La protesta, tra realtà e finzione.

Antefatto: sabato 11 dicembre, al teatro Verdi – prima del «Malato immaginario» (con la regia di Gabriele Lavia) – Francesca e Silvia, matricole, hanno dato vita ad un fuori-programma recitando un breve dialogo ispirato alle vicende legate al cosiddetto DDL Gelmini. Il testo sfruttava sapientemente il registro teatrale e non ha lasciato indifferente il pubblico; anzi, ha suscitato vivaci reazioni (di segno opposto, com’è ovvio). Era anche in programma una ‘replica’, che però non c’è stata: le protagoniste hanno scritto una lettera per spiegare il perché, e questo articolo è un adattamento della loro lettera.


Perché non siamo tornate sul palcoscenico del Verdi

di Silvia D’Amato Avanzi


Dopo il successo, dato che così possiamo chiamarlo, della lettura dal palco del Teatro Verdi di sabato 11, era nei nostri piani di preparare qualcosa di almeno altrettanto buono per lo scorso sabato 18, occasione in cui il pubblico sarebbe stato quello di un’opera – verosimilmente il più lontano dall’interesse per la causa della scuola pubblica. Tuttavia, alcuni eventi sono occorsi a farci cambiare idea. Continua a leggere

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L’incubo, prima di Natale. [flash]

The Nightmare Before Christmas è un geniale film d’animazione ideato da Tim Burton. Questa favola natalizia narra la storia di Jack Skellington, uno scheletro-zombi, Re di Halloween Town, che, affascinato dalla magia del Natale, rapisce Santa Claus e tenta di rimpiazzarlo, ma con risultati inquietanti. Il volo con la slitta delle renne nella notte di Natale si trasforma in una vera e propria Danse Macabre, mentre Jack-Santa Claus distribuisce ai bambini doni che si rivelano spaventosi trucchi e trappole horror. La favola ovviamente finisce bene, con il trionfo dello spirito del Natale. Così sono le favole, una classica miscela di horror, grottesco e lieto fine. Continua a leggere

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Abbiamo fame di cultura [flash]

Con queste parole ieri sera otto studenti hanno iniziato uno sciopero della fame all’Università di Pisa. Le loro motivazioni nella pagina Fame di cultura.

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Meritocrazia autoimmune

“Se fai il bravo, Babbo Natale ti porta i regali!”. E’ grazie a questa frase che molti di noi già da bambini hanno preso contatto con il concetto secondo il quale adottando un comportamento virtuoso si viene premiati mentre in caso contrario si rimane a bocca asciutta.

Il discusso DDL Gelmini viene presentato come lo strumento attraverso il quale finalmente la meritocrazia farà ufficialmente il proprio ingresso nell’università italiana. Al posto di Babbo Natale qui c’è il Ministero dell’Università e della Ricerca, e al posto del bambino ci sono gli atenei pubblici, per i quali “fare i bravi” dovrebbe significare produrre buoni risultati scientifici, e fare buona didattica, nell’ambito di una corretta amministrazione delle risorse a loro destinate. Il condizionale è d’obbligo, perché sono in molti ad essere scettici sulla reale capacità (e volontà) dell’ANVUR di garantire giudizi equi e ponderati, ma non è di queste incombenti miserie politico-gestionali che qui si vuole discutere. Esiste infatti una questione ad un livello più alto, di cui nessuno parla, ma che invece è assolutamente centrale parlando di valutazione dell’operato degli elementi di un sistema. Continua a leggere

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La fiducia senza fiducia [flash]

La notizia numerica è che il Governo si è salvato per 3 voti (ma senza la maggioranza assoluta dei parlamentari). Ne parliamo perché l’approvazione del DDL Gelmini al Senato era legata a questo voto di fiducia e anche perché in contemporanea alla votazione a Roma (ma in contemporanea in molte altre città di Italia) si è svolta una manifestazione prevalentemente studentesca contro le politiche del Governo (in primis appunto contro il DDL Gelmini). La giornata è triste perché ha dato molte conferme: è triste avere la conferma che i pochi che fanno confusione e cercano lo scontro coprano mediaticamente le ragioni dei 100.000 che hanno manifestato pacificamente, è triste avere la conferma che chi ci governa ha paura di sentire chi è in disaccordo e militarizzi una città per tenere la gente lontana e non udire le voci, è triste avere la conferma che chi ci governa stia in bilico così in alto da non vedere cosa accade in basso, ma soprattutto è triste avere la conferma che il voto politico di oggi non abbia avuto niente di politico e che abbiano mercanteggiato sopra le nostre teste. L’Onorevole Barbareschi ha dichiarato “Sappiamo per certo che la Polidori, la cui azienda di famiglia è il Cepu, ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono” e la conferma triste in questo caso è che non facciamo assolutamente fatica a credere a questa accusa.

“Poveri vecchi” diceva spesso negli ultimi anni della sua vita mio nonno quando deambulava faticosamente: “poveri giovani” ci viene da dire, se i vecchi che ci governano sono questi.

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Numeri che contano

di Giuseppe De Nicolao – Università di Pavia

Il DdL Gelmini è sostenuto non solo dalla stampa di tendenza filogovernativa più spinta ma anche da una vasta parte di quella di area moderata; il motivo è che in genere si dà per scontato che ci siano troppi professori universitari e, più in generale, una spesa universitaria fuori controllo a causa di un’eccessiva offerta didattica.
Tuttavia, dati alla mano, questa premessa sembra essere infondata: vediamo perché. Per avere una risposta, il quadro più completo ed affidabile dei sistemi formativi nazionali è quello messo a nostra disposizione dall’OCSE che che pubblica le sue statistiche nel rapporto annuale “Education at a Glance 2010” (qua il testo integrale in formato .pdf). Un’altra fonte di dati è una recente indagine condotta dal Dipartimento di Studi del Lavoro e del Welfare dell’Università degli Studi di Milano, apparsa nel libro “Malata e denigrata : l’universita italiana a confronto con l’Europa” (a  cura di M. Regini, Roma, Donzelli 2009) e presentata anche in un articolo su Lavoce.info. Sulla base di questa documentazione, proviamo a rispondere ad alcune domande che riguardano l’università italiana. Continua a leggere

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Ricercatori indisponibili, bandi di insegnamento e precari

La protesta anti-Gelmini, si sa, ha creato non pochi problemi organizzativi ai corsi di studio di molti atenei. In alcuni, dopo aver rimandato l’inizio del semestre di quasi un mese, sono stati emessi bandi di insegnamento gratuiti per coprire i corsi lasciati scoperti dai ricercatori indisponibili.

In questi giorni si stanno verificando le risposte ai bandi: poche, e per lo più da parte di precari.
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L’asino, e altre favole [flash]

Ieri il Ministro Maria Stella Gelmini, ospite di Porta a Porta, ha approfittato dell’occasione per rispolverare tutto il repertorio, cominciando con la descrizione degli effetti favolosi della sua riforma. Su questo punto è però stata severamente ridimensionata da Massimo Donadi, che le ha fatto osservare come ci fosse una totale inconsistenza tra i proclami e la realtà dei fatti.

Vista la malaparata, il conduttore ha cercato di cambiare discorso: attingendo al solito elenco caricaturale dei mali dell’università, il servizievole Vespa tira fuori le cosiddette ricerche inutili, come l’ormai celeberrimo “approccio multidisciplinare alla conservazione dell’asino dell’Amiata”. L’attacco diretto ai progetti di ricerca Continua a leggere

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DDL: Democrazia, Diritti, Libertà? [Flash]

Riforma dell’Università: slitta il voto al Senato.
In attesa di vedere come andrà a finire, vorrei tornare sul DDL, non sul contenuto, bensì sul suo sinistro contorno.
DDL potrebbe anche suonare come acronimo di Democrazia, Diritti e Libertà: ovviamente, intendo forzare il discorso.
Parto, in ogni modo, dall’ultimo termine restringendo il campo alla sola Libertà di manifestare, di mostrare il proprio dissenso in modo fermo, seppure pacifico. La capitale, il 30 novembre, mi ha fatto paura. Inutile che descriva Montecitorio presidiato dalle forze dell’ordine: filmati e foto parlano da sole. La libertà delle cittadine e dei cittadini, in quel momento, Continua a leggere

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L’ospitalità è sacra anche nei CdA?

Come molti ormai sanno, uno degli aspetti più criticati del disegno di legge presentato dal ministro Gelmini riguarda la direzione (oggi va di moda chiamarla governance) degli atenei.

Finora il massimo organo decisionale nelle università è stato il senato accademico, che delibera sulle questioni di indirizzo della vita dell’ateneo. Tale organo non ha comunque il potere assoluto, perché le decisioni che riguardano aspetti economici e di bilancio devono avere l’avallo del consiglio di amministrazione, che tiene i cordoni della borsa. Continua a leggere

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