Vieni via con me

Questo blog è nato per discutere come deve essere l’università che vogliamo. Ma anche per sperimentare nuove forme comunicative, che possano superare i confini angusti dell’ambiente accademico (ed anche quelli del pubblico mediamente istruito che legge i giornali), arrivando a far presa sulla gente comune, che fatica a comprendere cosa sia l’università e perché sia tanto importante.

Per questo abbiamo mutuato un format di successo (quello di “vieni via con me”): diteci quali sono i motivi che vi spingerebbero (o che vi hanno spinto) a partire e quelli che vi inducono a restare (o vi spingono a tornare).

Inserite i vostri elenchi come commenti a questa pagina.

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34 risposte a Vieni via con me

  1. Elisa Giuliani ha detto:

    Vado via perché dove lavoro qualcuno pensa che le mie pubblicazioni internazionali contino meno di zero

    Resto perché sono già andata via e sono tornata

    Vado via perché in Italia neanche i ricercatori che vincono un FIRB “Futuro in Ricerca” vengono poi finanziati

    Resto perché ho tanti studenti che vogliono fare la tesi triennale con me

    Vado via perché, da cinque anni, nell’aula in cui insegno ci piove, ci sono 5 cm di polvere sul computer e le tapparelle non vanno ne su ne giù

    Resto perché ho voglia di trasmettere un’idea originale agli studenti di dottorato

    Vado via perché il mio stipendio equivale a quello di uno studente olandese all’ultimo anno di dottorato

    Resto perché pochi ma buoni credono in me

    Vado via perché voglio lavorare in un posto dove si parla di ricerca e non (solo) di programmazione didattica

    Resto perché se vado via mia figlia perderebbe per sempre l’amore dei suoi nonni.

    • Annamaria Cavalli ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo con tutte le tue motivazioni e auguro a tutti noi che tanto impegno e, nonostante tutto, tante speranze e tanta buona fede non siano schiacchiati dagli interessi di bottega in cui sguazza questo governo.
      Non foss’altro, almeno da parte del mondo universitario si sta verificando quel sussulto d’orgoglio che dovrebbe attraversare tutto la nostra comunità civile, per riuscire finalmente a cambiare le cose, mandando a casa questo governo e il suo premier, che ci ridicolizza di fronte al mondo intero.

  2. Chiara Roda ha detto:

    Elenco di cosa deve essere l’Universita`

    L’universita` deve essere pubblica perche` le vie della cultura e della ricerca non possono essere dettate dalle leggi di mercato

    L’universita` deve contenere le due anime dell’insegnamento e della ricerca che unite permettono agli studenti di percepire l’orizzonte della conoscenza ed ai docenti di mantenere la mente agile e aperta

    L’universita` deve essere capace di formare “cervelli” brillanti che non temano la concorrenza con l’estero

    L’universita` deve poter accogliere “cervelli” brillanti in modo da rigenerare con continuita` docenti e ricercatori

    L’universita` deve essere aperta a tutti ma pretendere DA TUTTI il meglio

    L’universita` deve essere luogo di confronto e discussione senza barriere gerarchiche

    L’universita` deve abbattere i pregiudizi, i luoghi comuni per aprire la strada alla conoscenza

    L:’universita` deve dare opportunita` ed a volte avverare sogni

    L’universita` deve essere pubblica, pubblica, pubblica

    Tutto questo non e` l’universita` che ci stanno preparando

    • Annamaria Cavalli ha detto:

      Sono d’accordo e condivido in toto le tue ragioni e le tue osservazioni. L’università deve essere il luogo pubblico per eccellenza della condivisione del sapere, fonte vera e primaria del progresso di una nazione civile.

  3. Daniela Ciccarelli ha detto:

    Vado via perché con i fondi di ricerca mi tocca pagare acqua, luce, riscaldamento e carta igienica.

    Resto qui perché credo nell’Università pubblica italiana.

    Vado via perché gli italiani pensano che all’università tutti quelli che vincono un concorso sono raccomandati.

    Resto qui perché dopo 10 anni di precariato sono riuscita finalmente a realizzare il mio sogno nel cassetto: fare ricerca!

    Vado via perché all’estero i governi investono nella cultura, nell’istruzione e nella ricerca.

    Resto qui perché preferisco combattere piuttosto che gettare la spugna.

    Vado via perché è diceria comune che chi non è costretto a timbrare un cartellino è un fannullone di sicuro!

    Resto qui perché vorrei insegnare ai miei studenti non solo la biologia ma anche che il sapere non deve avere colore nè prezzo!!!

    Vado via perché all’estero riuscirei a fare carriera molto più velocemente che in Italia.

    Resto qui perché sono un’inguaribile idealista!

    • Annamaria Cavalli ha detto:

      L’idealismo è il sale e la forza della vita. Quello che ci libera dal pantano in cui quotidianamente rischiamo di invischiarci. Una Universitas (casa comune del sapere pubblico, aperto a tutti, progressivo e progressista) senza ideali non si reggerebbe. Ma vallo a far capire a una come la Gelmini, che si riempe la bocca di meritocrazia e poi se ne va nella sede lontanissima in cui sa che sarà promossa senza sforzo e selezione! In questo caso di ideale ce n’è ben poco e molto invece c’è di opportunismo e qualunquismo…..

  4. Giulia ha detto:

    Vado via perchè mi sento chiamare “fannullona” anche se spesso lavoro anche la sera e nei week end.
    Resto perchè fare ricerca era il mio sogno.
    Vado via perchè ieri ho scoperto che la mia facoltà non ha neanche più i soldi per pagare le banche dati necessarie per fare ricerca.
    Resto perchè per questo lavoro ne ho lasciato un altro, molto meglio pagato e rispettato.
    Vado via perchè mi sono troppo spesso sentita dire “ma chi te l’ha fatto fare!”.
    Resto perchè sento di non essere sola a credere di poter riuscire a vedere, un giorno, un’università migliore, pubblica e senza baroni.

  5. cristiana torti ha detto:

    Resto perchè ho una figlia da allevare e mantenere da sola
    resto perchè ho quasi sempre una fila di studenti alla porta, anche se sopra non c’è scritto “si regalano lauree”, e loro lo sanno
    vado via un po’, quando non ne posso più

  6. Cinzia Sicca ha detto:

    Sono tornata dalla Gran Bretagna perchè volevo restituire quello che avevo avuto dal mio paese.

    Vorrei ripartire perchè non è cambiato niente da quando sono partita (1977).

    Sono tornata perchè la storia dell’arte si studia in Italia.

    Vorrei ripartire perchè i beni culturali sono merce nella migliore delle ipotesi, o si possono far crollare come a Pompei (ma ci saranno molte altre Pompei).

    Sono tornata perchè il paese e la gente li ricordavo stupendi.

    Vorrei ripartire perchè abbiamo perso il nostro senso di identità.

    Rimango perchè i ragazzi si meritano di più di quanto viene loro dato da chi è ed è stato al potere negli ultimi 15 anni.

    • Annamaria Cavalli ha detto:

      RESTO, perché, oltre che studiosa, sono insegnante e madre di famiglia, da troppo tempo ormai abituata ad avere tre occupazioni che credo ‘socialmente utili’, anche se pagate (meno che altrove) per una sola.
      RESTO, perché noi donne siamo abituate a lavorare di più e a guadagnare di meno, ma mettiamo nel nostro lavoro, specialmente in quello di insegnante, qualcosa che gli uomini hanno meno sviluppato: il senso della pro-creazione, il senso del dono, la lungimiranza… e sappiamo sacrificare le esigenze della carriera al bene comune, a quello dell’istituzione, a quello dei giovani.
      RESTO, perché adoro il mio lavoro e, nonostante tutto, mi sento una privilegiata: perché studio, perché scrivo, perché ho la speranza di formare teste pensanti.
      RESTO, perché voglio dare il mio contributo a cambiare questo Paese, educando e istruendo cittadini che abbiano spirito critico, ossia che sappiano scegliere in piena libertà e con cognizione di causa quale deve essere il loro futuro.
      RESTO, per non darla vinta ai parolai ignoranti, a quelli che pensano di sapere tutto sull’università perché ci sono passati per caso, a quelli che approfittano di scandali e nepotismi sì presenti ma meno diffusi qui che in altre istituzioni, per generalizzare e ingenerare disprezzo nei confronti di tutta una categoria, che in stragrande maggioranza compie il proprio lavoro con onestà, correttezza e dedizione.
      RESTO, perché amo i miei studenti e credo di essere ricambiata; perché mi sento insegnante e madre e una madre non abbandona i suoi figli.
      Per queste e per molte altre ragioni, NON VADO VIA.

  7. Tiziana Lombardi ha detto:

    VADO VIA perchè la fatica nel fare il mio lavoro supera ormai di gran lunga l’entusiasmo che dovrebbe stare alla base di questa occupazione
    VADO VIA perchè mi sento spesso dire che noi universitari siamo privilegiati e fanulloni anche se non è raro lavorare fino a tarda notte, il sabato, la domenica o i giorni di festa
    VADO VIA perchè non voglio che mio figlio o i miei nipoti non possano un giorno studiare come ho fatto io in una scuola o in un’università libera per tutti
    VADO VIA perchè non ho più nulla in mano, le porte che si sono chiuse sono decisamente troppe e tutto quello che faccio e ho fatto sembra non valere niente
    RESTO perchè amo la ricerca e la didattica
    e trovo meraviglioso non tanto poter diventare un grande scienziato
    quanto poter vedere i miei studenti crescere e raggiungere un obiettivo importante
    sotto l’ala di un’istituzione Pubblica a cui IO appartengo e voglio appartenere…
    RESTO perchè vedere l’entusiasmo degli allievi quando
    parlo delle mie esperienze di ricerca e sentirmi chiamare “Profe” dopo
    anni non ha prezzo.

  8. Enrica Salvatori ha detto:

    VADO VIA perché per andare fuori sede per ricerca devo cercare biblioteche o archivi in città con amici pronti a ospitarmi
    RESTO perché tengo famiglia (pure un cane)
    VADO VIA perché non ne posso più di preparare giovani bravi e poi vederli scappare
    RESTO perché come si fa a reinventarsi completamente a 47 anni?
    VADO VIA perché in Università lo sguardo verso il nuovo e bloccato dall’Accademia (esiste eccome!)
    RESTO perché mi sento in dovere di cambiarla questa Accademia
    VADO VIA perché anche se sono Associato guadagno poco e ho sempre qualche Ordinario sopra la testa
    RESTO perché gli ordinari che mi tiranneggiano devono mangiare la polvere 😉
    VADO VIA perché a Lund (SV) hanno un laboratorio di Cultura Digitale che io è da anni che cerco di costruire senza successo
    RESTO perché a Lund fa freddo… e non si trova il basilico per il pesto.
    VADO VIA perché mi sento normale in un paese folle.
    RESTO perché sono pazza.

    • IVANA LOMBARDINI ha detto:

      Vado via perché da tempo immemorabile svolgo esattamente tutte le mansioni di un professore ordinario, ma il mio contratto è da fame.
      Resto perché ho investito troppi anni della mia vita nella ricerca nel mio Paese.
      Vado via perché sono stanca di dovermi accontentare del livello di preparazione sempre più basso richiesto agli studenti.
      Resto perché gli studenti imparino a non accontentarsi di un livello di preparazione sempre più basso.
      Vado via perché nelle Università italiane si insegna di tutto tranne la passione per il sapere.
      Resto perché la passione è l’unica cosa che mi è rimasta.
      Vado via perché non ne posso più di vedere stravolti dall’opportunismo di alcuni docenti i programmi didattici per poter vendere i propri libri.
      Resto perché credo che l’onestà intellettuale sia un dovere.

  9. Michela Meo ha detto:

    RESTO perché ho visto tanti amici in gamba andare via e avrei voluto che restassero
    RESTO perché sono stanca
    RESTO perché Torino è una città bellissima
    VADO VIA perché l’Italia è diventato un Paese triste e noioso
    VADO VIA per dare un futuro ai miei bimbi

  10. Mnica Cristini ha detto:

    E chi non vorrebbe andarsene? E’ l’eterno dilemma!
    Io RESTO, perchè spero che con il nostro impegno le cose cambieranno
    RESTO perchè ho investito gli ultimi 10 anni di lavoro non retribuito per amore della ricerca e la passione per lo studio e per l’insegnamento
    RESTO perchè lavoro in un mondo fatto anche e molto di passione, abnegazione e amore per la cultura e l’istruzione
    RESTO perchè l’Italia è il mio paese e vorrei lasciare qui il mio contributo
    RESTO perchè spero di contribuire a costruire un sistema migliore per i miei nipoti

  11. Francesca Fontana ha detto:

    Io sono giovane e sono appena all’inizio del mio percorso universitario, quindi sono ancora ad inizio vita, si può dire. Spero comunque di poter dare un contributo qui da persona appena arrivata in questo mondo e un poco ignorante.
    Io andrò via, sicuramente, almeno un po’.
    E andrò via a mente aperta, per conoscere e per crescere.
    Però io fondamentalmente so già che resterò.
    Perché amo questo paese. Amo la sua lingua, amo i territori, amo le città.
    Amo la nostra arte, gran parte della nostra musica, la nostra letteratura.
    Resto perché la mia famiglia è qua e non voglio creare distanze fisiche fra me e loro in cerca di qualcosa che spero sia anche qua.
    Resto perché avrò una famiglia e voglio averla qua.
    Resto perché non voglio pensarmi senza futuro, non voglio pensarmi senza speranze.
    Resto perché quando molte persone, venute a sapere della mia scelta universitaria, mi hanno detto “Un’altra disoccupata!” io.. non ci ho mai creduto.
    Resto perché ho ambizioni grandi, sogni grandi, progetti grandi e intendo realizzare tutto.
    Resto perché voglio lottare per me. Per chi amo. Per il mio Paese.
    E poi guardarmi indietro e dire: “Ce l’abbiamo fatta!”
    Resto perché non voglio credere che da qui in poi si andrà peggiorando.
    Ed anzi voglio credere che ben presto ci sarà una rivoluzione generale e succederanno grandi cose.
    Resto perché vale il mio contributo come quello di ciascuno di noi.
    E resto anche perché spero di essere così capace di far valere il mio qualcosa di più.
    Resto perché credo che scappare non serva a niente.
    Resto perché se restiamo e lottiamo, attivamente, ce ne sarà grato chi sta crescendo ora e chi verrà.

    Resto perché credo ne valga la pena, ecco.

    Un abbraccio a tutti gli studenti come me e un abbraccio ai docenti e ai ricercatori.
    Non morirà tutto qui. Nè la cultura, nè i nostri sogni, nè il nostro futuro.

  12. Giovanni Stea ha detto:

    VADO VIA perché gli studenti più bravi mi dicono “mi piacerebbe fare il dottorato, ma non ha senso restare all’università”
    RESTO perché se me ne vado gli do anche l’ultimo 1% di ragione
    VADO VIA perché “non ha senso pagare uno scienziato quando facciamo le migliori scarpe del mondo”
    RESTO perché è proprio perché facciamo le migliori scarpe del mondo che ha senso pagare uno scienziato
    VADO VIA perché non ne posso più dei gruppetti accademici che si fanno i dispetti l’un con l’altro
    RESTO perché tra i miei colleghi c’è tanta gente con cui sto bene
    VADO VIA perché è sempre più difficile spiegare agli studenti che è giusto rimboccarsi le maniche
    RESTO perché tutti gli anni trovo qualcuno che lo capisce
    VADO VIA perché i ricercatori non contano nulla
    RESTO perché quando i ricercatori si mettono insieme fanno cose meravigliose
    VADO VIA perché a Pisa piove fisso
    RESTO perché se me ne vado capace che finisco lontano dal mare
    VADO VIA perché ho una vita da vivere, e ne voglio una migliore di questa
    RESTO perché non esiste che gliela do vinta, fosse anche l’ultima cosa che faccio

  13. pietrodima ha detto:

    Anna da Padova
    “Sono una dottoranda in geografia all’Università di Padova.
    Non posso essere fisicamente presente in queste giornate di protesta,
    perchè entro il 31 gennaio devo terminare di scrivere la mia tesi di
    dottorato.
    Ma ci sono con il cuore, con il pensiero, con i sogni.
    Questi tre anni di dottorato sono stati splendidi. Tanto lavoro, ma anche
    tanti stimoli, insieme a tante belle persone con belle idee.
    Vorrei continuare a fare ricerca, vorrei continuare a farlo nel mio Paese,
    PER il mio Paese. Faccio ricerca sulla cooperazione, un altro settore su
    cui i tagli sono stati enormi.
    Credo, so, di essere una risorsa. Per questo ho studiato tanto, ho
    lavorato sodo. Eppure non so quale sarà il mio destino dopo. O meglio, so
    che nel migliore dei casi sarà il precariato. E se passasse la riforma,
    dopo la precarietà verrebbe la disoccupazione.
    A volte mi viene da chiedermi perchè sto facendo tutto questo. Mi rispondo
    che lo faccio perchè è ciò che amo, perchè è ciò che so fare, perchè spero
    di essere un pochino utile anche io.
    Ma è frustrante pensare che tutto il mio lavoro sia considerato inutile,
    una spesa da tagliare.
    E come donna, mi sento penalizzata due volte. Perchè mi viene chiesto di
    essere “flessibile”. Perchè se in Italia non c’è posto per me, o rinuncio,
    o vado all’estero. E allora dovrei scegliere tra il sogno di fare la
    ricercatrice e quello di farmi una famiglia qui.

    L’università che vorrei è una università adeguatamente finanziata, che
    sappia darmi delle opportunità e riconoscere il mio impegno e le
    competenze che mi sono costruita in tanti anni di studio e sacrifici.
    L’università che vorrei è una università in cui i giovani, le donne, siano
    valorizzati, riconosciuti, ascoltati e appoggiati.
    L’università che vorrei è un posto dove continuare a fare ricerca per il
    mio Paese, che non mi costringa a rinunciare ai miei sogni.”

  14. pietrodima ha detto:

    Luigi da Siena

    “L’università che vorrei
    Un posto in cui la tua carriera non è legata alla salute o ai capricci di un’altra
    persona.
    Un posto in cui pubblichi, ti leggono e ti valutano per quello che hai scritto.
    Un posto in cui non devi essere il pi-erre di te stesso.
    Un posto in cui le valutazioni comparative servono davvero a comparare.
    Un posto in cui si discute di ricerca, non di dove o come trovare i soldi per fare
    ricerca.
    Un posto in cui si sta per passione, non per sete di potere.
    Un posto in cui il narcisismo di ciascuno trova forti limitazioni nello spirito
    critico altrui.
    Un posto in cui i giovani non imparano a diventare vecchi.
    Un posto in cui nessuno ha la verità in tasca.
    Un posto in cui tutti sanno riconoscere i propri errori.”

  15. pietrodima ha detto:

    Giuseppe Università del Salento

    “Vorrei per i ricercatori l’istituzione del RUOLO UNICO DELLA DOCENZA che
    eliminerebbe ogni forma di subordinazione e sarebbe davvero una legge contro
    i baroni. RUOLO UNICO DELLA DOCENZA vuol dire che scompare la figura del
    ricercatore e che si diventa, dopo il dottorato, le borse di studio, gli
    assegni di ricerca, – insomma dopo un bel po’ di precariato e previo il
    superamento di un concorso serio – professori a tutti gli effetti senza la
    distinzione tra ordinari e associati. Ovviamente si avanzerà nello stipendio
    e nei ruoli di responsabilità solo attraverso il merito. Chi ogni due anni
    dimostrerà di aver prodotto e lavorato davvero potrà, previo giudizio di una
    commissione anche internazionale (e comunque indipendente e rigorosa),
    passare al livello successivo che gli consentirà di avanzare sia nello
    stipendio che nei posti di responsabilità.”

  16. carcar ha detto:

    Vado via, perché anche i nostri studenti migliori se ne stanno andando.

    Resto, perché in fondo sono un nostalgico.

    Vado via, perché sono rimasto anche troppo.

    Resto, perché voglio vedere come va a finire.

    PS: ma mi si nota di più se resto o se vado via?

  17. Delia Picone ha detto:

    Vado via perché la vita delle donne che fanno ricerca, e hanno famiglia, e vivono a Napoli è moooolto dura;
    Resto qui perché sono tante le donne che fanno ricerca a Napoli, e abbiamo fatto una rete.

    Vado via perché non ho più un soldo per lavorare, e non posso accogliere studenti nel mio laboratorio;
    Resto qui perché ho sempre vissuto di elemosina, e nonostante ciò ho avuto un sacco di studenti, forse posso resistere ancora un poco….

    Vado via perché quelli che si laureano con me non hanno nessuna prospettiva, neanche la speranza di avere un posto di dottorato;
    Resto qui perché i miei studenti che vanno a fare il dottorato fuori sono molto apprezzati, e sono pieni di entusiasmo, e quando mi vengono a trovare mi fanno felice.

    Vado via perché sono stanca di scrivere progetti di ricerca che non verranno mai finanziati;
    Resto qui perché la soddisfazione per ogni lavoro pubblicato non ha prezzo!

    Vado via perché non potrei sopportare l’umiliazione di un altro concorso, dove rischio di essere giudicata da persone meno competenti di me;
    Resto qui perché posso sempre decidere di non farlo, un altro concorso.

    Vado via perché la sera torno a casa stanca, e c’è da metter a posto, da cucinare, panni da lavare e da stendere, figlie e marito da ascoltare…..ho una grande famiglia;
    Resto qui perché mi piace la mia grande e rumorosa famiglia.

    Vado via perché non voglio che le mie figlie vivano in un immondezzaio;
    Resto perché mia figlia che se ne è già andata, e le altre se decideranno di andare via, possano ritrovare qui la loro casa, ogni volta che vorranno tornare.

  18. francesco ha detto:

    restate qui! perchè noi studenti abbiamo bisogno di voi!
    restate qui per lottare insieme a noi per un paese migliore

  19. nikkyo ha detto:

    Elenco delle cose che un aspirante ricercatore non dovrebbe sentirsi dire quando cerca di intraprendere la carriera accademica:
    1) sappia fin da subito che per vincere i concorsi deve necessariamente trovarsi un “padrino”
    2) ci vogliono almeno 3 anni di dottorato, poi 4 anni di assegno di ricerca, quindi un posto da ricercatore a tempo determinato per 5 anni. Se poi non ci sono i soldi per assumerla il rapporto con l’ateneo sarà definitivamente concluso
    3) avremmo voluto lei ma abbiamo dovuto far posto alla moglie di… Non sa quanto ci siamo pentiti
    4) ci sarebbe questa opportunità di collaborazione, ma ovviamente non possiamo pagarla per mancanza di fondi
    5) ho sempre pensato che lei fosse brillante a capace. Per questo mi meraviglio che non se ne sia già andato
    6) purtroppo siamo costretti a interrompere il progetto di ricerca, non ci sono i fondi per riparare le macchine del laboratorio
    7) sono spiacente di comunicarle che dopo l’assegno per lei non è previsto niente. Auguri comunque per la maternità
    8) non possiamo assumerla perché è troppo qualificato
    9) l’unica possibilità sarebbe andare all’estero, ma poi non si aspetti di ritrovare un posto in Italia
    10) ci dispiace che abbia deciso di rinunciare, posso chiederle perché?

  20. simonasamaritani ha detto:

    Resto perché amo questo lavoro
    Vado via perché amare questo lavoro in Italia è sempre più difficile
    Resto perché in laboratorio mi sento a casa
    Vado via perché il mio dipartimento deve usare i fondi di ricerca per pagare le bollette
    Resto perché all’estero sono già andata e sono tornata
    Vado via perché all’estero sette anni fa guadagnavo più di quanto guadagno ora
    Resto perché, nonostante quest’anno io sia indisponibile, mi piace insegnare
    Vado via perché nessuno valorizza il mio lavoro di insegnamento
    Resto perché non devo rendere favori a nessuno
    Vado via perché conosco troppe persone che devono più di un favore a qualcuno
    Resto perché sono un ricercatore e non posso stare senza ricerca
    Vado via perché i finanziamenti per la ricerca di base sono sempre meno
    Resto perché nonostante la Gelmini e questo governo, sono convinta che noi resisteremo
    Resto perché quando mia figlia mi chiederà dov’ero quando l’ università pubblica in Italia è stata affossata, potrò risponderle che io, almeno, ho provato a cambiare le cose
    Resto perché non posso vivere lontano dal mare

  21. Giulia ha detto:

    Mi avete commossa fino alle lacrime, vi amiamo anche noi.
    Una studentessa

  22. Arianna Sacerdoti ha detto:

    Resto qui perché nelle vostre parole ho riconosciuto parte delle mie: e se fossi partita, queste parole non le avrei mai lette.

    Vado via perché in pochi mesi è cambiato il mio umore: mi stanno cambiando.

    Vado via perché non piace che io sia democratica, appassionata, capace di comunicare; giovane.

    Resto perché forse in tutti gli ambienti accademici (anche all’estero) ci sono competizioni sgambetti dispetti (tipici degli esseri umani). Eppure, vado via: forse all’estero, accanto a competizioni sgambetti dispetti, si lavora in strutture migliori, con stipendi migliori, prospettive migliori.

    Resto perché non sono la sola a volere un’università diversa, in cui il cambiamento parta dal basso (dai modi di fare e di essere, dalla correttezza, dal rispetto dell’altro, dalle regole chiare); resto perché questo cambiamento che parta dal basso l’ho sentito dall’alto dei tetti in protesta.

    Resto perché ho conosciuto Gianni, Francesca, Paolo, Petronia, Daniele, Massimiliano, Carlo, Bruno, Flavia, Sandro e tanti altri.

    Vado via perché non so se riusciremo a cambiare le cose – ed è triste: finisce che cambio io… -.

    Vado via perché non ho diritto di parola – se non a chiacchiere – per la vita interna della mia Facoltà.

    Resto perché senza l’entusiasmo, i limiti, la ricchezza dei miei studenti non c’è sole per me.

    Vado via perché a volte sento di essere un “animale non accademico” e mi chiedo se sono io la marziana o molti altri.

    Resto perché ho anche una funzione “sociale” in un territorio tendenzialmente corrotto
    e clientelare: servono persone forti e perbene soprattutto in posti come questo.

    Resto qui perché lunedì si laurea la mia prima laureanda e non mi perderei quel momento per niente al mondo.

    Vado via perché ci sono fratture tra i gruppi di ricercatori.

    Resto perché voglio far scrivere nuovi Haiku a nuovi studenti.

    Vado via perché in questo paese gerarchico, gerontocratico e arbitrario fare carriera vuol dire fare compromessi, ingoiare rospi e rinnegare il mio sentire o la mia etica quotidiana, i valori che cerco di trasmettere agli studenti.

    Vado via perché c’è troppa burocrazia, al di là di tutto.

    Resto perché ballano il tango con me altri ricercatori.

    Vado via perché non ci sono biblioteche aggiornate e prima di iniziare a scrivere devo sempre girare per altre città (ma questo l’ha già scritto qualcun altro).

    Resto perché, se se ne vanno tutti gli autori di elenchi insieme a me, questo paese diventerà arido e misero, ancora di più.

  23. Arianna Sacerdoti ha detto:

    …resto perché vorrei chiedere scusa per i refusi (e se me ne vado, non ne ho la possibilità). Ho scritto di getto, come mi capita quando ho davvero voglia di scrivere (e per fortuna, mi capita spesso)… abbracci e grazie

  24. Arianna S. ha detto:

    …resto perché vorrei chiedere scusa per i refusi (e se me ne vado, non ne ho la possibilità). Ho scritto di getto, come mi capita quando ho davvero voglia di scrivere (e per fortuna, mi capita spesso)… abbracci e grazie

    • Cristina Cassina ha detto:

      hai, cara Arianna, centrato un aspetto che a mio parere sta unendo moltissimi ricercatori (strutturati, precari) e studenti, e che va al di là del DDL: non ci sentiamo “animali accademici”.
      grazie per il tuo intervento.

  25. Fabio Carbone ha detto:

    Vado via perché in Italia non ho più futuro. Resto qui perché il futuro me lo costruisco io.
    Vado via perché l’Università Pubblica Italiana è in macerie. Resto qui perché è dovere di studente e di cittadino ricostruirla dalle basi.
    Vado via perché hanno stanziato 245 milioni di euro per le scuole private. Resto qui perché se aumentassero le tasse universitarie non potrei laurearmi.
    Vado via perché il DDL Gelmini ripete troppo spesso “questo non comporta oneri per lo Stato”. Resto qui perché so che è totalmente falso quanto affermato. Vado via perché hanno tagliato le borse di studio. Resto qui perché chi ha diritto alla borsa di studio deve averne una. Vado via perché questo provvedimento stronca la Ricerca Universitaria e le persone che vi si dedicano.
    Resto qui perché una Università senza Ricerca nega sé stessa. Vado via perché mi stanno togliendo il diritto allo studio. Resto qui perché l’articolo 34 della Costituzione Italiana garantisce il diritto allo studio.
    Vado via perché la Gelmini è un Ministro marionetta nelle mani di Tremonti. Resto qui perché la classe politica non rappresenta le mie idee.
    Vado via per non essere precario domani. Resto qui perché lotto per non essere precario domani.
    Vado via perché sono stanco di chi trova scuse per non protestare. Resto qui perché non delego la difesa dei miei diritti a terzi.
    Vado via perché hanno distrutto la Cultura. Resto qui perché da Italiano sento il dovere di difendere la Cultura. Vado via perché vorrei un’Italia diversa. Resto qui perché lotto per realizzarla.
    Resto qui perché negli occhi dei miei compagni ho visto i miei stessi sogni, e questo mi basta. Vado via perché le proteste servono a poco. Resto qui perché libertà è partecipazione. Vado via perché questa Riforma non è una Riforma. Resto qui perché la Riforma dell’Università deve essere realizzata potenziando le strutture operative, dalla Ricerca alla Didattica.
    Vado via perché non c’è fine al degrado di questo Paese. Resto qui perché la Cultura è l’unica reale risorsa di cui questo Paese ha bisogno.
    Vado via perché non sopporto l’ipocrisia del videomessaggio della Gelmini agli studenti su Youtube. Resto qui perché possiamo smontare pezzo per pezzo le bugie del Ministro.
    Vado via perché essere un cervello in fuga ha i suoi vantaggi. Resto qui perché andar via non è la soluzione.
    Vado via perché con i tagli alla scuola pubblica le Facoltà scientifiche verranno agevolate con la destinazione della maggior parte delle risorse monetarie, penalizzando Facoltà cosiddette umanistiche come Lettere e Filosofia, impedendo la circolazione delle idee umane educative e creative. Resto qui perché le humanae litterae sono il pane quotidiano di cui l’Italia si nutre dal principio della sua millenaria Storia.
    Vado via perché odio gli indifferenti, mi dà fastidio il loro piagnisteo di eterni innocenti. Resto qui perché non si può rinunciare alla lotta per cambiare ciò che non va. Resto qui perché l’Università non è soltanto uno scheletro di cemento e calcestruzzo. Resto qui perché penso che il privilegio vada distrutto ovunque si annidi.
    Vado via perché mentre l’Istruzione e la Ricerca subiscono tagli di 8 miliardi di euro, il governo Italiano stanzia 792 milioni di euro per le missioni militari all’estero. Resto qui perché i nostri soldati sono andati via perché noi restassimo nel Paese facendolo trovare migliore al loro ritorno.
    Resto qui perché voglio ringraziare chi sale sui tetti. Resto qui perché voglio ringraziare chi occupa gli Atenei. Resto qui perché voglio ringraziarli tutti perché so che insieme a me stanno tentando di costruire un domani migliore e una Università migliore.
    Vado via perché non voglio non avere uno straccio di progetto per il futuro. Resto qui perché l’Italia è casa mia. Resto qui perché questa è anche la mia Università.
    Vado via perché poi voglio tornare per eliminare questa ignoranza corrotta con cultura acquisita. Resto qui perché con la Cultura si mangia eccome. Resto qui perché sono innamorato della Costituzione Italiana.
    Resto qui perché da Studente lotto per il mio e il futuro di tutti grazie alla Costituzione Italiana.

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