazio: Ma gli sprechi cosa sono:

Gelmini: Beh, per esempio nelle pulizie: abbiamo quasi 200.000 bidelli e poi spendiamo 600 milioni per appalti nelle pulizie. Più bidelli che carabinieri per avere le scuole sporche. Se lei entra in una scuola raramente trova una pulizia assoluta, e questo non perché si spendono poche risorse ma perché si spendono male. Così come l’offerta formativa nelle università: abbiamo quasi 100 università, 320 sedi distaccate, più di 5.000 corsi di laurea, c’è una quantità “enorme” di indirizzi, però poi nelle prime 150 posizioni delle migliori università fatica a comparire una unica università italiana, quindi per noi l’approccio è qualitativo e non quantitativo. Oggi per gli investimenti nella edilizia scolastica, nella formazione dei professori, insomma nella qualità del servizio, resta solo un 3% perché tutta la restante somma di denaro impiegata nella scuola serve per le spese correnti.

Fazio: cioè pagare gli insegnanti e il personale

Gelmini: Pagare gli stipendi degli insegnanti piuttosto che il normale…

Fazio: che peraltro sono pagati pochissimo!

Gelmini: Sono pagati pochissimo perché sono troppi. Cioè, noi abbiamo una quantità di insegnanti superiore al fabbisogno effettivo della scuola, e questo nn è andato nemmeno a vantaggio degli insegnanti stessi perché, io le dico la media, cioè un insegnante di scuola superiore con 15 anni di servizio guadagna almeno 20.000 euro meno del collega tedesco piuttosto che francese. Questo non è ammissibile perché se crediamo nella scuola dobbiamo puntare sugli insegnanti e quindi pagarli adeguatamente. Ma se lei aumenta il numero all’infinito alla fine sono tutti proletarizzati e non hanno, non riconoscono…

Fazio: Cioè la scuola, lei dice, è stata vista come ammortizzatore sociale, secondo lei.

Gelmini: Sì, secondo me il dramma è stato questo.

Fazio: Però, anche fosse, siccome la domanda sorge spontanea, perché allora continuare a tagliare sulla scuola e perché il ministro accetta i tagli sulla scuola?

Gelmini: Guardi, le dico, io non è che ho accettato i tagli, li ho condivisi con tutto il governo, e le spiego anche perché…

Fazio: Sì, questo è interessante…

Gelmini: Per il semplice motivo che io mi sentirei in colpa o di aver fatto una cosa sbagliata se avessi tagliato effettivamente sulla scuola, se avessi tagliato gli investimenti nella qualità. Ma non è andata così! Non ho nemmeno licenziato alcuno per come la sinistra dice, perché lei sa che nella pubblica amministrazione non si può, anche se si volesse, e io non lo vorrei fare, non si può nemmeno licenziare, quindi noi cosa abbiamo fatto: abbiamo contenuto l’aumento automatico della pianta organica, cioè nel tempo…

Fazio: Avete riassunto quelli che andavano via…

Gelmini: No, non è che noi abbiamo riassunto. La previsione di aumento della pianta organica l’abbiamo compressa, e in questo modo abbiamo liberato risorse che sono servite, questo non si dice mai, mi fa piacere che una trasmissione popolare come questa possa passare il messaggio, cioè gli insegnanti sono stati gli unici che non hanno avuto il blocco degli scatti di anzianità che sarebbe stata una profonda ingiustizia visto che ci sono stipendi bassi. Con i risparmi fatti dagli sprechi, dai corsi inutili piuttosto che dai meccanismi di spesa davvero fuori controllo, noi abbiamo recuperato i soldi per garantire gli scatti di anzianità ai professori, e questo credo che sia un fatto importante!

Fazio: due osservazioni, che poi proprio le scuole riguardano veramente la vita delle famiglie. Due cose. La prima: era stato previsto un bonus di 7.000 euro per i docenti più meritevoli, e la meritocrazia è un suo obiettivo…

Gelmini: Questo c’è…

Fazio: Non sono stati… E’ stato escluso dalla finanziaria 2010!

Gelmini: No, mi perdoni, allora, sono due cose diverse: i 7.000 euro di bonus fanno parte di due sperimentazioni che noi abbiamo avviato in alcune scuole che volontariamente, liberamente, hanno aderito a questi progetti perché noi vorremmo cambiare il contratto 2013. Cioè oggi questo paese se vuole superare la crisi, se vuole tornare ad essere competitivo deve abbandonare la cultura del ’68 e del 6 politico, del 18 politico, della proletarizzazione degli insegnanti. Deve puntare sulla qualità.

Fazio: Sempre colpa del ’68, io avevo 4 anni quindi non c’ero.

Gelmini: Assolutamente. No, non c’ero nemmeno io ma vedo i risultati e soprattutto i ragazzi più giovani di noi pagano sulla propria pelle, come dire, la conservazione e gli errori di un falso egualitarismo che il ’68 ha portato avanti. Ma non voglio polemizzare su questo. Torniamo alle sperimentazioni. Cosa vogliamo fare: vogliamo restituire non solo la dignità, il prestigio agli insegnanti, senza i quali non ci può essere una buona scuola, anche se ci sono tanti computer, e per fare questo è giusto anche riconoscere economicamente lo sforzo dei professori, e allora siccome non vogliamo “imporre” un metodo, abbiamo avanzato due proposte che superino il concetto solo di anzianità, perché anche una squadra di calcio forse non sarebbe competitiva se i…

Fazio: E quali sono le proposte?

Gelmini: La proposta è non solo di valutare l’esperienza ma anche il risultato, la qualità dell’apprendimento, la qualità della didattica, e lo abbiamo fatto con due metodi: in un caso premiando l’insegnante con appunto una quattordicesima come diceva lei prima, nell’ altro caso facendo un gioco di squadra, valutando l’equipe, e quindi gli insegnanti nel loro complesso e premiando la scuola. Vedremo, a valle di queste due sperimentazioni, quali saranno, come dire, i risultati, ma certo noi dobbiamo superare, come dire, il concetto esclusivo dello scatto di anzianità. Dobbiamo pagare di più i professori valutando il risultato.

Fazio: Il merito. D’accordo. Il merito però nasce anche dal fatto di poter avere una partenza comune tutti quanti.

Gelmini: Sono d’accordo con lei. Ma oggi c’è secondo lei in Italia? Questo… le chiedo…

Fazio: Naturalmente no, però se si tagliano 8 miliardi di euro alla scuola…

Gelmini: Non son tagliati alla scuola..

Fazio: …vuol dire negare alla scuola pubblica la possibilità di essere egualitaria che per me è un valore sacro del ’68, ma insomma questo è un altro discorso. Quando io sono andato a scuola nel ’70 i bambini che avevano difficoltà venivano messi in una classe a parte. E così si risolveva il problema. Quindi io benedico per certi versi quel ’68. Perché a chiunque capiti di avere bambini, figli con quei problemi, insomma, sa cosa vuol dire poter contare sull’insegnante di sostegno, che purtroppo invece, ci scrivono in molti, manca.

Gelmini: Allora, sul fatto che ci siano… che sia giusto e doveroso offrire pari condizioni di partenza io sono d’accordo e mi batto per questo. Perché dobbiamo uscire dal “politicamente corretto” e dirci, Fazio, che oggi i nostri

Fazio: sono sprechi…

Gelmini: No non sono sprechi, dobbiamo guardare in faccia la realtà, il paese. Oggi possiamo dire che il nostro paese sia un paese egualitario? Io dico di no. Perché il figlio dell’operaio continua a fare l’operaio, il figlio dell’avvocato e del medico continua a svolgere la professione del padre.

Fazio: Non è del tutto vero. Non è del tutto vero.

Gelmini: E’ la mia opinione ed è l’opinione di tanti ragazzi che poi vanno in piazza ed effettivamente sentono di avere meno opportunità rispetto ai loro padri. Hanno paura del futuro…

Fazio: Chiedono che non si torni a quello

Gelmini: No, mi scusi, perché non c’è una vera eguaglianza, c’è un divario nord sud che va colmato, c’è un problema di mobilità sociale, c’è la fuga dei cervelli all’estero, quindi questo paese punta all’eguaglianza, ma ad oggi è un paese che secondo me è attraversato da forti diseguaglianze. E questo dipende in gran parte dalla scuola. Dal fatto che la scuola deve tornare ad essere un ascensore sociale, deve tornare a favorire una promozione da parte degli studenti. Però per fare questo noi dobbiamo cambiare i meccanismi, cioè pensare che la scuola serve per gli studenti, e non per i professori, come gli ospedali servono per i malati e non per i medici.

Fazio: Però se… Torniamo al punto di partenza. Per non sprecare l’occasione di ascoltare e di capire. Il presidente Napolitano ha detto: “La crisi si supera investendo su scuola e ricerca”. Quello che lei dice secondo me andrebbe benissimo se a fronte di quello che dice lei dicesse a Tremonti: “Non solo non mi tagli 8 miliardi di euro ma me ne dai di più!” Perché lì bisogna investire. Io non capisco come si possano conciliare le esigenze che lei esprime e che sono condivisibili, col fatto che poi, come ci hanno scritto l’assemblea delle scuole milanesi, non c’è oggi un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabillità, come prevede la legge, ma spesso per i ragazzini disabili ci sono solo ore, 4 o 6, alla settimana in cui sono seguiti. Cioè, voglio dire, in una situazione che è fondativa, importantissima, determinante per il futuro, si può essere d’accordo con quello che dice, tranne che ci vogliono i soldi!

Gelmini: Ma per fare questo bisogna tagliare gli sprechi, tagliare la spesa improduttiva e liberare risorse sulla qualità. E’ un’illusione pensare che noi ci possiamo permettere ancora gli sprechi del passato, la spesa improduttiva, e che arrivi un governo con la bacchetta magica che comincia ad investire sulla qualità. NON SUCCEDERA’ MAI. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, di togliere tutte quelle rendite di posizione che hanno impedito al paese di correre, e poi liberare risorse sulla qualità. Insomma, il 30% dei risparmi oggi noi l’abbiamo investito in parte nell’edilizia scolastica, non si dice mai, ma abbiamo investito un miliardo di euro, che può, con l’effetto moltiplicatore, grazie all’impegno anche delle regioni, aumentare notevolmente. Abbiamo garantito gli scatti di anzianità ai professori. Da questi risparmi, nel tempo, si possono recuperare risorse. Comunque io sono disponibile, e l’ho già fatto, a chiedere risorse a Tremonti per le borse di studio, per i prestiti d’onore, per la qualità. Non sono disposta a chiedere soldi a Tremonti, o ad aumentare le tasse universitarie come hanno fatto nel regno unito, per far pagare gli sprechi ai ragazzi. Questo non mi si può chiedere. E sono, le dico, in accordo come sempre con il presidente della repubblica, ma per liberare queste risorse noi dobbiamo avere la forza anche di cambiare le regole. E per quanto riguarda la disabilità io… sono anche stufa di ripetere questa cosa, andate al ministero e guardate…

Fazio: Lo faccia ancora una volta…

Gelmini: Sì, per carità…

Fazio: Il ministero è stato condannato, tra l’altro, per questo.

Gelmini: No, il ministero non è stato condannato… sui precari dice…

Fazio: Sulla mancanza di… sulla discriminazione verso i disabili per le mancate ore di sostegno.

Gelmini: Allora, gli insegnanti di sostegno non solo non sono stati tagliati ma sono 3.500 in più nell’organico di diritto, come le risponderebbe il direttore del personale del ministero. Cioè significa che nella pianta organica noi non solo abbiamo preso i precari ma abbiamo in ruolo 3.500 insegnanti di sostegno in più. Lei mi chiede: “Perché mancano gli insegnanti di sostegno?”…

Fazio: Come ci scrivono tutti…

Gelmini: E’ un problema… è un problema di “distribuzione” degli insegnanti di sostegno e, qualche volta, di qualche eccessiva superficialità nel riconoscere in alcune regioni disabilità che non esistono, per cui qualcuno ha l’insegnante di sostegno non avendo di fatto bisogno dell’insegnante di sostegno, e qualcun altro resta senza perché qualcun altro ha fatto il furbo.

Fazio: Io vorrei che lei tornasse periodicamente però…

Gelmini: Se lei mi invita io vengo volentieri…

Fazio: Figurarsi. L’università rimane fuori da questa nostra conversazione anche se la domanda sul perché non la preoccupa l’ingresso dei privati nell’università mi incuriosirebbe.

Gelmini: Ma, per il semplice motivo…

Fazio: Le spiego: perché non la preoccupa il fatto che il denaro privato possa, per esempio, in qualche modo condizionare la ricerca nelle università.

Gelmini: Perché avviene in tutto il mondo! Cioè, io credo che oggi noi dobbiamo puntare sull’innovazione e sulla ricerca e sulla competitività, ma non c’è nulla di male se accanto alle risorse statali alcuni privati, in numero peraltro limitato, entrano nei consigli di amministrazione delle università per favorire un arricchimento reciproco dal, come dire, gli uni sugli altri… Io l’altro giorno sono andata all’inaugurazione dell’anno accademico dell’IMT che è una scuola di dottorato a Lucca. In quel caso ci sono risorse statali, ma il territorio ha investito sulla scuola; ha scommesso risorse, energie su questa scuola che è un’eccellenza a livello internazionale. Perché non farlo anche altrove? Dobbiamo, credo, superare la contrapposizione tra il pubblico e il privato. Io penso che esistano i territori. Che una scuola, una università, non debbano essere autoreferenziali ma sono un arricchimento per il territorio circostante.

Fazio: Il problema è che il privato non sostituisca il pubblico…

Gelmini: No… no…

Fazio: E che arrivi quando il pubblico è talmente forte, garantito per tutti, che a quel punto possono anche arrivare i privati, ma tanto non saremo mai d’accordo ma non fa niente, non è mica questo il problema. La domanda che volevo farle è… due. Uno, so che lei tiene molto a far sapere che ha raccolto delle favole per questo libro “Quando diventerai grande” che è edito da Mondadori, il cui ricavato andrà in beneficenza ad un’associazione a cui lei è vicina, che si chiama…

Gelmini: In realtà è una piccola cosa che ho fatto durante i mesi della gravidanza. Mi sono divertita a raccogliere racconti, storie della tradizione locale, quelle un poco meno note, e il ricavato andrà ad un’associazione che ho conosciuto da vicino, l’assciazione Iris, che aiuta le giovani madri con problemi oncologici.

Fazio: E la seconda domanda, e ultima per questo nostro primo incontro, è: “Qual’è la cosa più importante che lei ha imparato a scuola?”

Gelmini: Ma… sicuramente, sicuramente ad amare il mio paese. Perché… Il paese l’Italia… perché comunque la scuola non solo nel tempo è stata credo un collante fondamentale per il nostro paese, ma lì mi piace che…

Fazio: Quindi adesso è contenta che si festeggi il centocinquantenario!

Gelmini: Sono contenta che si festeggi, sono dispiaciuta che siccome le scuole avevano lavorato per molti mesi perché si era pensato in accordo anche con il presidente del comitato dei garanti per i 150 anni a moltissime cose il 17 marzo, rimanendo chiuse le scuole evidentemente abbiamo dovuto anticipare e qualcosa è stato anche annullato, Però sicuramente la scuola è tuttora un luogo che forma i cittadini di domani e anche, come dire, l’amore per il proprio paese nasce lì, e quindi questo lo devo in buona parte alla scuola.

Fazio: Pubblica.

Gelmini: Sì, statale, qualche volta paritaria. Non mi appassiona questa contrapposizione.

Fazio: Mi lasci appassionare, che sono anziano. Grazie tante, arrivederci.

[Sbobinatura a cura del nostro mitico Franco Failli]

8 risposte a Che tempo che fa, 13 Marzo 2011

  1. Pingback: Parlare a vanvera [flash] | Ultimo appello

  2. insegnante deluso turlupinato ha detto:

    la gelmini sostiene che gli insegnanti non hanno avuto blocco degli scatti…. UNICA CATEGORIA IN ITALIA!
    MEJ COJONI!!!!!
    MA LA MINISTRA SA ALMENO QUELLO CHE DICE???

  3. daniele ha detto:

    Vorrei sollecitare una riflessione, possibilmente onesta, su questa parte dell’intervista, perchè non mi sembrano affatto parole a vanvera. Piuttosto vi chiedo quale fondamento abbia la risposta di Fazio (“Non è del tutto vero, non è del tutto vero”).
    La Gelmini, con parole sue, stava affrontando il tema del recupero dello svantaggio culturale, uno dei problemi centrali della scuola, (della scuola per gli allievi, non per i professori), ma sembra che tutto ciò che dice non debba essere tenuto in considerazione.

    Gelmini: No non sono sprechi, dobbiamo guardare in faccia la realtà, il paese. Oggi possiamo dire che il nostro paese sia un paese egualitario? Io dico di no. Perché il figlio dell’operaio continua a fare l’operaio, il figlio dell’avvocato e del medico continua a svolgere la professione del padre.
    Fazio: Non è del tutto vero. Non è del tutto vero.
    Gelmini: E’ la mia opinione ed è l’opinione di tanti ragazzi che poi vanno in piazza ed effettivamente sentono di avere meno opportunità rispetto ai loro padri. Hanno paura del futuro…
    Fazio: Chiedono che non si torni a quello
    Gelmini: No, mi scusi, perché non c’è una vera eguaglianza, c’è un divario nord sud che va colmato, c’è un problema di mobilità sociale, c’è la fuga dei cervelli all’estero, quindi questo paese punta all’eguaglianza, ma ad oggi è un paese che secondo me è attraversato da forti diseguaglianze. E questo dipende in gran parte dalla scuola. Dal fatto che la scuola deve tornare ad essere un ascensore sociale, deve tornare a favorire una promozione da parte degli studenti. Però per fare questo noi dobbiamo cambiare i meccanismi, cioè pensare che la scuola serve per gli studenti, e non per i professori, come gli ospedali servono per i malati e non per i medici.

  4. carcar ha detto:

    La risposta “Non e’ del tutto vero”, in questo caso, mi pare calzante: in molti casi la scuola (in senso lato) ha funzionato da ascensore sociale. Questo non vuol dire che sia tutto perfetto: e’ ben vero, come dice la Gelmini, che permangono ancora molti ostacoli ma, come Ministro, dovrebbe -appunto- occuparsene. E qui casca l’asino: a parte i tagli (effettuati per lo piu’ senza criterio), il Ministro ha fatto ben poco, e quel poco e’ pure molto pasticciato.

    Ma c’e’ anche un aspetto piu’ riposto.
    Perche’ la scuola ha sempre meno la funzione di ascensore sociale?
    Per il semplice fatto che non si puo’ sperare che la meritocrazia si affermi nella scuola, se la societa’ italiana continua ad essere governata dalla mignottocrazia (a tutti i livelli, e in modo sfacciatamente palese).

    • daniele ha detto:

      Può darsi che uno dei motivi per i quali la mignottocrazia ha trovato terreno fertile proprio in Italia sia anche che troppi cittadini sono stati lasciati indietro da professori per i quali non erano la principale delle preoccupazioni?

      • pietrodima ha detto:

        Mah mi sembra che per le risorse che sono destinate a scuola e formazione, per la considerazione sociale che ormai e` data (purtroppo) ai professori, nel loro complesso facciano molto di piu` di quello che e` chiesto loro e per cui son pagati. Io mi occupo di formazione insegnanti e vedo tantissima gente che viene ai convegni a proprie spese, prendendo giorni che i dirigenti fanno recuperare, per fare formazione che non viene riconosciuta in nessun modo!
        Poi e` ovvio che ci sono anche tanti professori che fanno male il loro lavoro (come in tutti i campi) ma credo, per commentare l’uscita del Ministro in chiave evangelica, che sia bene non guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro senza prima levare la trave dal proprio…credo che il Ministro coi tagli che ha fatto, conditi con la porcheria dei finanziamenti extra alle scuole private in un momento appunto di scarsita` di risorse, e con il completo immobilismo sul piano del riconoscimento e della promozione della formazione in servizio e in ingresso per gli insegnanti, possa solo tacere!

      • carcar ha detto:

        @Daniele
        Buffo: per cercare di spiegare la realta’ ricorri alla fiction.

        Di questo passo la prossima volta ci citerai Forum 🙂

  5. Carlo Carminati ha detto:

    Intanto i nodi vengono al pettine, ed il Ministero colleziona condanne su condanne: dopo i precari, e’ il turno dei disabili, ai quali l’ineffabile Mariastella ha drasticamente ridotto il sostegno: http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1204&ID_sezione=274

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